Zaia si scusa con la Cina: «La stanchezza non mi giustifica»

Il presidente leghista del Veneto invia una lettera all’ambasciata: «Ho sbagliato. So di problemi igienico-sanitari nei mercati locali su animali venduti vivi, ma anche della determinazione di Pechino a debellare il virus»

«Quando si sbaglia, si sbaglia. E a nulla valgono giustificazioni basate sulla stanchezza accumulata in questi giorni di grande tensione o sulla frettolosità di esposizione di concetti e di ragionamenti assai più articolati svolti nei giorni precedenti – senza peraltro suscitare polemiche – in molte sedi pubbliche e a molti organi di stampa».
Questo l’inizio della lettera di scuse che il governatore Luca Zaia ha inviato all’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua, dopo la bufera scatenata dalle dichiarazioni sui “cinesi che mangiano topi vivi” divenute ben presto virali sul web.
«Non è mio stile e mio costume, mia abitudine e modalità espositiva, aggredire e sottolineare diversità di pelle, di religione, di genere, di scelte sentimentali. Chi mi conosce lo sa. Chi afferma questo di me, lo fa strumentalmente. Sono io il primo a dire che la Cina, Governo e popolo, in queste settimane hanno fornito una grande prova di fermezza, resistenza e determinazione nel combattere il virus – prosegue Zaia –  So (è di pochi gironi fa la decisione del Comitato Permanente del 13° Congresso Nazionale dei Popolo di vietare consumo e commercio illegale di animali selvatici) che in Cina esiste un grosso problema di rispetto di regole igienico-sanitarie e di sicurezza alimentare nei mercati locali (che non riguarda, tuttavia, le grandi città come Pechino, Shanghai e le aree metropolitane) in cui vengono messi in vendita capi vivi e morti senza alcun controllo. Volevo, con quella mia frettolosa osservazione, dire esattamente questo. Nulla di più».
Così la conclusione: «E’ innegabile che, già molte settimane prima che il virus dilagasse in Italia e in Europa, sui social di tutto il mondo siano apparse fake-news e video che hanno attribuito al Suo popolo nefandezze e negligenze di ogni tipo».
(Ph Imagoeconomica)