L’allarme dei fattorini: «Rischiamo di trasmettere il virus, non siamo tutelati»

La Filt-Cgil del Veneto: «impennata degli acquisti online e consegne a domicilio, servono maggiori controlli non solo sulle strade ma anche nelle imprese»

«I fattorini non lavorano in condizioni di sicurezza, salvo qualche caso». A lanciare l’allarme per la categoria è Renzo Varagnolo, segretario generale regionale della Cgil Filt (Federazione italiana lavoratori trasporti). Sono circa 90mila in Veneto i cosiddetti “driver” in giro per consegne nelle aziende, nelle case, alla guida di furgoncini, in motorini e bici, insieme ai “rider” ovvero i giovani che portano la piazza o la spesa a domicilio. Nell’emergenza Coronavirus le consegne dovrebbero essere fatte in totale sicurezza. Ma, secondo il sindacato, non tutte le aziende si sono adeguate mentre la richiesta, considerato l’invito a restare a casa, aumenta.

Sistema a rischio

«In questo momento crescono gli acquisti on line, l’e-commerce e le consegne a domicilio – spiega Varagnolo – e chi va in giro con il furgone sono sempre i driver, i fattorini, che lavorano per le principali società come Amazon ma anche per i tradizionali corrieri, Tnt, Dhl, Ups e non solo, il Veneto è ricco di aziende di questo tipo. Noi abbiamo dato indicazioni precise a imprese e associazioni sulle protezioni, guanti, mascherine, a tutela di cliente e lavoratore. Ma abbiamo segnalazioni dai delegati che non tutte le aziende hanno messo l’igienizzante a bordo del furgone. E il lavoratore, soprattutto nel rapporto con la clientela, quali garanzie ha? In questo periodo sono aumentate consegne e resi e al fattorino arriva di tutto, perchè la gente non è che gli dà il pacco confezionato e igienizzato. Anche l’utilizzo dei palmari è un rischio: i fattorini fanno firmare il cliente ma quanta gente lo tocca quel palmare? Dovrebbe essere igienizzato ad ogni consegna. Il tema poi diventa anche un altro: i carichi di lavoro. Un fattorino che deve consegnare 70/80 pacchi al giorno dovrebbe avere i tempi per mettersi in sicurezza anche dal punto di vista igienico ma non riesce, perchè aumenta la domanda e c’è maggior lavoro. Le mani però sono uno dei veicoli principali della malattia. Chissà cosa il cliente ha toccato in casa, se ha dei familiari malati, magari non rispetta la distanza consegnando il pacco a mano. Così il rischio è che i fattorini diventino dei trasmettitori, per loro e per la clientela».

«Aumentate i controlli»

La preoccupazione della categoria è alta. E il lavoratore, spiega il sindacalista, non ha mezzi per tutelarsi: «Invitiamo i delegati e le aziende stesse a rivolgersi anche alle istituzioni pubbliche, alle prefetture, quando vedono che non sono rispettati i diritti di tutela della salute. Tutti i lavoratori della categoria dovrebbero avere sistemi di igienizzazione, con una dotazione sufficiente: la mascherina ha una durata limitata, non una per l’intera settimana. E devono essere le aziende a farsi carico di tali costi». Dalla Filt Cgil parte quindi un appello, forte e chiaro: incrementare i controlli. Spiega Varagnolo: «Non vogliamo criminalizzare nessuno, la situazione è a macchia di leopardo, e tra l’altro siamo noi a portare farmaci e materiale sanitario agli ospedali. Però sfido a verificare. Anche all’interno dei magazzini logistici dove smistano la merce. Qualche grande impresa ha fatto qualcosa ma non ci risulta che siano state introdotte misure a sufficienza. Chiediamo con forza maggiori controlli non solo sulle strade ma anche all’interno delle imprese. Il lavoratore da solo non ha la forza per imporsi in caso di mancanza di tutela. Cosa potrebbe fare? Non voglio essere allarmista ma vista la situazione del paese tutto va fatto per impedire che si determini un danno per il lavoratore stesso e poi per la società civile». Stessa situazione per i rider: «Anche la distribuzione alimentare è cresciuta. Per questo la categoria meriterebbe maggior attenzione. La più alta concentrazione in Veneto è a Padova, Vicenza, Verona e Rovigo, dove la logistica è molto presente. Non abbiamo dati precisi ma qualche lavoratore positivo al Coronavirus c’è e altri sono in quarantena. Speriamo che il decreto funzioni, non voglio pensare ad un blocco totale. Perchè se si è sani si ricostruisce, altrimenti no. Fateci lavorare nella maggiore sicurezza possibile: i mezzi e le indicazioni ci sono, serve una forte azione di controllo e anche di responsabilità da parte delle aziende».

(ph Shutterstock)