Diario del coprifuoco/10: V come Viruscrazia

La Bce per ora tampona la voragine che si sta aprendo. Trump vuole l’esclusiva per gli Usa su un possibile vaccino. Dagli Usa un’analisi inquietante sul futuro. Ma un modo per dare scopo a caos e privazioni c’è

Giorno 10. Oggi i casi totali da coronavirus sono saliti a 41.035, i decessi a 3405 (più della Cina!), i guariti a 4440, i pazienti in terapia intensiva sono 2498. In Germania il tasso di letalità è dello 0,26%, in Spagna del 4,5% circa, in Francia del 3% circa. In Italia è maggiore dell’8%. Dubbi, domande, sbigottimento per il cambio d’epoca esploso nell’arco di pochi giorni, impossibilità di previsioni sul misterioso “picco”: pensare troppo impedisce di pensare bene, mentre le certezze sono messe a dura prova. Alcune fanno da solido punto di ancoraggio, come la convinzione che in alto, dove si decidono i giochi, il primo pensiero è salvare il baraccone del potere, non fare il bene dei popoli. La Bce che dovrebbe tutelare l’immaginario cittadino europeo (che non esiste, esistono i cittadini italiani, tedeschi, francesi ecc ecc) fa la tipografia d’emergenza stampando 750 miliardi che serviranno a mettere una prima pezza comprando un po’ di titoli. Un palliativo momentaneo, se lorsignori non metteranno in discussione, e non lo faranno se non costretti, tutte gli stramaledetti vincoli (Mes) che ci condanneranno allo strozzo, quando sarà ora di pagare il debito che non possiamo non fare in questo momento. Quella imponderabile canaglia di Donald Trump ha messo a punto un pacchetto da 1000 miliardi di dollari, metà dei quali andrà direttamente nelle tasche degli americani, con una cifra superiore ai mille dollari per singolo contribuente a seconda del reddito e delle dimensioni familiari. Già di più dei miserabili 600 euro a partita Iva stanziati dal nostro governo. Persino il palazzinaro alla Casa Bianca sta facendo una figura migliore, nonostante rimanga l’affarista che è: tanto per dire, vorrebbe mettere le mani sul brevetto di un vaccino che sta preparando un’azienda privata tedesca, la CureVac, per poi tenerselo per sè e per i soli Usa (“La tracotanza americana pure sui vaccini”, Il Fatto Quotidiano di oggi).

Distopia tecnologica

Viene il mal di testa, all’idea che la dura scuola di decrescita infelice che dovremo seguire – e non abbiamo ancora visto niente: aspettiamoci la reazione a catena di licenziamenti – sarà inutile, se la sacrosanta esigenza di risarcimento sarà sterilizzata dal martellamento rieducativo che è già partito alla grande. La rivista dell’istituto di tecnologia MIT di Boston ha pubblicato un’analisi a firma del direttore Gordon Lichfield in cui si sostiene che anche qualora i sistema sanitari fossero resi adeguati a una pandemia permanente, la distanza sociale dovrà diventare la regola, sviluppando modalità per identificare chi è a rischio di malattia per discriminarlo legalmente. Saremo geolocalizzati, scannerizzati, misurati, auscultati, controllati molto più di quanto non avveniva finora. Naturalmente a rimetterci saranno gli stessi di sempre: i più poveri. Coloro che per lavoro si spostano di più si precarizzeranno. La stabilità fisica diventerà un valore, e la mobilità un privilegio. Il viaggio di piacere tornerà un lusso per pochi. Lichfield conclude augurandosi che la nuova Disuguaglianza Virale sia un’occasione per ripensare le ineguaglianze sociali. Ma sapete come dice quel detto di Abantuono in Mediterraneo: chi vive sperando…
Chi è padrone della tecnologia ha in mano il mondo. In questo momento, urlare all’autoritarismo perchè siamo al decimo giorno di libertà sequestrata, mentre i nostri medici e infermieri sputano sangue in corsia, è gridare al lupo quando ancora il lupo, quello vero, preconizzato da Lichfield, non si è ancora materializzato. Ma è di lì che si deve passare: dal potere sui mezzi tecnici, sulla gestione di Internet, sul 5G, sulla comunicazione senza confini che rappresenta, paradossalmente, la zona d’ombra di qualsiasi cambiamento futuro.

Bisogno di realtà

Quanto resisterà la gente sotto la cappa della reclusione forzata? Per quanto rimarrà compressa l’aggressività che si sta accumulando, in attesa di tornare a una normalità che non tornerà più nelle stesse forme di prima? In che misura possiamo permetterci di non dare al corpo lo sfogo che gli è indispensabile? Ai carcerati l’ora d’aria è concessa, ai quarantenati da Covid-19 sempre meno. Sono flash sul futuro che tolgono il sonno. Per restare lucidi e non farsi trascinare dal pessimismo, si deve fare come fa un buon capofamiglia: nervi saldi, non delegare niente in bianco a nessuno (neppure ai “competenti”, che pure loro non sanno bene che pesci pigliare), cogliere tutti gli spazi d’azione sfruttabili. Come quando si è in gabbia e si cerca ogni modo possibile per evadere. Non ci si riuscirà? Tentare è già qualcosa – dà già un senso.
Oggi è la festa del papà. Dopo decenni di società materna con le sue finte libertà individualistiche, stile Brave New World, adesso, per confrontarsi con occhi elettronici e ritmi da penitenziario modello Big Brother, rimettere radici e tornare al concreto diventano necessità obbligate. Tanto più la Viruscrazia inoculerà il germe invisibile dell’angoscia stringendo la sorveglianza virtuale, tanto più si sentirà il bisogno, almeno per i migliori fra noi, di districarsene, riappropriandosi degli elementi vitali: famiglia, comunità, partito (sissignori, partito: è finito il tempo dei movimenti liquido-gassosi), identità locale e nazionale e quel che hanno solo i veri padri: le palle. Se così andrà anche solo un po’, la pestilenza avrà avuto uno scopo…

(ph: Shutterstock)

 

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