Pfas, Legambiente: «No a collettore Arica a Cologna Veneta»

Piergiorgio Boscagin, presidente del circolo locale di Legambiente di Cologna Veneta (Verona) “Perla Blu”, dichiara in una nota la sua netta contrarietà al tubo Collettore di Arica, che a suo dire non risolve il problema dell’inquinamento del bacino Fratta-Gorzone. «Legambiente ed il circolo che rappresento  si oppongono e si sono sempre opposte, prima alla costruzione e poi all’utilizzo del tubo Collettore di Arica, e non possono essere favorevoli al suo ulteriore sviluppo – spiega Boscagin -. Nessun tipo di dialogo né apertura di credito a chi, fino ad ora, ha utilizzato il tubo collettore per scaricare a valle i reflui industriali prodotti dalle aziende conciarie e chimiche del Vicentino, reflui che,  oltre ad aver contribuito in modo pesantissimo alla contaminazione da Pfas continuano a riversarsi nel fiume Fratta».

Secondo un rapporto Arpav del 2017, infatti, – aggiunge Boscagin – nel Fratta confluivano, attraverso il tubo collettore ARICA, 28.440 tonnellate all’anno di cloruri, 23.124 tonnellate all’anno di solfati, 7.678 di tonnellate all’anno di cromo totale e che per ridurne le concentrazioni non si è trovato di meglio che sprecare 6 metri cubi secondo di acqua del canale irriguo LEB altrimenti destinate all’agricoltura. Ricordo inoltre – incalza sempre il presidente del circolo locale Legambiente Perla Blu – sempre da dati di ARPAV, che nei sedimenti di questo fiume la presenza di inquinanti, in diversi punti campionati, supera di gran lunga le concentrazioni di legge ammesse per i terreni industrali. E ora si spenderanno circa 11 milioni di euro della collettività, per l’ulteriore allungamento del tubo collettore Arica verso il depuratore di Cologna Veneta, un intervento che servirà solo a spostare l’inquinamento più a valle, senza risolvere in alcun modo il problema».

«Il Consorzio Arica – spiega ancora Boscagin – nel 2016 ha promosso un ricorso innanzi al Tribunale superiore delle acque contro il decreto della Giunta Regionale del Veneto che aveva determinato dei valori limite allo sversamento dei PFAS pari a quelli che erano stati stabiliti per l’acqua potabile. Legambiente è pronta al confronto con tutti gli attori protagonisti per la soluzione al cinquantennale inquinamento del Bacino del Fratta-Gorzone, confronto che non può prescindere dal fatto che i problemi debbano essere risolti da chi li ha provocati e non da chi li ha subiti, – conclude Boscagin – convinti che fare impresa in modo sostenibile non sia solo possibile, ma anche alla luce della crisi ambientale globale, debba diventare la priorità».

 

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