Coronavirus, si lavora al secondo decreto. Più finanza e meno sindaci

Il premier Conte ha dichiarato che ci vorrà l’autorizzazione del parlamento per ampliare il deficit. Stop alle ordinanze comunali

“Stiamo già lavorando al secondo decreto che conterrà finanza aggiuntiva, ma abbiamo bisogno dell’autorizzazione del Parlamento per ampliare il deficit. E chiederemo di poterlo fare, in accordo con le autorità europee”. Ad affermarlo, in un’intervista al ‘Fatto Quotidiano’, è il presidente
del Consiglio, Giuseppe Conte in merito alle misure da adottare per far fronte all’emergenza coronavirus. “Con un terzo intervento, ancora più complessivo e sistematico – rileva Conte – faremo ripartire
l’intera economia, con accelerazione della spesa per investimenti e una poderosa opera disemplificazione. Metteremo tutte le nostre energie fisiche e mentali per vincere questa sfida e mostrare al mondo il nostro orgoglio di essere italiani“.

La bozza del nuovo Dpm prevede alcune”misure di contenimento” da adottate nella cosiddetta zona
rossa per ”contrastare e contenere il diffondersi” del Covid-19. Si va dal “divieto di allontanamento dal territorio comunale di tutti gli individui presenti” al ”divieto di accesso”, alla ”sospensione” di tutte le manifestazioni, gli eventi in luogo pubblico o privato”, compresi quelli di “carattere culturale, ludico, sportivo e religioso”, “anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico”. Sospensione dei “servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado”, nonché della “frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria, salvo le attività formative svolte a distanza”. E ancora: chiusura di tutti gli esercizi commerciali, uffici pubblici; sospensione dei viaggi di istruzione in Italia e all’estero.

Le disposizioni urgenti per arginare il contagio sono contenute nell’articolo 1 del decreto. La presidenza del Consiglio dei ministro sospende poi ”le procedure concorsuali pubbliche e private, indette ein corso nei Comuni”. Inoltre è prevista la chiusura di “tutte le attività commerciali”, ad esclusione di quelle di pubblica utilità, dei servizi pubblici essenziali di cui agli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1990, n. 146, e degli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità, secondo le modalità e i limiti indicati con provvedimento del prefetto territorialmente competente”.

Inoltre, c’è l’obbligo di accesso ai servizi pubblici essenziali, nonché agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità indossando dispositivi di protezione individuale o adottando particolari misure di cautela individuate dal Dipartimento di prevenzione delle aziende sanitarie competenti per territorio”

Infine stop al potere dei sindaci di adottare “ordinanze contingibili e urgenti” per fronteggiare l’emergenza coronavirus “in contrasto con le misure statali”. “A seguito dell’adozione delle misure statali di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 non possono essere
adottate e sono inefficaci le ordinanze sindacali contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza predetta in contrasto conle misure statali”, si legge in un articolo del decreto. A quanto si apprende, la norma è stata approvata in considerazionedella dimensione “non esclusivamente locale” dell’attuale emergenza e della diffusività dell’epidemia.

(Ph Imagoeconomica; Fonte Adnkronos)

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