Scontro Mazzucco-Sboarina su Cariverona. Sorpresa? Mica tanto

Contrariamente ai modi felpati e sotto traccia dell’establishment locale, questa volta i panni sporchi sono stati lavati in pubblico. Ecco quali sono

In queste settimane a Verona, proprio mentre esce in libreria il primo corposo lavoro d’inchiesta sulle fondazioni bancarie, “I signori delle città” di Gandolfo e Di Nunzio (Ponte alle Grazie), abbiamo assistito a uno scontro aperto, inedito e strillato a tutta paginafra il sindaco di centrodestra, Federico Sboarina e il presidente della seconda maggiore fondazione bancaria italiana, Cariverona, Alessandro Mazzucco, presisi a male parole e divisi su opposte barricate come mai prima era capitato a memoria d’uomo. Una rissa sorprendente, nella ventennale storia delle fondazioni bancarie che pure ne ha viste di tutti i colori  (e ci sarebbe bisogno di leggere il lavoro di Gandolfo e Di Nunzio per considerarla una storia di dissipazione del pubblico patrimonio italiano).

Mazzucco ha accusato la politica di interferenze indebite, i politici raccolti attorno al sindaco Sboarina hanno sparato a zero sull’«autoreferenzialità», sulla «distanza dagli interessi reali del territorio» di Cariverona, e a tutt’oggi la pace è lontana da venire. E’ ovvio che sotto l’abbigliamento trasparente del richiamo a valori e principi generali si celino interessi finanziari e immobiliari. Ma a noi, come alla gran parte dei veronesi, restava il dubbio del perché di tanto strepito, come mai un clamore così inusuale rispetto alle felpate consuetudini dei business politici scaligeri.

Probabilmente, all’origine di tutto stava il carattere di Mazzucco, abilissimo nel sembrare docile in fase di raccolta del consenso, poi invariabilmente propenso ad andare per la propria strada. Nello specifico, al tempo della sua ascesi al vertice dell’ente, l’illustre cardiochirurgo, ex rettore dell’ateneo veronese, era considerato vicino all’allora sindaco Flavio Tosi, il quale come è noto, in pochi mesi era passato da dominus assoluto della politica veronese a periferia dell’opposizione. In tal modo Mazzucco in poco tempo si era trovato a non avere più nessun referente a cui rispondere, secondo l’unica legge implacabile che la politica riconosce. Inoltre – a sconto della sua scarsa familiarità con le questioni economico-finanziarie – aveva finito nel contempo per dover necessariamente assecondare il crescente protagonismo del nuovo Direttore Generale, il giovane Giacomo, discendente della dinastia dei Marino, smanioso di dare una ragione alla sua presenza e al suo ricco stipendio.

Alla situazione caratteriale personale va aggiunto che le casse di Cariverona, grazie alla noncuranza dei veronesi, ormai da tempo erano prossime a esaurirsi, sicché la stessa sopravvivenza dei vertici è legata alla capacità di non sbagliare nemmeno una mossa nella gestione del patrimonio della Fondazione, pena portare i libri in Tribunale. Da qui la necessità del presidente di non guardare in faccia nessuno in molte questioni che vedono coinvolta la Fondazione, dall’Aeroporto ai Magazzini Generali, alla gestione degli immobili incorporati dalla gestione Biasi-Sinagra in fondi dai costi certi ma dalle rendite incertissime.
Poi, da ultimo in ordine cronologico, la decisione forse più irritante per la Verona che conta, quella di ostacolare all’interno dell’azionariato di Cattolica spa i programmi per mettere alla porta l’ex ad Alberto Minali e per respingere possibili ribaltoni nella governance e negli assetti di Cattolica. E questo era veramente troppo, proprio nel momento in cui il sindaco si stava legando strettamente con prospettive presenti e future al destino di chi ora comanda nella compagnia assicurativa veronese.

Dulcis in fundo, non va però dimenticato che per parte sua, Sboarina e qualcuno dei suoi assessori dovevano aver incominciato negli ultimi mesi a fiutare che il Piano Folin, con la conversione ad uso turistico-immobiliare di molti palazzi di lusso di Cariverona nel centro storico di Verona – agli inizi entusiasticamente e un po’ supinamente accettato dalla giunta – non solo non incontrava la simpatia dell’opposizione, ma verosimilmente aveva finito per infastidire anche qualcuno dei non pochi supporter del sindaco, all’interno del notabilato locale. Insomma, i motivi per la scazzottatura non mancavano. E forse ancor oggi la temperatura delle divergenze non è ancora così incandescente. Come altre volte potrebbe essere temperata con il ricorso agli abituali pannicelli curativi, tipo «questo te, questo a me…», che costituiscono l’happy ending delle contese per il potere nella terra di Giulietta. Ma a volte, al cuore (quello situato vicino al portafogli) non si comanda.

(ph: FB Fondazione Cariverona)