Antimafia: sequestrate case e 13 auto a famiglia nomade. Erano “nullatenenti”

L’operazione “Tzigane” è stata messa in atto dalla Guardia di Finanza di Rovigo

Due abitazioni, un terreno, tre autorimesse e tredici autovetture tra cui un Bmw 535 ed un’Opel Zafira (per un valore complessivo di circa 95.000 euro) sono state confiscate dalle fiamme gialle polesane in esecuzione di un decreto emesso dal Tribunale di Venezia – Sezione distrettuale misure di prevenzione, nei confronti di due soggetti facenti parte di un corposo nucleo familiare nomade che è stato riconosciuto vivere, in modo abituale e sistematico, dei proventi derivanti da attività criminose e di cui la maggior parte dei componenti risultano pluripregiudicati per reati di particolare allarme sociale (furti, rapine aggravate, violenze fisiche, etc..) nonché già sottoposti a misure restrittive personali ed a misure di prevenzione personali.

Tali soggetti, radicati nel comune di Canaro (Rovigo), erano stati segnalati dalla Prefettura di Rovigo quali persone di possibile turbativa sociale alla comunità locale. Pertanto erano scattati, a cura dei finanzieri della Sezione Mobile del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria, gli accertamenti finalizzati alla richiesta di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali le cui indagini, svolte sull’intero nucleo familiare, avevano fin da subito fatto emergere palesi e rilevanti incongruenze tra il valore dei beni posseduti ed i redditi dichiarati.

All’esito delle indagini veniva quindi inoltrata, nel mese di ottobre, alla Procura della Repubblica di Rovigo una proposta di sequestro ai sensi della normativa antimafia. Il Tribunale ordinario di Venezia, in accoglimento alla predetta richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Rovigo e ritenendo fondati i presupposti di “pericolosità sociale” in capo ai preposti, emetteva dapprima un decreto di sequestro d’urgenza ed ora un provvedimento di confisca attraverso il quale i beni vengono definitivamente incamerati nel patrimonio dello Stato in quanto non è stata dimostrata la legittima provenienza degli stessi.

A nulla sono valse le controdeduzioni fornite dalla parte interessata al Tribunale che ha ritenuto invece meritevole di integrale accoglimento la richiesta di confisca avanzata dal Pubblico Ministero procedente alla luce del fatto che nessuno dei componenti il nucleo familiare (10 soggetti) ha mai dichiarato alcun reddito, che solo dal 2018 uno di essi aveva avviato un’attività economica (riparazione di prodotti in metallo), peraltro di modesta entità, e che assolutamente irrisorio risulta essere, ai fini probatori, un indennizzo di circa 9.000 euro, ottenuto da uno di essi, a titolo di risarcimento del danno a seguito di incidente stradale.

Al provvedimento ablativo definitivo verrà ora data esecuzione anche con l’interessamento dell’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati che si occuperà della gestione dei beni.

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