Osterie venete: l’utopia reale dell’Oste che non c’è

Un casolare tra i vigneti patrimonio dell’Unesco con vista mozzafiato e tanta fiducia nelle persone: così Cesare De Stefani ha creato un locale unico in Italia

Anno 2005, tramonto autunnale nel cuore delle colline di Valdobbiadene. Un gruppo di amici sta concludendo la giornata godendosi il panorama mozzafiato, seduti al tavolo davanti a un minuscolo casolare; si sorseggia l’ultimo goccio e si taglia il salame, in veneto il salado. L’ospite, Cesare De Stefani, imprenditore 44enne nel settore della salumeria e del vino, ha un’illuminazione: vorrebbe che questi momenti fossero a disposizione di tutti quelli che passano di lì, per godersi un po’ di bianco e un cicchetto, magari alla sua salute. Quell’anno muore papa Wojtyła e gli succede il cardinale tedesco Joseph Ratzinger, sono mesi difficili in Medio Oriente e 4 esplosioni a Londra provocano 55 morti. Ma niente di tutto questo può turbare la serenità di un aperitivo in campagna tra amici. A parte, al massimo, il tormentone “I bambini fanno ohh” di Povia.

Nacque così l’Osteria senz’oste, conosciuta in tutto il Veneto e recensita su Tripadvisor anche dall’estero. «Io ho sempre lasciato la porta aperta, come si fa di solito con i casolari, che tanto non c’è niente da rubare – racconta De Stefano – Anzi, da me c’erano anche bottiglie e qualche salume a disposizione ma mi ero accorto che nemmeno gli amici ne approfittavano in mia assenza. E questo mi dispiaceva. Allora ho messo un salvadanaio con un biglietto in cui invitavo gli ospiti a lasciare il valore di quanto consumato». L’imprenditore, figlio d’arte di un artigiano salumiere che qualche anno prima aveva ampliato la macelleria del padre, sottolinea con forza questa parola, valore: «Il prezzo lo fa il mercato, l’industria. Il “valore” lo danno le persone, e a me interessa questo».

Dopo quindici anni, questo progetto visionario è ancora in piedi (con qualche “ammodernamento”, come i distributori automatici) e l’anno scorso è stato sperimentato da circa 25mila persone, una media di una settantina al giorno, con un potenziale di guadagno enorme: «Se sono andato in pareggio è tanto – sorride – e solo perché i prodotti a disposizione sono i salumi della mia azienda, formaggi di amici e vini, Valdobbiadene e Cartize, sia della mia vigna sia di amici/concorrenti che hanno piacere di essere sul bancone dell’osteria».

E’ sereno oggi, De Stefani. Ma in 15 anni gliene sono capitate di tutti i colori: un’ordinanza del Comune per farlo chiudere, numerosi furti e soprattutto un lungo contenzioso con il fisco che non ha ritenuto che l’offerta libera degli ospiti dovesse essere esentasse. In quel momento, siamo nel 2015, i battenti dell’osteria sono rimasti chiusi ma solo per alcuni giorni: «Forse è stato grazie a quella vicenda che ho capito quanto la mia idea fosse stata apprezzata e fatta propria dalle persone. L’affetto e la solidarietà di cui mi sono trovato circondato, da ogni parte del globo, mi hanno dato la forza per non mollare». In suo favore, tra gli altri, si sono pubblicamente schierati il titolare dell’Harry’s Bar, Arrigo Cipriani e il governatore Luca Zaia, ospite di De Stefani dai tempi della prima campagna elettorale da consigliere provinciale («ha spesso usato il mio vigneto come location per le foto»).

La vicenda fiscale non gli ha infuso solo un rinnovato entusiasmo, ma gli ha ispirato anche una nuova idea, la “cassa automatica delle offerte“: «E’ un software che ho implementato con un tecnico mio amico: praticamente rilascia uno scontrino in base alla somma che l’ospite lascia e dà anche il resto» racconta molto fiero. Nel frattempo cala di nuovo il tramonto sulle colline patrimonio dell’Unesco e l’imprenditore delle utopie riflette: «Non so cosa mi aspetta domani, vivo il momento e sono contento di quanto seminato. Perché sa qual è la cosa più bella dell’osteria? Che chi vi entra apprende da chi l’ha preceduto e lascia il suo “messaggio” a chi lo seguirà. E, anche se non è sempre facile, anche se non tutti sono rispettosi, questo circolo virtuoso che si amplia di giorno in giorno è la vera anima di questo posto». Che nessuno è ancora riuscito a replicare.