«Santorso diventa Covid Hospital. E chi ha un infarto o si rompe una gamba?»

Cunegato e De Zen (Coalizione civica Schio): «Zaia racconta cose che non stanno nè in cielo e nè in terra. Siamo preoccupati sia per il presente che per il futuro»

Zaia risponde ai sindaci e a chi ha manifestato delle preoccupazioni dopo la scelta di far diventare Santorso un Hub Covid 19, chiudendo quasi tutti i reparti. Ma secondo Carlo Cunegato e Giorgio De Zen di Coalizione civica Schio, il governatore ha raccontato «cose che non stanno né in cielo né in terra. Dice di aver riaperto il punto nascite. Di cosa sta parlando? Altro che punto nascite, a Santorso c’è da sempre l’eccellenza del reparto ostetricia, ginecologia, pediatria e della Terapia intensiva neonatale, un centro unico nel vicentino. Poi dice di aver potenziato il pronto soccorso. Cosa sta dicendo? Dalle grida di dolore del primario dell’estate scorsa, per il quale di notte si rischiava di avere un solo medico, i dati che abbiamo del 15 Febbraio parlano ancora di un drammatica e inaccettabile carenza di personale. Se l’organico dovrebbe prevedere 21 medici, i medici in servizio sono 7, più 4 assunti dalle cooperative. Di notte in servizio ci sono solo un medico ospedaliero, più un medico delle cooperative. Come si fa a parlare di potenziamento?».

«Noi siamo preoccupati, sia per il presente che per il futuro – continuano Cunegato e De Zen -. Nel presente, perché nell’Altovicentino non ci si ammala solo di Coronavirus, ma le persone subiscono infarti, aneurismi, si rompono le gambe. Mentre Bassano ha vicino l’ospedale di Castelfranco e di Cittadella, noi siamo in un cul de sac. Se, come dice Zaia, l’emergenza può durare per mesi, che cosa succederà a chi magari da Posina o da Sant’Antonio dovesse avere un infarto? A questo proposito vorremmo riportare qui la testimonianza di un medico del territorio, che dovrebbe farci riflettere, che dovrebbe far riflettere anche Zaia. Si tratta di una testimonianza di due giorni fa, che fa emergere una profonda preoccupazione diffusa in molti medici, con i quali magari il governatore dovrebbe parlare: “oggi fortunatamente la sala di emodinamica dell’ ospedale di Santorso era ancora aperta ed un nostro giovane cittadino con un grave infarto ha subito una delicata angioplastica coronarica in emergenza che lo ha salvato dopo un miracoloso arrivo al pronto soccorso del nostro ospedale. Un suo trasferimento a Bassano del Grappa ne avrebbe determinato la morte certa durante i tragitto o anche prima. Ricordo che c’è l emergenza Coronavirus che come dicono i giornali oggi ha causato un primo decesso di un paziente con gravi patologie di base. Ricordo che se già da questa settimana questa attività cardiologica fosse chiusa avremo già avuto alcuni decessi. Tutti conosciamo il problema di questa epidemia, ma dobbiamo ricordare che gli infarti, gli ictus ed altre malattie non si sono fermate col coronavirus e forse causano molti più morti nella nostra zona”. Una domanda, signor presidente: in casi come questo ci sarà un elicottero a disposizione per le urgenze?».

«Ecco, chi fa l’amministratore non può non essere sensibile a questo, non può non pensare che tutti dobbiamo lottare contro questa tragica epidemia, ma che anche chi ha altre patologie nella nostra comunità debba essere difeso, protetto, che abbia diritto ad un servizio sanitario che funzioni. Mentre in Lombardia hanno fatto gli ospedali da campo, la scelta di trasformare un ospedale per provincia in Hub Covid significa privarlo di tutti gli altri reparti. Poi continua ad essere viva la legittima preoccupazione per il futuro. Nonostante le rassicurazione di questa classe dirigente, della quale non ci fidiamo più. Perché avevamo tre ospedali e hanno chiuso Malo. Avevamo Thiene e Schio e ne hanno fatto uno a Santorso. Perché lo hanno fatto con il project financing che toglie milioni all’anno che potrebbero servire per curare le persone. Perché dopo la riforma delle Ulss che ci ha visto subire la fusione per incorporazione con Bassano abbiamo continuato a perdere servizi, come il Csm di Schio. Zaia dice che le schede ospedaliere sono legge, ma quante volte sono state cambiate le carte in tavola? Quindi niente di più naturale, per chi ama il proprio territorio e crede nella sanità pubblica, che temere che i reparti che verranno spostati a Bassano non tornino più indietro», concludono Cunegato e De Zen.

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