Diario del coprifuoco/8: l’egoismo dell’Europa e il messaggio di Davide

Il governo finanziario dell’Unione ha deciso: ognuno se la cavi da sè. In Inghilterra dietrofront sull’immunità di gregge, mentre in Svezia la disumanità è persino etica. Condannare l’odio? Leggete cosa scrive un malato di Milano…

Giorno 8. La notiziola è stata confinata in trafiletti o articoli di secondo piano: il vero governo economico dell’Unione Europea, il cosiddetto Eurogruppo dei vari ministri delle finanze, ieri ha deciso di non decidere, abbandonando il Paese oggi in maggiore difficoltà, il nostro, ai famelici mercati dai quali dovremo rastrellare la copertura al debito che ci serve per sostenerci. Non cambia mai, la sostanza, quando si tratta di Europa: tutto passa sotto silenzio o quasi. Invece è interesse nazionale oggi più che mai informare. E allora informiamo i lettori che nella riunione di ieri l’alto consesso ha concluso che: 1) il Patto di Stabilità che ci lega le mani nel bilancio resta, perchè «ha la flessibilità necessaria per far fronte a questa situazione e faremo pieno uso di questa flessibilità in tutti gli Stati membri»; 2) gli aiuti di Stato al momento rimangono proibiti, ma «la Commissione accelererà il processo di approvazione» di un dietrofront; 3) «se necessario – scrivono i ministri – prenderemo altre misure per sostenere la crescita e l’occupazione» (ora non è necessario? e quali sarebbero, queste misure?); 4) appoggio alla Commissione sulla non contabilizzazione degli «stabilizzatori automatici» (?) ai fini del deficit; 5) non si esclude un ricorso al fondo Mes, la cui riforma – unica nota positiva – è stata messa in freezer per l’oggettiva improponibilità di procedere ora, mossa troppo ardua da sostenere per i governi, in particolare per il nostro, che si vedrebbe subissato di critiche dal centrodestra e da una parte del M5S. Non una parola sul ruolo della Bce per calmare lo spread: ci si accontenta per ora dei 120 miliardi, una bazzecola, previsti dalla Lagarde per il 2020 giusto per non dare l’eccessiva impressione di supervisionare come un avvoltoio i futuri cadaveri. In sintesi: la Ue si comporta da Ponzio Pilato, come sempre quando dev’esserci. Per far capire in che situazione siamo, è sufficiente dar conto della posizione di Carlo Calenda: l’ex ministro, ex renziano ed ex liberista che ha ammesso di non aver capito un cazzo (sic) negli scorsi trent’anni, ha tribuneggiato in tv con la foga del convertito dell’ultima ora: «Dobbiamo fregarcene [dell’Europa] e spendere tutto quello che ci serve da spendere. Quando c’è una guerra l’unica regola che vale è vincere la guerra. Il resto non ha nessun valore». E se lo dice pure Carletto…

Si ringraziano Thatcher e Blair per i tagli

Oltre Manica, intanto, Boris Johnson pare voler fare retromarcia. Rispondendo a una lettera di 295 scienziati che hanno contestato la prospettiva di far ammalare la popolazione per immunizzarla («La strategia adottata dal governo sta mettendo in pericolo molte più vite del necessario. Il rischio più grave è quello di stressare il sistema sanitario nazionale (NHS) oltre il limite. Le misure di distanziamento sociale prese finora sono insufficienti e crediamo che ulteriori e più restrittive misure debbano essere prese immediatamente così come hanno fatto altri paesi nel mondo»), il segretario alla salute Matt Hancock ha dichiarato «martedì il governo annuncerà un piano che porterà a nuovi poteri per gestire l’emergenza con la richiesta agli ultra settantenni di auto isolarsi presto, possibilmente per alcuni mesi. L’immunità di gregge non è parte del piano d’azione del governo, è un sottoprodotto naturale di un’epidemia». Si sono accorti anche a Londra che il campo di battaglia è la tenuta degli ospedali, ovunque incapaci di reggere afflussi massicci e in contemporanea di pazienti bisogni di cure intensive. Figuriamoci poi in Gran Bretagna, al cui confronto l’Italia, con il suo sistema sanitario malmesso ma non thatcherizzato e blairizzato, diventa Cuba (da cui sono stati offerti soccorsi come del resto dalla Cina: ah, queste canaglie socialiste…).

Biden, fuck off

C’è chi scatarra addosso alla nostra sanità, che sta affrontando uno sforzo titanico, con il cattivo gusto che solo le campagne elettorali fanno spurgare dal fondo nero della politica. Il fresco vincitore delle primarie del partito Democratico a New York, Joe Biden, in un dibattito di ieri contro lo sfidante Bernie Sanders alla candidatura presidenziale di quest’anno, ha fatto sapere che la sua opinione è più o meno quella che ci si aspetta da uno statunitense ricco ed egoista: «Con tutto il rispetto per il Medicare for All – ha detto – in Italia c’è un sistema analogo al Medicare for All. Non sta funzionando. Non sta risolvendo nulla». E certo, invece il sistema basato sulle assicurazioni private che solo i danarosi possono permettersi quello funzionerebbe alla grande e risolverebbe tutto. Non risulta che uno straccio di nostro ministro della Salute, per non dire del Presidente del Consiglio, abbia preteso le scuse. Ma sì, chi se ne frega se ci trattano da zimbelli, i fieri alleati che assistono in questo momento alla corsa ai negozi di armi, come se fossero catapultati in uno dei loro film apocalittici di quart’ordine.

La glaciale efficienza scandinava

Tornando in Europa, nel generale crollo di luoghi comuni e miti sfatabili, anche la Svezia, la socialdemocraticissima Svezia, qualche pensiero lo dà. Il direttore generale della sanità Wigzell, elencando i 1.119 positivi (10 per 100 mila abitanti) e i 7 morti, ha messo a verbale questa inquietante presa d’atto: «Saranno richieste priorità mediche, e qui è necessario un supporto decisionale nazionale per i professionisti e i dirigenti delle regioni. Quando si tratta di raccomandazioni sulle priorità, un gruppo di esperti medici lavorerà per soddisfare le esigenze emergenti. Sono incluse priorità che hanno una dimensione etica, assolutamente. Dovrebbe esserci un supporto per i professionisti nelle priorità che potrebbero essere molto difficili». Tradotto: occorrerà decidere chi far morire.

Vita vera, non prediche

«Sempre si deve perdonare. E non è facile, perdonare. Perché il nostro cuore egoista è sempre attaccato all’odio, alle vendette, ai rancori. Tutti abbiamo visto famiglie distrutte dagli odi familiari che si rimandano da una all’altra generazione. Fratelli che, davanti alla bara di uno dei genitori, non si salutano perché portano avanti rancori vecchi. Sembra che sia più forte l’attaccarsi all’odio che all’amore e questo è proprio il tesoro – diciamo così – del diavolo». Papa Francesco ha parlato così stamattina nella messa officiata a Santa Marta. Odiare può essere pericoloso, se lasciato a briglia sciolta. Ma è un sentimento umano e, può avere una sua nobiltà, se giustificato e ben direzionato. Il pontefice fa il suo mestiere, ma voglio riportare qui per esteso il messaggio su Facebook datato 14 marzo scritto sul letto in cui è ricoverato un malato di Milano, Davide Lavizzari (in foto), che forse fa pensare oserei dire di più: «Spero di esserne fuori, 14 giorni di febbre, tosse, polmonite interstiziale bilaterale grave, quella che porta questo male di merda. 4 tamponi negativi, incomprensibili per i medici che mi hanno sempre detto: “non è possibile, ma non sappiamo nulla ancora, devi reagire tu perché non c’è cura”. Ed io non respiravo ed avevo paura. Ho dormito nella aree rianimatorie del PS per tre notti, ho visto gente crepare, stare malissimo, piangere in continuazione perché non poteva vedere i propri cari. Non pensavo così tanti, una tragedia, non so se la tv raccontasse il vero. Erano tantissimi i positivi, con polmonite. Ho conosciuto i veri leoni della società, medici e paramedici che soccorrevano tutti disperatamente vestiti da marziani. A loro andrà per sempre la mia solidarietà ed i pochi denari che mai potrò devolvere in beneficenza. Grazie ai pochi amici cari che mi sono stati vicini con i messaggini ai quali non avevo la forza di rispondere. Mi ricorderò, uno per uno. Per il resto nutro grande odio e rancore. Odio non per chi ha permesso tutto questo, ma per quella metà di italiani idioti che hanno sempre avallato ideologicamente tutto questo. Buonisti, europeisti, globalisti, non avete mai avuto confini da difendere, perché non riconoscete nemmeno i confini della vostra patria. Quando l’Italia si faceva, probabilmente i vostri avi erano già allora in osteria ad obiettare o bere un bicchiere, sempre nascosti, perché conigli. Quindi che cazzo dovete difendere, proprietà? sangue? dignità? Li avete persi nei vostri centri sociali. Non gli stranieri, migliori di noi, che meritano di poter vivere in un grande paese quale potrebbe essere il nostro, ma a voi, smidollati senza palle, auguro il peggio».

Bravo Silvio

Silvio Berlusconi ha donato 10 milioni di euro alla Regione Lombardia per realizzare 400 posti letto alla Fiera di Milano. Dopo essere fuggito a Nizza, un gesto riparatorio che apprezziamo. E che dovrebbe essere imitato dai titolari di patrimoni milionari per quella faccenduola che si chiama carità di patria. Detto senza ironia, questa volta. Caccino il grano, che nella tomba non gli servirà.

 

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