Diario del coprifuoco/2: benvenuti nella de-globalizzazione

Mentre l’Europa rivela tutta la sua scientifica inadeguatezza, con il salto nella pandemia il mondo entra in un’altra epoca. In cui il Politico riconquista la supremazia sull’Economico

Giorno 2. Con la dichiarazione di pandemia per il coronavirus da parte del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, è ufficialmente entrata in crisi la globalizzazione. La differenza con l’epidemia è che l’infezione con il passare dei giorni è scoppiata in più focolai di Paesi diversi da quello di origine, la Cina. Mentre la Repubblica Popolare, con il pugno di ferro dei regimi a partito unico, sta piegando la diffusione del contagio, in Europa si sta estendendo a macchia d’olio, gli Stati Uniti hanno contabilizzato i primi decessi, e dio non voglia che i morti in Africa e in Sud America (uno in Egitto e uno in Argentina, al momento) si moltiplichino, investendo le aree più povere del mondo dove, tranne il luminoso caso di Cuba, la sanità vive d’emergenza già di suo.

Signori, non si scherza più

L’interconnessione economica che costituisce il corpo del global world – ma ha il suo sistema nervoso nella finanza, che vive in una bolla di fantastiliardi da far venire i brividi – aveva subito un tracollo con la chiusura degli scambi cinesi, dal momento che la Cina è il motore trainante della produzione mondiale. Ora un altro colpo, forse di grazia, alla normalità a cui eravamo abituati da almeno vent’anni: i rapporti fra i punti del globo dovranno essere sottoposti a un controllo maggiore degli Stati. La preminenza dei confini politici sull’assenza di barriere economiche sarà l’amara riscoperta dei prossimi mesi. E’ la rivincita tragica, ossia dolorosamente inevitabile, del Politico sull’Economico.

Limes

E’ stata stravolta la percezione del quotidiano, d’ora in avanti cambierà anche la visione delle relazioni fra popoli. E quindi anche dell’identità dei popoli, che piaccia o no, non possono esimersi dal ripensare il valore del limes, il limite riconosciuto che separa uno dall’altro. Non solo o non tanto geografico, ma di autodeterminazione. Il virus pandemico è sovranista? Sì, se a questa parola diamo il significato di una rimessa al centro del diritto sovrano di uno Stato di pensare al bene della propria popolazione. No, se abbiamo chiara le necessità di un’obbligata collaborazione fra i governi per sconfiggere insieme un agente patogeno che non conosce confini.

Ue penosa

L’inettitudine dell’Unione Europea in cui siamo invischiati ha dato un’ulteriore prova di sè, quest’oggi. In poche ore, la Commissione di Bruxelles ha prima ammesso di non servire pressocchè a nulla oltre a imporre vincoli di bilancio, affermando che la salute è affare dei singoli membri, che si arrangino; poi, per bocca della sua presidente Ursula von der Leyen, ha inscenato un video-teatrino in lingua italica solidarizzando con l’Italia: «Siamo tutti italiani», ha scritto con la formuletta di rito in questi casi. Tutti italiani un cazzo. Vogliamo vedere i fatti: quanti saranno i miliardi («diversi») per aiutarci? Ma poi, aiutarci di che? Non dobbiamo pietire aiuti: dobbiamo poter disporre di tutto il denaro che occorre per tenere in piedi l’economia e garantire il lavoro a chi ce l’ha e assistenza a chi l’ha perso, o lo perderà. Siccome grazie all’euro non abbiamo più la sovranità sulla moneta, che invece la Cina o anche il Giappone hanno riuscendo così a finanziare le misure eccezionali, siamo costretti a contrattare con gli Stati che hanno in mano lo scettro, Germania e in subordine Francia, per fare deficit. Che poi ci ritroveremo sul groppone, magari, ricominciando con la spirale dell’usura istituzionalizzata.

Stati d’eccezione, nessun uomo d’eccezione

Con la classe politica che abbiamo, tuttavia, specchio fedele di una società di individualisti che nel dopo lavoro si lavano la coscienza, con tutto il rispetto per chi ne fa, facendo volontariato e opere di beneficenza, siamo spacciati in partenza. Ci vorrebbe un De Gaulle. Ma se perfino la Francia si è ridotta a Macron, vuol dire che mancano proprio gli uomini, prima ancora delle idee. Non siamo all’altezza di grandi eventi, che in quanto tali esigono grandezza d’azione. Ovvero il coraggio indispensabile negli stati d’eccezione. La serrata totale, richiesta a gran voce da presidenti del Nord Italia e opposizione di centrodestra e osteggiata da industriali in ordine sparso che non hanno capito che non è più aria, può essere il tampone per accelerare il contenimento, ma la questione di fondo è rispondere alla domanda che segue: come ristabilire il potere di uno Stato libero di tutelare i beni primari (salute, dignità, sussistenza) se non lo ha più perchè l’ha ceduto? Datevi una risposta. E buona de-globalizzazione a tutti.

(ph: Pixabay.com)

 

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