«La Costituzione è chiara: non solo diritti, anche doveri. Stare a casa è un obbligo»

Il costituzionalista Bertolissi: «Chi va in giro e poi si ammala pretende poi di essere curato? Il governo è pienamente legittimato a limitare la circolazione»

«Poichè ciascuno di noi può mettere in pericolo la salute di qualsiasi altra persona ha l’obbligo e il dovere inderogabile, come previsto dalla Costituzione, di attenersi rigorosamente a tutte le prescrizioni che vengono date». Se qualcuno aveva dubbi sulla costituzionalità dei decreti d’emergenza del governo Conte per il contenimento del Coronavirus, il professor Mario Bertolissi, docente di all’università di Padova (e capo del team di esperti chiamati dal governatore Luca Zaia sull’autonomia) è pronto a fugarli:  non rappresentando «un attentato alla libertà dei cittadini, ma una richiesta di assunzione di responsabilità». Tanto per essere chiari: «Se il cittadino si trova nel dubbio che “state a casa” sia un invito o un obbligo, propenda per l’obbligo: qui non ci stanno vietando di muoverci o di riunirci per motivi di carattere politico, le limitazioni alle libertà personali sono legate alla salute pubblica».

Articolo 2

Per spiegare meglio la ratio che ispira la decretazione di questi giorni, Bertolissi si richiama all’articolo 2 della Costituzione :”La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale“. «La rinuncia che ci viene chiesta – dice l’esperto – si fonda appunto sul dovere inderogabile di solidarietà: tu puoi anche disporre della tua salute ma non puoi mettere a repentaglio quella degli altri perchè sei uno sconsiderato. Qui non ci sono vocazioni autoritaristiche delle istituzioni, anzi se non intervenissero verrebbero meno ad un imperativo costituzionale. E il cittadino deve piantarla di ritenere di avere solo diritti, ci sono anche i doveri». Quanto alle autocertificazioni per circolare, «a parte le eccezioni a spostarsi previste, entra in gioco la serietà del cittadino. Perchè non si può mettere un carabiniere vicino ad ogni persona. Mi sento di difendere le istituzioni. Devi essere tu per primo a lamentarti con il concittadino che non rispetta la legge, siamo talmente tanti che lo stato non ha i mezzi per far controllare tutti. Prendiamo un caso pratico: non rispetti le regole, sei andato a cena, al parco e vieni colpito dal Coronavirus. E adesso che ti sei ammalato pretendi di essere curato? Ma io ti avevo detto di non andare e di non fare. Le indicazioni sono chiare. Ci vuole un poco di buon senso. Io sono a casa, ho sospeso ogni attività e non solo per ragioni d’età».

«Non creare danno ad altri»

L’invito a stare a casa ripetuto dalle autorità e rilanciato dai mezzi di comunicazione attraverso personalità del mondo dello sport e dello spettacolo, non è solo un invito: «In questo momento state a casa è da considerarsi un obbligo – chiarisce Bertolissi – La passeggiata? Solo nelle immediate vicinanze della tua abitazione. Se l’indicazione è di non uscire, non si esce. Ma dobbiamo metterci nell’ordine di idee che il problema non è cosa posso fare io ma cosa potrei fare creando danni ad un altro. Ti andrebbe bene che una persona che non rispetta le regole ti infettasse? E’ questione di reciprocità e noi l’abbiamo persa. Dobbiamo metterci nella dimensione del rapporto con il prossimo, sarebbe bene recuperare questa parola. “Ama il prossimo tuo come te stesso”: forse è arrivato il momento di leggere il Vangelo anche se non si è credenti. E il riferimento costituzionale è preciso. Qualche illustre collega ha delle perplessità, qualcuno parla di accentramento di poteri ma io non vedo duci o aspiranti tali. Siamo seri. Chi assume questi provvedimenti ha una forte responsabilità, questo non è uno scherzo. Fino a qualche giorno fa si era in una sorta di limbo, la gravità è emersa col tempo».