Zaia uno e trino: prima rosso, poi no, ora rossissimo

Ecco le diverse posizioni del governatore del Veneto nel giro di 48 ore: carta canta

Luca Zaia, 5 marzo, Il Gazzettino: «Non me ne voglia Vo’, che deve avere la priorità nelle linee di finanziamento, ma anche Rocca Pietore ha disdette, quindi per noi la zona rossa si chiama Veneto».

Luca Zaia, 8 marzo, lettera al «pregiatissimo professor avvocato Giuseppe Conte»: la situazione «è al momento sotto controllo» e che il decreto che oltre alla Lombardia e fra le le Province in “zona rossa” include quelle di Venezia, Padova e Treviso «va riscritto stralciando le province venete» (Corriere della Sera, 9 marzo).

Luca Zaia, 8 marzo, Rtl 102.5: «Noi continuiamo a dire che vogliamo che le nostre tre province escano da questa idea di zona rossa, rispettiamo le regole però non vogliamo avere tre province dentro sulla base di quella classificazione. Ricordo che il Veneto ha 658 persone positive, molte delle quali asintomatiche, 47 persone in terapia intensiva, non abbiamo le caratteristiche per essere zona rossa. Non lo dico per un fatto di vanto ma perché i dati ci dicono che la provincia di Treviso ha un cluster tutto ospedaliero, cioè una signora, per altro deceduta, ha contagiato un reparto con degli ospedalieri che sono stati velocemente isolati. Molti sono asintomatici, passeranno la quarantena dei 15 giorni e finisce lì».

Luca Zaia, 9 marzo, Ansa, sul decreto della serata di ieri che estende al territorio nazionale le misure varate la notte del giorno prima: «Ben venga questa misura del governo, che ho sempre auspicato in tempi non sospetti. Il criterio di lotta ad un virus sarebbe insostenibile con restrizioni a macchia di leopardo, coma fatto finora. I virus non conoscono confini territoriali e abbiamo l’obbligo di difendere la salute dei cittadini».

Luca Zaia, 9 marzo, Il Mattino: «Il caso non si è mai aperto né chiuso. Ho detto solo che il Dpmc prevede il parere delle Regioni e sabato notte non c’è stato il tempo per una consultazione dettagliata. Il collegamento con Palazzo Chigi è durato fino alle 2 di notte e in mezz’ora siamo stati messi di fronte al fatto compiuto. Ho solo voluto sapere su quale base scientifica è stata firmata l’ordinanza restrittiva per la Lombardia e le altre 14 province. Ho chiesto di valutare bene i tre cluster di Padova, Venezia e Treviso perché i nostri consulenti scientifici dicono che la situazione è sotto controllo. Siamo stati i primi a creare l’isolamento fiduciario e tutti hanno seguito lo stesso iter. Io vivo nel Trevigiano, nella zona arancione, e i bar hanno chiuso alle 6 del pomeriggio, con il massimo rispetto dell’ordinanza. I veneti sono gente seria, che rispetta le leggi».

Luca Zaia, 10 marzo, conferenza stampa odierna: «Piuttosto che protrarre un’agonia che dura mesi, credo sia meglio arrivare a una chiusura totale, così da bloccare definitivamente il contagio. E’ una linea di pensiero che sta girando e penso che se ne parlerà anche oggi, perchè è fondamentale isolare il virus, e più rallentiamo la velocità di contagio e più respiro diamo alle nostre strutture sanitarie».

Se non siamo diventati tutti deficienti tranne l’autore di queste dichiarazioni, il presidente leghista della Regione Veneto nell’arco di soli due giorni, complice l’accelerazione di Palazzo Chigi, ha cambiato idea tre volte: lo Zaia di sabato notte chiedeva lo stralcio delle tre Province incluse nel decreto dell’8 marzo, giustamente protestando per le modalità ma avendo torto marcio nel disorientare i cittadini scontrandosi con il governo centrale in queste ore drammatiche, ben sapendo che Conte non poteva far marcia indietro; lo Zaia del lunedì nega l’evidenza, rifacendosi allo Zaia del 5 marzo che voleva l’intero Veneto in “rosso”, ma scavalcato nel frattempo in rigore draconiano dal leader del suo partito, Matteo Salvini, e anche dal collega governatore del Friuli, Massimiliano Fedriga, che l’hanno battuto sul tempo chiedendo l’estensione a tutto il Paese. Oggi sembra voler recuperare il terreno e si accoda all’omologo lombardo, l’altrettanto leghista Attilio Fontana che al contrario suo aveva giudicato il decreto governativo ancora troppo blando.

Sarà bene che i cittadini mantengano la calma. Perchè ai vertici delle istituzioni, a Roma ma anche in Veneto, non pare essercene molta.