Mondiali sci, cancellate finali a Cortina. Zaia: «A rischio reputazione Italia»

La proposta iniziale di tenere l’evento a porte chiuse «ha ricevuto tutti voti contrari ad eccezione di quello dell’Italia»

Si è appena concluso il Consiglio di emergenza della Fisi, che si è occupato delle Finali di Coppa del mondo di Cortina d’Ampezzo. La proposta della Federazione Italiana Sport Invernali, che vedeva il supporto del Ministero dello Sport, del Coni, della Regione Veneto e del Comune di Cortina, di tenere l’evento a porte chiuse, come autorizzato nel Dcpm del 4 marzo, «ha ricevuto tutti voti contrari ad eccezione di quello dell’Italia». E’ quanto si legge in una nota della Fisi. E’ stato quindi richiesto alla Federazione di formalizzare la cancellazione dell’evento, la Fisi dovrà comunicare alla Fis entro le 24 di oggi la rinuncia formale.

«Rispetto alle Coppa del Mondo di Sci ho tenuto contatti tutti i giorni con Malagò, ho sentito più volte il Presidente della FISI Roda, ho sentito il sindaco Ghedina e abbiamo lavorato in squadra per poter svolgere le finali della coppa del mondo di sci a porte chiuse. L’esito purtroppo è quello che dobbiamo rinunciare alla Coppa del Mondo di Sci per l’emergenza coronavirus». Così il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta la notizia dell’annullamento delle finali di Coppa del Mondo di Sci a Cortina a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

«Devo anche dire che la Regione, in accordo con la FISI, aveva presentato una dichiarazione che testimoniava come Cortina non abbia presenza di persone positive e che comunque la situazione sanitaria è sotto controllo. Questo però dà anche una dimensione della percezione che c’è all’estero, sui tavoli internazionali, delle nostre comunità e dell’Italia. Quindi, bisogna pensare che è a una emergenza si somma una seconda non meno grave emergenza: quella economica occorre che, a tutela delle attività, delle imprese, della libera circolazione dei cittadini, sia recuperata sotto il profilo reputazionale l’immagine del Paese, attualmente e per chissà quanto tempo ancora percepito dalla comunità internazionale come un problema. Bisogna assolutamente e urgentemente svolgere un’azione di recupero e che il Governo lavori a fondo, non soltanto e soprattutto sul piano della diplomazia, ma anche con campagne di comunicazione, considerato che non si può parlare di un problema soltanto italiano ma ormai europeo e mondiale. Abbiamo la colpa di avere fatto troppi tamponi per precauzione, ciò che ora ci pone all’avanguardia della ricerca mondiale? Non dobbiamo per questo pagarla sul piano internazionale per un problema che riguarda tutti i Paesi».