Coronavirus: Galli, ‘sanitari non si formano in poche ore, priorità proteggerli’

Milano, 6 mar. (AdnKronos Salute) – “Abbiamo migliaia di casi di una malattia che si trasmette con un’efficienza anche maggiore rispetto a un virus dell’influenza stagionale. Non avremmo la sanità lombarda sotto stress se la situazione non fosse questa. C’è chi dice ‘meno male che è successo in Lombardia’ e non in zone nell’arco del Paese più deboli per affrontare questa cosa”. E’ la riflessione sull’emergenza nuovo coronavirus dell’infettivologo Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano e docente di Malattie infettive all’università Statale del capoluogo lombardo, sentito dall’AdnKronos Salute.
“Per reggere è evidente che la protezione degli operatori è fondamentale”, osserva. In Lombardia, infatti, circa il 12% del totale dei casi positivi riguarda proprio operatori sanitari. Ma Galli precisa: “Che queste malattie colpiscano molto fra i sanitari è un dato di fatto. Nell’epidemia di Sars del 2002-2003 il bilancio fu di circa 1.700 operatori colpiti su oltre 8 mila casi accertati di malattia, pari a oltre il 21%. Proteggere il personale deve essere uno degli impegni più categorici. Se è chiaro che non si può costruire ex novo una struttura in tempi utili da destinare in maniera specifica a questa emergenza, è anche evidente che non si può formare personale esperto per questo tipo di problematiche in poche ore”.
L’ospedale Sacco è punto di riferimento nazionale per le bioemergenze e “questo significa avere, come anche l’ospedale Spallanzani di Roma – prosegue l’esperto – personale addestrato per la gestione di malattie infettive che necessitano di un alto biocontenimento. Questo aiuta”. Nella struttura milanese “non sono stati registrati contagi” fra gli operatori, come è capitato invece nella zona rossa dove il paziente 1 ha presumibilmente svelato la presenza del virus quando stava già circolando da settimane.
“Non abbiamo avuto casi, ma lo dico facendo i dovuti scongiuri – precisa – Perché, con tutte le precauzioni del caso, resta sempre un margine di errore e di incidente di cui tutti gli operatori sono molto ben consapevoli”. Galli tiene a sottolineare la capacità di reazione e il “comportamento encomiabile” dei sanitari. “Finora non ho visto burnout, non ho visto persone tirarsi indietro, non ho visto nessuno assumere atteggiamenti oppositivi e di sfiducia”, conclude lo specialista ricordando anche gli ospedali vicini all’epicentro dei contagi “che combattono con grandissimo impegno e dedizione”.

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