Il calcio (italiano e veneto) al tempo del coronavirus

Nel caos di gare rinviate o a porte chiuse vanno in campo a spalti vuoti solo Chievo Cittadella e Venezia. Ma è una giornata-no

Il coronavirus, come effetto collaterale e certo non primario, fa sprofondare nel caos la Serie A. Ne mette a nudo la parzialità, la mancanza di visione unitaria, l’affarismo e la scarsa managerialità. Altro che sportività e campionato più bello del mondo. Ognuno per sé e contro tutti gli altri è stata la machiavellica linea di condotta che ha ispirato le scelte contraddittorie e spesso inspiegabili della Lega, come sempre polarizzata sugli interessi dei top team e quindi dei soldi.

Il Governo, che, bene o male, comunque la sua parte la ha fatta con tempestività e chiarezza, ha deciso: si gioca a porte chiuse nelle Zone Rosse, aperte nelle altre. Decisione scontata e inevitabile, non si poteva certo ipotizzare di mettere a contatto di gomito per ore negli stadi decine di migliaia di spettatori vista la alta contagiosità del virus nei contatti umani ravvicinati.

Ma il suggerimento del Cdm non è andato bene alle società più importanti perché andava a intaccare il borsellino. La sfortuna ha voluto che ci fosse in calendario a Torino “il derby d’Italia” fra Juventus e Inter, una partita da cinque milioni di euro di solo botteghino. Pare che la squadra campione d’Italia, che fra l’altro -ma questa è pura malizia- non sta passando un gran momento sotto il profilo calcistico e avrebbe quindi tutto il vantaggio di rinviare sperando nel frattempo di tornare in forma, abbia fatto le dovute pressioni in Lega per evitare di giocare a spalti vuoti (e quindi perdendo l’incasso) ottenendo una dilazione del match addirittura al 18 maggio. A campionato cioè praticamente finito e quindi con la possibilità che lo scontro con la più accreditata competitrice per lo scudetto 2020 a quel punto non sia più decisivo come invece lo sarebbe stato se giocato ora.

Marotta, ad dell’Inter, non ha assolutamente condiviso la scelta della Lega accusandone i dirigenti di aver deciso senza una previa consultazione di tutte le società ed evidenziando sia l’insostenibile carico di impegni che si scaricherebbe così sulla squadra nerazzurra impegnata anche in Coppa Italia ed in Europa Cup, sia la difficoltà di gestire agonisticamente la precarietà della classifica.

Ma i guai che ha combinato la Lega non hanno investito solo Inter e Juve ma anche tutte le altre, perché la mancanza di univocità delle linee guida ha di fatto sconvolto non solo la programmazione degli impegni delle squadre ma anche la decifrabilità di un campionato stravolto da rinvii e partite a porte chiuse.

Non parliamo poi della tempestività delle scelte della Lega, che ha rinviato a poche ore dall’inizio due partite, Udinese-Fiorentina e Sampdoria-Hellas. Meglio si sono comportate le altre due Leghe professionistiche: la Lega B ha fatto giocare senza pubblico le partite della Zona Rossa e quella Pro ha rinviato senza eccezioni la 28a e la 29a giornata dei Gironi A e B.

In Veneto sono quindi scese in campo solo le squadre della Serie B (Chievo, Cittadella e Venezia), tutte e tre a porte chiuse perché la sfortunata coincidenza ha voluto che avessero contemporaneamente turno casalingo.

Diversamente da quella precedente, quasi trionfale per le portacolori del Lion, la giornata è stata deludente. Peggio di tutte ha fatto il Chievo, sconfitto (0-1) al Bentegodi dalla maglia nera Livorno. Ne ha fatto le spese l’allenatore Michele Marcolini, esonerato non ostante la 8a posizione in classifica (l’ultima di accesso ai play off) e sostituito con Alfredo Aglietti, che l’anno scorso ha preso in mano in extremis l’Hellas portandolo alla promozione in Serie A.

Giusto o sbagliato il siluramento di Marcolini a questo punto? Senz’altro il Chievo finora è stato un’incompiuta, nel senso che, dopo un avvio di stagione promettente e una serie di dieci turni imbattuto, si è inceppato perdendo la continuità e allontanandosi progressivamente dalla zona promozione. A cui il presidente Campedelli tiene eccome e quindi ha fatto l’unica mossa che gli restava a marzo per cambiare le cose e cioè cambiare il tecnico.

A sua volta il Cittadella fa solo 0-0 con un’altra pericolante, la Cremonese sul cui campo aveva vinto all’andata. Partita anonima stavolta quella dei granata, in controtendenza a quella di sette giorni prima contro la Juve Stabia, e quindi niente da recriminare se non che il distacco dalla seconda posizione è salito a sei punti e comincia a prospettarsi piuttosto difficile una promozione diretta.

Il Venezia combina il solito pasticcio tipico delle partite giocate in casa e pareggia (1-1) con il Cosenza, altra squadra in odore di Serie C, che approfitta e ringrazia per un errore collettivo della difesa neroverde nell’unica occasione creata in 90’. La squadra allenata da Alessio Dionisi resta ancora fuori dalla zona playout ma solo per un punto e, attenzione, l’Ascoli che la tallona ha una partita in meno.