«Chiudo il supermercato: scelta di coscienza, da autorità nessuna indicazione»

Rossato, titolare del Maxi di Quinto Vicentino: «Il marito di una mia collaboratrice positivo al Coronavirus. Mi sono preso carico io di una decisione che doveva essere imposta»

«Vi comunico con le lacrime agli occhi che dal 18 marzo il supermercato sarà chiuso fino a data da destinarsi. Non perchè mi sia stato imposto ma per mia coscienza». Inizia così la nota di sfogo di Michele Rossato, titolare del supermercato Maxi di Quinto Vicentino. «Una mia collaboratrice a metà della settimana scorsa è stata a casa per malattia e suo marito è stato ricoverato perchè positivo al Coronavirus. Appena saputa la diagnosi ho chiamato carabinieri, 118, numeri verdi senza però ottenere indicazioni in merito. L’indomani mi sono confrontato anche con il sindaco che ha comunicato il caso alle massime autorità dell’USL. Detto presidio ha ribadito di essere oberato da un carico pesante di lavoro e ha assicurato la signora che sarebbe stata messa in quarantena fiduciaria. Non avendo ricevuto quindi nessuna disposizione e consapevole dell’indispensabilità verso la popolazione della fornitura di cibo, abbiamo continuato la nostra attività».

Poi la decisione autonoma di chiudere: «Ho analizzato questo contesto paragonandolo all’importanza del nostro ruolo a quello sanitario. Capisco che fornire beni di prima necessità è importantissimo ma noi abbiamo la facoltà di fermarci qualora si ravvisasse una situazione a rischio. Medici e infermieri, invece, di fronte a questi eventi, possono solo scegliere di salvare o non salvare una vita. Quindi giustifico le autorità le autorità competenti per aver declinato la mia richiesta di assistenza. Mi sono reso conto che dovevo prendermi io carico di certe scelte che, in teoria, dovrebbero essermi imposte. Non è giusto mettere a repentaglio la vita dei miei collaboratori e dei miei clienti e concittadini. La mia squadra è composta da 15 persone, non numeri e questo necessita di un comportamento etico che escluda qualsiasi forma di interesse personale, anche in assenza di un’analisi clinica».

«Detto questo l’analisi degli eventi mi porta a decidere di sospendere il servizio fino a data da destinarsi. Farò naturalmente pressione affinchè possano esserci risultati clinici, al fine di rispettare i protocolli e riaprire il punto vendita in piena sicurezza. Sono dispiaciuto della scelta ma senza dubbio è la meno dolorosa. Io sono tra gli imprenditori che hanno operato scelte secondo la propria coscienza. Mi prendo pieno carico di questa responsabilità ma il mio senso civico mi dice di operare così».