Un’impresa su tre chiede ammortizzatori. Cna: «Procedure semplificate»

Tutte aperte, nel rispetto delle disposizioni del Governo, le sedi della CNA stanno dando risposta alle migliaia di telefonate in arrivo con le richieste di chiarimento

Pesano sulle imprese artigiane del Veneto l’incertezza del futuro e l’interpretazione corretta delle disposizioni contenute nel DPCM. Per questo la CNA del Veneto ha inviato ai suoi oltre 20mila associati un vademecum contenente l’interpretazione punto per punto del testo. “Un modo per essere vicini ai nostri imprenditori – commenta il Presidente della CNA del Veneto Alessandro Conte – che in questi giorni stanno fronteggiando una situazione complessa”. Tutte aperte, nel rispetto delle disposizioni del Governo, le sedi della CNA stanno dando risposta alle migliaia di telefonate in arrivo con le richieste di chiarimento. “Lo sforzo che stiamo facendo è di fornire quante più risposte possibili, aggiornando il testo del vademecum con le indicazioni che stiamo chiedendo ai Prefetti. Al momento ci sono interpretazioni difformi tra province che di certo non aiutano“.

Se è vero che il DPCM non ferma l’attività lavorativa è altrettanto vero che per molte attività il rispetto della normativa equivale di fatto a uno stop: “Penso per esempio alle 16mila parrucchiere ed estetiste del Veneto che possono sì tenere le serrande alzate, ma che stanno registrando una riduzione dell’80 per cento dei flussi – commenta Conte – Lo stesso dicasi per pasticcerie e gelaterie che insieme ad altri servizi di ristorazione rappresentano almeno 4mila imprese. “La tendenza ora è di utilizzare il servizio di asporto, una via scelta da almeno le metà delle attività. Non tutti però riescono ad adattarsi così facilmente in assenza di mezzi adeguati”.

La CNA del Veneto scatta poi una fotografia sull’utilizzo reale del lavoro a distanza. In base ai primi dati che stiamo raccogliendo a seguito dell’entrata in vigore del DPCM solo il 3 per cento delle attività stanno facendo ricorso al telelavoro: “E questo non per mancanza di volontà – sottolinea il Segretario regionale – ma perché per attivarlo servono competenze specifiche e la strumentazione idonea. Per essere di supporto alle imprese stiamo elaborando con il gruppo ICT delle indicazioni pratiche che invieremo agli associati su come attivare gli strumenti del telelavoro e le videoconferenze”. Percorribile per i più grandi colossi commerciali, la strada del lavoro smart appare meno praticabile per le piccole imprese o addirittura del tutto sbarrata per alcuni settori del mondo artigiano.

Per quanto prevalga tra le imprese un atteggiamento serio e responsabile davanti all’emergenza resta comunque alta la preoccupazione degli effetti economici. Il 78,7 per cento delle attività del Veneto che hanno risposto al questionario lanciato da CNA nazionale stima che la vicenda Covid-19 influenzerà i risultati economici della propria impresa. In questo quadro almeno il 63,5 per cento delle imprese ritiene che, se la situazione dovesse perdurare ancora, farà ricorso agli ammortizzatori sociali. “Per questo stiamo lavorando a delle procedure semplificate per consentire alle nostre imprese di accedere velocemente alla cassa integrazione. Procedure – chiude Ribon – che ci auguriamo saranno contenute nell’accordo che verrà firmato domani a Roma con le parti sociali”.

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