Studenti di Venezia organizzano «pranzo anti-psicosi»: pioggia di critiche

Una quarantina di ragazzi si sono ritrovati al centro sociale Rivolta: «In un mondo che ci vuole chiusi in casa, uscire è un atto rivoluzionario»

Una quarantina di ragazzi si sono riuniti al centro sociale Rivolta su iniziativa del Coordinamento Studenti Medi Venezia-Mestre per un pranzo sociale che aveva l’obiettivo di combattere la psicosi da coronavirus. «In un mondo che ci vuole chiusi in casa, uscire è un atto rivoluzionario – scrivono su Facebook -. Per questo abbiamo dato vita ad una grandissima giornata di socialità. Dopo il pranzo sociale, abbiamo avuto la possibilità di studiare tutt’insieme nell’aula studio. La giornata non si è conclusa così: dopo assemblea, abbiamo commentato insieme la situazione che stiamo vivendo, in particolare la normalizzazione della didattica online che toglie sempre di più il vero ruolo della scuola come spazio di formazione di un sapere critico e di socialità. Dopo l’assemblea, un aperitivo studentesco a pochi schei e tanta socialità sono stati la perfetta conclusione di questa giornata. Con la chiusura di tutte le biblioteche e di altri spazi di socialità, infatti, non abbiamo né spazi di convivialità né luoghi per poter studiare».

«Con la giornata di oggi siamo riusciti a dare una risposta forte e chiara: davanti alla psicosi collettiva che si sta affermando in questi giorni, noi ci organizziamo e ci troviamo continuando il nostro percorso», concludono. L’idea non è stata apprezzata da tutti: su Facebook infatti sono parecchi gli utenti che criticano l’iniziativa. «Niente, non avete al momento la capacità di comprendere. Per favore documentatevi su cosa sia un picco, cosa significhi diluire i contagi nel tempo, su cosa siano le disponibilità ospedaliere. L’azione di evitare contatti ove possibile serve a chi è più debole. Cercate di rimettere in discussione la vostra percezione, siate parte di una comunità», scrive qualcuno. «Vi è chiaro che essere una comunità e stare fisicamente insieme sono due cose differenti e in questo momento opposte?», commenta qualcun altro.

La risposta dei ragazzi alle critiche: «Ma con i centri commerciali aperti, con milioni di persone che vanno a lavorare ogni giorno, la tua più grande preoccupazione di fronte al contagio sono 40 persone che mangiano assieme? Consigliamo di rivalutare le tue preoccupazioni, o che perlomeno siano coerenti».

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