Lorenzoni: «Scelta sbagliata su Schiavonia e Santorso, disagi a cittadini»

Il candidato governatore del centrosinistra: «Facendoli diventare Covid Hospital hanno lasciato scoperto un vasto territorio. Non si potevano riattrezzare ospedali chiusi?»

Arturo Lorenzoni, vicesindaco di Padova a capo della formazione Il Veneto che vogliamo e candidato presidente del Veneto del centrosinistra, in un lungo post Facebook ha voluto fare una riflessione sulla gestione sanitaria di questi giorni. «L’emergenza in corso sta mettendo alla prova il nostro sistema sanitario e tutta l’organizzazione della nostra società. Ci sono richieste risposte straordinarie in tempi rapidi, capaci di fronteggiare una situazione che deve essere tenuta sotto controllo per non degenerare velocemente e portare a costi umani molto elevati. Un ruolo di primo piano lo hanno le strutture sanitarie, che stanno dando prova di saper reagire in modo strepitoso al montare dell’emergenza».

«In questo quadro è comunque lecito chiedersi se le scelte compiute siano le migliori, o se non siano immaginabili scelte diverse, più vicine alle aspettative delle persone e ai bisogni globali della comunità – continua Lorenzoni -. Mi riferisco in particolare alla scelta in Veneto di destinare interamente alla cura del COVID-19 le nuove strutture ospedaliere di Santorso e Schiavonia, spostando tutte (o quasi) le altre funzioni ospedaliere ad altre strutture delle USL di appartenenza. Mi chiedo in primo luogo: prima di procedere con una decisione di così forte impatto, si sono sentiti i sindaci dei relativi Comuni? E il personale di quelle strutture, per capire se tale scelta sia condivisa, e generi di conseguenza comportamenti collaborativi in questo momento di forte crisi, o osteggiata, generando invece malcontento e demotivazione? Vasti territori come l’Alto Vicentino e la Bassa Padovana rimangono senza un presidio ospedaliero e i pazienti non infettivi devono ora fare molta strada per avere assistenza. Per realizzare la struttura di Schiavonia il territorio ha supportato il sacrificio di chiudere 4 ospedali minori, la domanda che legittimamente si pone la gente è: ancora noi dovevamo sacrificarci? In altre parole, per gestire l’emergenza virale, che giustamente richiede risorse e strutture straordinarie, si doveva proprio sradicare tutto il resto della sanità in così vasti territori? Non si poteva pensare di attrezzare per primi gli ospedali chiusi negli stessi territori, con costo maggiore forse per creare gli ambienti in depressione, ma impatto minore sulle persone e sul lavoro dei sanitari?».