Chiusi in casa: decalogo per la sopravvivenza

Alla vita casalinga non siamo più abituati. Ecco come abbiamo cercato di cavarcela, giorno per giorno. Fino all’implosione finale

Ormai siamo chiusi in casa da giorni, usciamo solo con l’autocertificazione e ci limitiamo al supermercato più vicino. Ma alla vita casalinga non siamo più abituati. Ecco come abbiamo cercato di cavarcela, giorno per giorno, fino all’implosione finale.

Sesso e volentieri

Beh, chi non ci ha pensato? “Avremo più tempo per stare assieme e fare l’amore. A qualunque ora del giorno!”, avete pensato il primo giorno. Magari. A parte che non siete in casa da soli – ci sono i figli, il cane, due gatti – lui/lei non riesce proprio a concentrarsi: intanto perché eravate abituati a una media di una pigra seduta erotica al mese, sempre alla stessa ora e allo stesso modo; passare alla quotidianità fuori orario è impossibile. E poi è difficile manovrare un corpo ormai imbolsito e con una mano sola. Perché l’altra, ammettetelo, ce l’avete sempre sul telefono: rispondere ai messaggi, contare i nuovi contagi, guardare video di deficienti travestiti da medici che vi consigliano agrumi, limoni, lamponi e saponi.

Figlio mio, parliamo!

Chi è quello sconosciuto coi baffetti che vi guarda molto peggio di quanto sia possibile immaginare? È vostro figlio, chiuso in casa come voi ma idrofobo tre volte voi. Al secondo giorno provate a scambiare due parole con lui: non lo facevate da mesi, vero? Ecco, io questa scena l’ho vista coi miei occhi, giuro. La prima domanda padre-figlio è stata: “Ma tu, hem… che classe fai?”

Guardo Grease, ma in polacco

Al terzo giorno abbiamo già gli occhi a palla causa televisione, computer, cellulare perennemente accesi. Dopo aver visto e rivisto film e spettacoli di ogni genere ed epoca (c’è chi si è sciroppato “A come Andromeda”, giuro) i più arditi superano ogni limite: le versioni originali di Bergman, in svedese; tutorial su YouTube per riparare la falciatrice ferma del 1973; antiche tribune politiche con Spadolini e Fanfani. E siamo solo al terzo giorno.

Ueeeei, vecchio mio!

Quarto giorno: scorrete la rubrica del telefono e trovate Fidenzio, che ha fatto il militare con voi, nel ’97. Lo chiamate: grandi feste, battute, chiacchierate. Vivete un’ora e mezza di magia: ricordi quella volta che il colonnello Barbetti? Ma che camerata con Brindisi e Pavia! E quella volta che il caporale Brilli? Finite con “Ci vediamo presto, faremo grandi bevute assieme…”. Scoprirete poi che Fidenzio non ha fatto il soldato con noi; è l’ex fidanzato di vostra sorella. Vi ha preso per pazzo (a ragione) e assecondato.

Nutella e melanzane

Quinto giorno: finito l’ultimo documentario sugli insetti stercorari del Burundi orientale, ci si butta in cucina. Non siete mai andati oltre la pasta in bianco e i sofficini, ma è il momento di lanciarsi verso l’infinito e oltre. Cosa avete guardato a fare 72 puntate di Masterchef? Tentate esperimenti arditi: pasta fritta flambè, spiedini di tonno in scatola e biscotti Plasmon, melanzane cotte spalmate di Nutella. Dura poco, per fortuna. E comunque non è uno scherzo: melanzane e Nutella io le ho fatte per davvero. E non sono neanche male.

Il garage è roba ma!

Sesto giorno. Ehi, ma se non posso uscire ho comunque il garage: ci sono persone che qui hanno costruito un secondo ufficio, un laboratorio, un’officina. E poi almeno qui le donne non entrano: temono i ragni, har har har, e quell’aria da “La casa dalle finestre che ridono”. Vedete la vostra bici, ferma da due anni: quasi quasi comincio a ripararla, chi mi fermerà? Vi ferma la catena arrugginita, in cui incastrate subito dolorosamente indice e pollice. E mentre vi preoccupate per l’antitetanica, qualcuno vi tocca dolcemente sulla spalla, arrivandovi da dietro: “amore sei tu?” È un ragno da due etti e mezzo che difende il suo territorio. Volate urlando di sopra e lasciate perdere: Crozza che fa Feltri l’avete visto 439 volte, ma lui almeno non morde.

Amore, vado a fare la spesa

Sì, da ventidue anni la spesa la fate solo in casi estremi, da accompagnatore non protagonista e bestemmiando sottovoce: ma al settimo giorno è la sola via di fuga. Maschera, autocertificazione, sacchetti e lista scritta a mano dalla moglie che comprova la vostra buona fede. Sarà sufficiente per le tre pattuglie che vi fermeranno e perquisiranno fino alle vostre profondità più recondite. Ma non per la moglie, al vostro ritorno: “Haaaaa, le patate non queste! Da purè, era sottinteso! Hiiiiii, non hai visto che questa carne scade tra tre soli giorni??? Oooooooh, il nasello lo volevo surgelato, non in scatolaaaaa!” Dai, lo sapevate che finiva così.

Che ci fa questo tizio a casa mia?

All’ottavo giorno guardate le persone attorno a voi e non le riconoscete più: vostra moglie indossa tute e vestaglie sformate, capelli incrocchiati in modo orrendo ed espressioni da “La notte dei morti viventi”. Ma il peggio è quando, entrando in bagno, vi trovate un estraneo davanti al bidè: brutto, grasso, sporco e puzzolente, con le occhiaie e una smorfia sovrumana. Purtroppo non è un ladro d’appartamento: siete voi allo specchio, maledizione.

Il bridge, che passione!

Nono giorno, si prova l’impossibile: imparo qualcosa! Non lo fate da vent’anni e non avete idea di quanto sia difficile riabituare il cervello a capire cose nuove. (Già il solo leggere, che ne dicano appassionati & intellettuali, è impossibile. Richiede troppa calma e concentrazione, che in questa situazione non potete avere). In un momento di pazzia, comperate un corso on line di bridge. Non lo sapete, ma siete vicini al suicidio: dopo un’ora di lezione (e comprensione zero) scoprirete che è più chiara e scorrevole una discussione tra Sgarbi e Fusaro. Occhio, che siete proprio al limite.

Il Kamasutra omicida

Decimo giorno: l’istinto di sopravvivenza familiare arriva in aiuto. Vostra moglie ha capito il vostro dramma e vi propone di ritentare con il sesso. Provate le posizioni del Kamasutra, un sogno che avevate da trent’anni. Ma partite esagerando: “L’onnipotente”, “V come vittoria” e “La sinfonia”, le più mitiche e difficili. Dieci minuti dopo siete al telefono con il pronto soccorso. Purtroppo l’ambulanza non uscirà per voi: slogatevi e slegatevi da soli, vi dicono, con tanti auguri. Forza, pare che giorno o l’altro si tornerà tutti al lavoro.

(In foto screenshot dalla serie televisiva Last Man on Earth, ph. Fox)