Stare a un metro di distanza in bar e ristoranti? «Decreto inapplicabile»

Segato (Fipe): «Norma scritta con i piedi». Bernini (Cgil Funzione Pubblica): «Usare il buonsenso». Bongiorno (Sap): «La polizia ha già cominciato i controlli»

«Queste disposizioni ministeriali sono inapplicabili in diversi casi. O comunque molto difficili da rispettare». Filippo Segato è il  segretario regionale della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi, quasi 13mila associati in Veneto) è molto scettico sul nuovo decreto ministeriale per ristoranti, pub, bar e comunque locali pubblici che impone la distanza di un metro da persona a persona in ristoranti, bar e pub  (il cosiddetto droplet).

«Tanti dubbi, nessuna certezza»

«La norma è scritta veramente con i piedi – dice Segato – come dobbiamo intenderla? Che non possono essere serviti clienti al bancone ma solo quelli seduti oppure che se ho un locale da 40 posti a sedere non posso far entrare più di 40 persone, indipendentemente dalle modalità del servizio, bancone o tavolo? E quindi la mia attività è limitata alla capienza in posti a sedere? Sono due interpretazioni completamente diverse. Purtroppo alle tantissime chiamate che riceviamo diamo dubbi e non certezze, tanto che abbiamo scritto una comunicazione alla nostra federazione nazionale: dovete interpretarci questa indicazione sui posti a sedere e anche il riferimento alle manifestazioni organizzate. Parlate con qualche ministro, prendete contatti a Roma ma ci servono chiarimenti». Per i locali la difficoltà è anche applicare la “sospensione delle manifestazioni organizzate di carattere non ordinario“. Segato si immagina un caso-tipo: «Un ristoratore chiede: ho un locale e la sera dell’8 marzo, festa della donna, faccio una serata con la musica dal vivo. Col pianoforte piuttosto che col dj. Questa è una manifestazione organizzata di carattere non ordinario? Perchè io continuo a servire pasti, con l’unica differenza che c’è un sottofondo musicale. Ma non è ordinaria perchè non c’è il pianoforte tutte le sere. Cosa devo fare? C‘è una grande parte di area grigia dove sono possibili diverse interpretazioni».

«Come si fa a separare moglie e marito?»

Nei locali si dovrebbe girare con il metro, per verificare le distanze tra i clienti. Fattibile? «Mi metto nei panni di un ristoratore – continua il segretario Fipe – Come fa a mettersi metro alla mano a separare marito e moglie o fratello e sorella. O ancora due fidanzati o comitive di colleghi di lavoro? E’ praticamente impossibile. Un ristoratore ha chiamato dicendo che non ha lo spazio nel pub per spostare i tavoli. Ovviamente non è possibile ignorare la norma, sanzionata in caso di mancato rispetto, dal codice penale». La Fipe ha predisposto un cartello da esporre nei locali con le indicazioni per la clientela, del tipo “Se entri al bar e ci sono già persone al banco aspetta un attimo”. Ma i controlli? «Facciamo un esempio: un esercente vuole mettersi in regola: sposta i tavoli, non serve al banco ma solo i clienti seduti. Ma quando il cliente si alza e va in bagno, dove ci sono altre persone? Oppure al momento di pagare alla cassa? Un esercente si è organizzato di portare il conto al tavolo, ma non tutti riescono a farlo. Il nostro suggerimento è evitare gli assembramenti. Senza stare lì a misurare se sono 99 centimetri o un metro e 5».

Tolleranza

Segato chiede tolleranza alle forze dell’ordine: «Sarebbe una bella cosa e un segnale di comprensione. Stiamo parlando dell’articolo 650 del codice penale quindi reclusione fino a tre mesi o sanzione di 206 euro, ma è il giudice a dover trasformare il penale in sanzione amministrativa. Tra l’altro non è giusto che l’esercente abbia questa responsabilità perchè non ha il potere di imporsi sul cliente. L’esercente è un normale cittadino. Certo siamo in un momento straordinario però chi scrive dovrebbe immedesimarsi su chi deve mettere in pratica le indicazioni». Conclusione: «Rispettarle è impraticabile. Un esercente in centro a Padova mi ha detto che potrebbe chiudere, ha un locale piccolo, con 3-4 tavoli e un bel banco bar dove si va a fare colazione, caffè e brioche. Ma con queste regole è impossibile da gestire.I primi di marzo si pagano gli stipendi del mese precedente e il 16 c’è il versamento col saldo Iva e i contributi dei dipendenti. Da parte del governo non ci sono provvedimenti. Hanno dato disposizioni eccezionali ma solo per le zone rosse. Con tutto il rispetto per Vò Euganeo, che ha 3mila abitanti, ci sono 5 milioni di veneti».

«Usare buon senso»

«L’indicazione generale nei controlli è quella di usare il buon senso». Lo spiega Ivan Bernini, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil del Veneto e quindi del sindacato delle polizie locali della Regione, ovvero degli agenti chiamati a verificare il rispetto del decreto. Dobbiamo aspettarci agenti nei locali con il metro a misurare? Bernini nega decisamente: «No, no. Le amministrazioni comunali stanno dicendo alla polizia locale chiarezza sulle distanze, evitare gli assembramenti e i gazebo per gli spritz fuori dai locali ma usate il buon senso perchè non c’è bisogno di esasperazioni. Anche dalla Confcommercio sono arrivate indicazioni in tal senso». Il presidente Zaia ha dichiarato che secondo lui l’intervento sanzionatorio delle forze dell’ordine è da escludere. Bernini condivide: «Sono assolutamente d’accordo, già la scorsa settimana è stato utilizzato il buon senso, che tutti facciano la loro parte con responsabilità. Cerchiamo di collaborare, di informare. E speriamo che rientri il panico diffuso, Venezia ieri era sostanzialmente vuota».

«I controlli sono iniziati»

«I controlli nei locali, per la verifica del rispetto delle distanze, sono iniziati». La conferma arriva da Fabio Bongiorno, segretario provinciale Sap (Sindacato autonomo di polizia) di Vicenza. «Sono state coinvolte, come da decreto, tutte le forze di polizia e quindi anche noi. Tolleranza? Abbiamo iniziato da poco e si sta ancora valutando la situazione. I controlli sui locali pubblici si facevano anche prima. Non è cambiato nulla, solo la verifica delle nuove disposizioni». Sul droplet, Bongiorno si augura un’applicazione all’insegna dell’elasticità: «Detto che la distanza tra le persone è visibile lo stesso, è chiaro che se vado al bar con mia moglie non resto ad un metro da lei. La normativa c’è e va applicata e rispettata. Chiaro che poi non accade con i propri familiari. Sono convinto che il gestore del locale e l’addetto alle mescite useranno il buon senso nell’interesse anche della clientela. Non credo che le persone al bar abbiano da obiettare sul non bere il caffè al banco».

(ph Shutterstock)