Diario del coprifuoco/giorno 1: non tutto il virus vien per nuocere

Giornata d’esordio della quarantena nazionale: il suono dei Tamburini, il valore dei morti, il libro del Papa e i ragazzi del 2020

Giorno 1. Ho appena spento il televisore: in video c’era Romano Prodi, il perfido curato, che parlava di «come sono cambiati i sentimenti degli italiani», del suo tapis roulant e di quanti libri sta leggendo. Alla virologa Maria Rita Gismondo, inquadrata mentre ascoltava il sermone, è scappata una leggibilissima smorfia traducibile in un “che palle”. La direttrice di microbiologia clinica dell’ospedale Sacco di Milano avrà la nostra imperitura stima per aver “ucciso” con eleganza la boria di Roberto Burioni, che due settimane fa aveva mal apostrofato la collega, colpevole di riportare il fenomeno coronavirus alle sue dimensioni di un’influenza con serie complicazioni polmonari sì, ma non una pestilenza catastrofica. Piuttosto, una più che possibile catastrofe per il Sistema Sanitario Nazionale, che dispone di 5 mila letti in terapia intensiva a fronte di 877 ricoverati (dato delle ore 18 di oggi, 10 marzo), con una crescita quotidiana del 25% negli ultimi giorni.

Sveglia, c’è crisi

Il primo giorno di quarantena nazionale ha svuotato le strade, fatto chiudere aziende e uffici, reso spettrali le città allo scoccare delle 18, quando anche i bar sono obbligati ad abbassare le saracinesche. E gettato definitivamente nello sconforto i commercianti e i piccoli imprenditori, fatta eccezione per chi vende alimentari e chi produce manufatti che in questo periodo la Cina non riesce più a esportare. Le scadenze dei debiti e dei mutui si avvicinano inesorabili, e la mancanza di clientela significa incassi a zero e ordini in picchiata. Davanti al fantasma di ditte che falliscono una dopo l’altra, financo la voce dell’establishment si è risvegliata dal sonno della ragione. In una tramissione mattutina, il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, ha proferito le seguenti parole: «Se l’Europa continua a tentennare segna la sua fine, ed è giusto che l’Italia vada per conto suo. I soldi per salvare le banche sono stati trovati ora vanno trovati per salvare l’economia reale». 92 minuti di applausi. Peccato che serva ridursi sull’orlo dell’ecatombe economica, per ritrovare il senno. Ma ci sta, è umano. Troppo umano.

Confindustriamo

Anche Confindustria va nel pallone come i politici: seppur unico caso in tutta Italia, la territoriale di Treviso e Padova ieri si è lanciata in una rabbiosa richiesta di dimissioni del governo Conte, roba che neanche Salvini sotto anfetamina, rimediando la smentita immediata dal superiore regionale, Enrico Carraro. Chiariamo: l’operato di Giuseppe Conte e dei suoi ministri non è incriticabile, ci mancherebbe. Se dovesse dimostrare di non saper governare la situazione, sarebbe doveroso che cedesse il posto a qualcun altro. Ma in questa prima fase dell’emergenza, incaronignirsi a sfiancare l’esecutivo a cui spetta di guidare con mano, si spera, ferma le istituzioni, creando un clima di collaborazione popolare, vuol dire giocare irresponsabilmente allo sfascio.

Però, che Draghi

L’economia reale, come si usa dire un po’ falsamente dato che la finanza regola tutto in alto e in basso, dovrebbe protestare invece per la miseria dei pochi miliardi che Conte e compagnia stanno per investire in aiuti per non salvare lavoratori e datori di lavoro. Benissimo che Palazzo Chigi si assuma l’onere di aver quarantenato la popolazione, ma se le decine di miliardi di euro che servono oggi, non domani, non saltassero fuori, dovrebbe onestamente dire la verità agli italiani: l’Ue e la Bce (leggi: la Germania) non intendono fare ciò che andrebbe fatto, ossia come minimo rifinanziare i crediti delle banche verso i debitori, magari con garanzia dello Stato, e come massimo accreditare cifre maggiori di un’elemosina direttamente sul conto di imprese e famiglie (in gergo tecnico helicopter money). Sotto sua maestà Mario Draghi, la Banca Centrale Europea ha creato dal nulla 2500 miliardi, salvando le centrali bancarie zeppe di spazzatura finanziaria. Per i banksters sì, e per un popolo malato d’inedia no? Ma tutto scorre come sempre, quando si tratta di piccioli. “Grandi squilibri nei mercati”, si leggeva oggi nelle cronache. Ma quali squilibri: si chiama speculazione.

Meglio i nonni

A parte le rivolte devastatrici in ben 28 carceri, San Vittore a Milano dato alle fiamme, l’evasione di decine di detenuti a Foggia (quasi tutti riacciuffati), 7 morti a Modena fra i ribelli che hanno ingollato psicofarmaci come caramelle, o sono rimasti soffocati tra i fumi degli incendi (un caos che mostra la polveriera nascosta nelle prigioni di Stato, sovraffollate all’inverosimile), la giornata per l’uomo medio si è svolta tranquillamente. Fra autocertificazioni da esibire ai primi posti di blocco e insofferenza via Instagram dei più giovani, rinchiusi a casuccia dandosi alle manovelle anzichè spararsi raffiche di selfie in palestra (ma quanti ve ne fate, perdio? avete bisogno di conferme sul fatto che, purtroppo, esistete? temete di essere già morti senza saperlo?). I vostri bisnonni e bisbisnonni andavano a morire in trincea o sotto i bombardamenti, a voi e a noi è imposto solo di guardare più Netflix o Sky (e c’è sempre il porno, se proprio non riuscite a spegnere i bollori).

No future

Mettiamoci l’anima in pace: secondo Giovanni Maga, che dirige l’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm), «stiamo attraversando la fase di incremento che precede il picco. Al momento è difficile predire quando arriverà» (Corriere della sera). Spiacenti di informare che il futuro ha sempre un quid di imprevedibilità. E perciò sanno di cattivo gusto strumentale le sassate polemiche per non aver usato la linea dura prima, cinesizzandoci già due mesi fa: chi è che avrebbe fatto l’eroe blindando il Paese o intere Regioni, quando i morti ancora erano fortunatamente pochissimi e i focolai isolati in due soli punti? Semmai, per cortesia, almeno non si rivendichi sfacciatamente l’incoerenza come coerenza. Per dire: il presidente leghista del Veneto, Luca Zaia, in meno di 48 ore ha cambiato idea tre volte, e passi. Ma che almeno non venga a dirci che due giorni fa non voleva dire quel che ha detto (e messo per iscritto, in una lettera al premier in cui chiedeva di stralciare le tre Province venete dalla “zona rossa”, o arancione poco importa, mentre oggi si è trasformato in Torquemada e vorrebbe chiuso tutto, ma proprio tutto, d’imperio).

Povero Dante

Nel frattempo i guariti sono 1004, superando i deceduti (631). I primi adesso sono immuni, iniziando a erigere una barriera contro il contagio. In Lombardia, i pazienti nei reparti di rianimazione sono al 65% sopra i 65 anni, mentre i restanti hanno un’età superiore ai 50 anni. L’8% ha fra i 25 e i 49 anni. Il paziente 1 di Codogno, vicino Lodi, uno sportivo di 38 anni, sta meglio e non ha più bisogno dell’intubazione per respirare. A Vò Euganeo, nel Padovano, la percentuale di positivi è risultata del 3%, anziani senza sintomi gravi. Andrea Crisanti, professore di virologia e direttore dell’Unità complessa diagnostica di microbiologia della Asl di Padova, propone tamponi di massa ovunque esploda il Covid 19, isolando tutti i contagiati anche asintomatici. «L’alternativa è la via cinese: tutto chiuso senza eccezioni. Un tampone costa 30 euro, un paziente in terapia intensiva 3-5 mila euro al giorno» (Corriere della sera). I morti, invece, non hanno prezzo. Ma hanno un diverso valore? Se l’è chiesto Camillo Langone, arguto cattolico tradizionalista soprattutto in fatto di cibi e vivande, che sul Giornale ha domandato allo scrittore Ferdinando Camon un criterio accettabile per i medici che dovessero trovarsi nella tragica scelta di mettere in salvo due pazienti avendo a disposizione un solo respiratore polmonare. Camon ha risposto così: «Io reciterei davanti ai due pazienti “Nel mezzo del cammin di nostra vita… e li inviterei a proseguire. Chi sa proseguire lo salvo, chi non lo sa lo abbandono. Perchè la civiltà di domani prosegua quella di ieri». Fiero di non aver mai letto una riga di Camon, a parte questa.

Greta, ma chi sei?

A proposito di cattolicesimo e dintorni. Segnalo l’anticipazione, sul Fatto Quotidiano di oggi, del prossimo libro in uscita di un autore che vi svelo dopo la lunga (perdonate ma merita) citazione: «…ciò che interessa è estrarre tutto quanto è possibile dalle cose attraverso l’imposizione della mano umana, che tende a ignorare o a dimenticare la realtà stessa di ciò che ha dinanzi. Per questo l’essere umano e le cose hanno cessato di darsi amichevolmente la mano, diventando invece dei contendenti. Da qui si passa facilmente all’idea di una crescita infinita o illimitata, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia. Ciò suppone la menzogna circa la disponibilità infinita dei beni del pianeta, che conduce a “spremerlo” fino al limite e oltre il limite. (…) Non si può pensare di sostenere un altro paradigma culturale e servirsi della tecnica come di un mero strumento, perché oggi il paradigma tecnocratico è diventato così dominante, che è molto difficile prescindere dalle sue risorse, e ancora più difficile è utilizzare le sue risorse senza essere dominati dalla sua logica. È diventato contro-culturale scegliere uno stile di vita con obiettivi che almeno in parte possano essere indipendenti dalla tecnica, dai suoi costi e dal suo potere globalizzante e massificante. (…) Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico. Diversamente, anche le migliori iniziative ecologiste possono finire rinchiuse nella stessa logica globalizzata (…) Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane». Un teorico della decrescita felice (copyright Maurizio Pallante, in foto a metà con il faccione pontificale, ndr)? Un reazionario retrogrado? Un filosofo anticapitalista? Acqua, acqua. Il signor papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, che ha dato alle stampe un’opera dal titolo che è tutto un programma: “La dittatura dell’economia”. Greta Thunberg, torna a giocare con le bambole.

Vespa D’Urso

Per la sotto-rubrica “Non tutto il virus vien per nuocere”, si accoglie con viva e vibrante soddisfazione la sospensione delle tramissioni di Barbara d’Urso e Bruno Vespa. A volte lo zapping ci induceva in errore e li confondevamo. Ma torneranno, dannazione, torneranno. E ci faranno rimpiangere queste notti magiche di clausura, inseguendo un goal. Ah, no.

 

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