Diario del coprifuoco/13: contro virus e Mes un governo di unità nazionale

Il «modello italiano» è procedere a tentoni, perchè ormai è tardi per soluzioni drastiche alla Corea del Sud. Incombe lo spettro del commissariamento Ue. Meglio dare una svolta di salute pubblica a Palazzo Chigi

Giorno 13. Ci ero cascato anch’io, anche se solo in parte. Anche chi scrive, avendo in odio i maniaci della prevenzione e del salutismo mortifero (vivere da malati per morire sani), si era dato a indulgere sulle misure di sicurezza richieste fin da febbraio da coloro che mi parevano, al solito, voler eccedere in zelo, per ragioni politiche o di potere. Avevo sottostimato l’uso della mascherina, per dirne una. Chi la indossa, celiavo, si autoaccusa, perchè solo chi ha contratto il virus ne ha bisogno. Certo, soltanto da poco si è compreso che la minaccia fantasma che si annida fra noi è costituita dagli infettati senza sintomi, dunque girare con la faccia mezza coperta non è un’eccessiva precauzione. Purchè siano mascherine che proteggano sul serio gli altri dalla propria saliva, ovvero chirurgiche, impermeabili e con ricambio frequente: («La sto riusando di giorno in giorno. La indosso da oltre una settimana, ormai non credo serva a qualcosa e non so neanche perchè continuo a indossarla. Forse la metto per non allarmare ulteriormente gli anziani di cui mi occupo quotidianamente»: un assistente domiciliare di anziani in Brianza, da L’Espresso di oggi). Altrimenti non servono. Il ministro della autonomie regionali Francesco Boccia (Pd) oggi ha confermato che ce ne vogliono subito 46 milioni, e l’Italia è a secco perchè non le ha mai prodotte, a parte ora qualche azienda che si sta riconvertendo. Il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, sta facendo i salti mortali per requisire quanti più materiali utili può, ma è scoraggiante assistere a vere e proprie carognate da parte di taluni “fratelli” europei. Come la Repubblica Ceca, che avrebbe messo le mani su un carico da 680mila mascherine e migliaia di respiratori inviato dalla Cina all’Italia. Un furto in piena regola. Ah, la solidarietà: quando serve, non ce n’è abbastanza. Anche fra italiani: a Napoli 249 operatori sanitari si sono dati malati, a Crotone 151. Ma non tutto, come si dice, è uno schifo: per la Lombardia, la regione in cui la sanità è già collassata, si sono fatti vivi 8 mila medici dal resto del Paese, e qualche camice bianco in pensione, pur rischiando di più, si è ripresentato in corsia.

“Modello italiano”

Non si sbagliava, invece, ad accantonare l’ordinaria polemica sull’operato del governo allo scoppio della crisi da coronavirus. Ma si sbaglierebbe ora a non constatare la pervicace ostinazione del premier Conte a gestirla a rate, in modi inaccettabili anche mettendo in conto l’inevitabile tasso di improvvisazione che chiunque al posto suo sconterebbe dinanzi a una inedito assoluto come una pandemia di questa portata. Ci è voluto quasi una giornata, dall’annuncio di ieri sera in diretta Facebook, per pubblicare il testo dell’ultimo decreto che ha stabilito un’altra tranche di chiusure obbligate per le aziende. Enrico Mentana, colto di sorpresa, non è riuscito ad andare in onda con una mini-maratona, e correttamente nel merito ha criticato questo andazzo di aggiungere incertezza a incertezza parlando di un provvedimento senza prima renderlo pubblico. Il capufficio stampa di Palazzo Chigi, Rocco Casalino, dovrebbe fare le valigie. Idem lo stesso Conte, se i risultati non arriveranno. Ormai la sottovalutazione iniziale è agli atti, e perciò ha poco senso rincorrere alla lettera soluzioni cinesi (chiudere tutto subito – anche se in Cina nella sola zona di Wuhan) o coreane (isolare immediatamente i soggetti positivi e tampinare via cellulare tutti i loro contatti, quando ancora si era all’inizio dell’epidemia). Il «modello italiano», per citare il Presidente del Consiglio, è consistito finora nel procedere a pezzi e bocconi, scoprendo alla giornata gli effetti degli undici (undici!) decreti emanati sino ad oggi, dal punto di vista sanitario agendo sull’auto-isolamento generalizzato, senz’altro utile ma non decisivo. E’ individuare i portatori sani, l’unica potenziale svolta nel breve-medio periodo per contenere efficacamente il Sars-Cov-2, o Covid 19 che dir si voglia, e abbassare il numero di vittime, che sono arrivate a più di 300 al giorno. Scrivono gli immunologi del Cnr che si dovrebbe «iniziare subito a svolgere analisi sierologiche e studi sulle caratteristiche immunologiche dei pazienti asintomatici, che secondo alcuni studi iniziali rappresentano il 75% dei contagiati e di cui noi non abbiamo traccia non avendo sviluppato sintomi clinici. La raccolta di dati sierologici e immunitari è essenziale per capire che percentuale della popolazione ha effettivamente sviluppato resistenza al virus, se esiste una resistenza legata all’età, e quali sono le basi immunologiche di tale resistenza».
Il lungo periodo è riservato al vaccino, che a quanto se ne sa, ammesso si trovi, non sarebbe disponibile prima della fine del 2021. Il genoma del virus Corona è stato ufficialmente sequenziato dai cinesi solo il 7 gennaio scorso: troppo presto, per sperare in una vaccinazione su scala planetaria entro quest’anno (e Dio o chi per lui non volesse che la resistenza data dall’abuso di antibiotici, in noi umani ma anche negli animali da allevamento, erigesse una barriera batterica contro i farmaci in una popolazione complessivamente indebolita: facciamo corna e tocchiamo ferro).

Covid-bond? Magari

Qui di certo non c’è niente. Neanche dell’influsso depotenziante della calura estiva sull’aggressività dell’agente virale possiamo fidarci. Possiamo andare a tentativi. Ma chi tenta deve assumersi in pieno la responsabilità, non solo scaricarla sui cittadini (che nella loro stragrande maggioranza si stanno comportando ligiamente, quasi da non crederci). Per questo non è una bestemmia prendere in considerazione l’ipotesi di un cambio di maggioranza, pensando magari a un governo di unità nazionale per la salute pubblica. Non si può andare avanti con il metodo del tampone, che esattamente come il dispositivo di rilevazione di sostanze organiche nel naso e nella bocca, si riduce a fotografare il momento e a reagire nel qui e ora cautelativamente. Ma senza essererisolutivo. Neppure un’union sacrée garantirebbe alcunchè, ma la forza politica di un gabinetto unitario di guerra sarebbe significativamente maggiore. E darebbe un potere maggiorato al nostro Paese nel consesso europeo, dove la Germania imperiale è a capo del fronte del Nord che non vuole saperne di mettere un frego alle condizioni-capestro sui pelosi “aiuti” del Mes, sigla che sta per commissariamento e trattamento “greco” per costringere, noi e gli Stati del fronte del Sud (Spagna, Portogallo, la stessa Francia), a ripagarli per discolparci. In tedesco la parola debito significa colpa. Secondo la cultura luterano-prussiana che domina a Berlino e Francoforte, ognuno deve dimostrare di cavarsela da solo, e chi non ce la fa, macchiandosi del delitto di leso pareggio finanziario, deve subire la pena. Lo strumento che cambierebbe davvero i termini della questione sarebbero gli eurobond (ribattezzati covid-bond), purchè siano titoli di debito realmente europei, e non delle singole nazioni che poi devono sottostare al riacquisto della Bce (che non essendo prestatore di ultima istanza, solo questo può fare, anzichè emettere debito di suo – e c’è ancora qualche euro-fanatico che ha il coraggio di osannare le magnifiche sorti progressive del Leviatano di Bruxelles, cosa, questa, comprensibile solo in chi deve difendere gli interessi di classe e di bottega, come Carlo Bonomi, presidente Assolombarda e favorito alla presidenza di Confindustria nazionale, che naturalmente tifa per il Mes ed è contrario a una nuova Iri perchè «non è quella la strada. Non mi convince affatto l’idea che da questa crisi si uscirà con lo Stato protagonista dell’economia. Lo Stato deve restare regolatore, non gestore», La Repubblica. Almeno non dissimula, il signor padrone).

Schiavi dell’economia

Il coronavirus, prima di incunearsi in Italia nel Lodigiano, ha gironzolato per settimane provenendo dalla Baviera, dove ce l’aveva portato una cinese da Shangai che l’ha trasmesso a un collega della multinazionale tedesca di cui è dipendente. Stando alle ricostruzioni, il passaggio è avvenuto in una riunione di lavoro a partire dal 19 gennaio. Il 27 gennaio l’azienda se n’è accorta, ma nel frattempo si era moltiplicato in altri briefing (fa sempre figo pronunciare anglismi) per diffondersi poi nel Nord Italia. Gli incontri lavorativi nei luoghi asettici, informatizzati, ultramoderni dell’economia globale: ecco dove è stato incubato il nemico. Commenta lo psicanalista Claudio Risè: «La civiltà industriale mondializzata ha coltivato il sogno paranoide di sostituire la tecnica a Dio, unica risposta alla ricerca di senso che comunque assilla l’anima umana, che in sua assenza si ammala. Ora la tecnica deve tornare al suo posto di utile strumento, e non sostituto di corpo e anima; l’economia al suo, di fornitore di mezzi e non indicatore di fini. E il lavoro al suo: fornitore del pane quotidiano, e non ossessione maniacale, padrone della vita umana» (La Verità).

Brindisi alla Brexit

Tragedia nella tragedia in Inghilterra: alla faccia dell’immunizzazione naturale, il primo ministro Boris Johnson ha dato l’ok alla chiusura dei pub. The Spectator, settimanale conservatore (cioè della sua stessa parte) faro delle tradizioni, non ci ha visto più: «Il Regno Unito senza i pub non è Regno Unito» ma «qualcosa di peggio, qualcosa di meno libero, meno conviviale, meno umano». Si prevedono suicidi a rotta di collo tracannando l’ultima birra, fra i bevitori di pinte d’oltre Manica. Eppure, mister Johnson dà in testa a tutti quanti noi detenuti del convento Ue: lo Scacchiere, cioè le Finanze britanniche, copriranno l’80% degli stipendi fino a 2500 sterline mensili per tutti i lavoratori delle imprese lucchettate per motivi virologici, mentre l’Universal Credit, l’ente di assistenza sociale, assicurerà agli autonomi un’entrata pari alla retribuzione per malattia. Non so, che c’entri forse qualcosa, la liberazione di Londra dall’euro-dittatura?

La coppia che scoppia

Premio al cortocircuito mentale alla coppia Luca Zaia-Domenico Mantoan. Nel punto stampa odierno, il governatore leghista del Veneto giurava che l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, aveva dato via libera alla sperimentazione di un prodotto giapponese, l’Avigan, di cui è noto appena un video. Nel pomeriggio, l’Aifa ha seccamente respinto la notizia, parlando di illazioni e fake news. E chi è il presidente dell’Aifa? Domenico Mantoan. Che dirige la sanità della Regione Veneto. Delle due l’una: o è un caso di sdoppiamento di personalità, oppure non si erano confrontati, prima. Chissà dopo.

 

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