«L’Alto Vicentino ha diritto a tutti i servizi a Santorso: #Curiamociqui»

Trasformazione dell’ospedale in Hub Covid-19, Cunegato (Coalizione Civica Schio): «Inaccettabile passare da sabotatori, la popolazione è preoccupata: chi ha un infarto dovrà andare a Bassano?»

Fra i nove ospedali del Veneto individuati come “Covid-19 Hospital”, ovvero centri dedicati all’emergenza coronavirus (fra i quali, per citarne alcuni, Dolo, Schiavonia, Borgo Trento a Verona, un’ala a Belluno, Trecenta nel Rodigino), c’è anche Santorso, nel Vicentino. Negli ultimi giorni l’ansia diffusasi nell’area dell’Alto Vicentino per il destino degli altri reparti si è tradotta in una campagna sui social network con l’hashtag #Curiamociqui, dopo che anche i sindaci del comprensorio hanno manifestato la loro preoccupazione. A Schio, il consigliere comunale Carlo Cunegato, esponente di spicco a livello regionale di Coalizione Civica, è uno dei più critici rispetto alla decisione del governatore Luca Zaia.

La decisione di trasformare l’ospedale di Santorso in Covid Hospital da parte della Regione poteva avere un’alternativa?
Per noi doveva avere un’alternativa, perché qualsiasi risposta che viene data non deve creare altri problemi. Qui stiamo parlando della salute e della vita delle persone, che continuano ammalarsi anche di altro. Persone che rischieranno di non trovare più le risposte adeguate ad una distanza accettabile. Solo qui e a Schiavonia hanno creato un ospedale Hub Covid-19. So che anche nella Bassa Padovana sono molto preoccupati e si stanno attrezzando per chiedere alternative, ma qui il problema è davvero serio.

In che senso solo a Santorso e Schiavonia?
Nel senso che solo queste due strutture vengono interamente dedicate al problema Covid 19, mentre negli altri casi le aree Covid-19 sono separate dal resto. Ora, la popolazione dell’Alto Vicentino vive in un territorio molto vasto, in gran parte collinare e a tratti montano. Come possiamo dare una risposta ad una persona di Posina o di Tonezza che potrebbe avere un infarto, chiudendo cardiologia ed emodinamica a Santorso e chiedendogli di andare a Bassano? Fosse stato scelto l’ospedale di Bassano, ad esempio, la popolazione poteva più facilmente raggiungere i vicini ospedali di Cittadella e Castelfranco, invece l’Alto Vicentino rischia nei prossimi mesi di non poter più avere risposte efficaci.

D’accordo, ma quale potrebbe essere una soluzione diversa?
Io non sono un tecnico, non sta a me indicare le soluzioni di tipo tecnico-organizzativo, ma come politico sta a me chiedere che queste risposte debbano essere trovate. Non accetto che si sia deciso di rispondere a un rischio mettendo a rischio altre persone. Non accetto un piano che per rispondere all’emergenza Coronavirus smette di rispondere alle esigenze sanitarie del resto della popolazione.

Qual è l’attuale situazione dei reparti?
L’ospedale era già in sofferenza e in tutti i reparti si soffriva la mancanza di personale medico e infermieristico. È difficile avere dati certi, ma a metà febbraio a noi risultava la seguente situazione: il Pronto Soccorso era in gran difficoltà, vi lavoravano 7 medici ospedalieri e 4 esterni (convenzione con cooperativa), mentre l’organico ne prevedeva 21; a Medicina operavano 11 medici più il primario, mentre avrebbero dovuto essere 18. In Anestesia e Rianimazione mancavano 7 medici sui 24 previsti. Purtroppo senza anestesisti le sale operatorie non funzionano. In Oncologia la situazione era pesante, i medici erano solo la metà del previsto (3 anziché 6). Mi fermo qui, ma potrei continuare. Non è un caso se il 16 Novembre sono scese in piazza 4 mila persone. Se questa tragica emergenza ci sta insegnando qualcosa è l’importanza della sanità pubblica. Noi di Coalizione civica lo diciamo da anni, ci battiamo per questo, in una regione nella quale si assiste da anni ad una privatizzazione strisciante, dove mancano 1300 medici, dove il 28% delle visite specialistiche e il 70% della riabilitazione è già privato.

Il timore è che i reparti trasferiti non tornino?
La situazione della sanità nel territorio era già precaria, ma grazie alla disponibilità di tanti operatori una risposta c’era, ora non nascondiamo le paure per il presente ma anche per il futuro. Temiamo che qualche reparto trasferito a Bassano non ritorni più indietro. L’emergenza spesso è un modo perché si accetti ciò che è inaccettabile. Siamo preoccupati, perché non ci fidiamo delle garanzie della Regione sul ripristino di tutti i reparti. Avevano dato garanzie anche dopo l’incorporazione con Bassano, invece il nostro territorio si è fortemente impoverito.

Nel frattempo sono giunte informazioni sul destino degli altri reparti?
Facciamo prima a dire quello che resta: a quello che sappiamo oggi resteranno psichiatria e il punto nascite. Questo è un problema serissimo. Non ci sarà più nemmeno il Pronto Soccorso, trasformato in un punto di primo intervento, ci dicono per accogliere i pazienti affetti da Covid e smistare gli altri negli ospedali della provincia. Mancherà la diagnostica strumentale, significa se ti fratturi una gamba e non puoi farti i raggi, poco ti serve. Se hai un infarto o un ictus in corso andare lì probabilmente significherebbe perdere quel tempo prezioso che può fare la differenza. Di sicuro il Pronto Soccorso è uscito dalla rete provinciale del 118, quindi le ambulanze non ti portano più a Santorso.
Per questo mi sento di fare un appello alla Regione: date indicazioni chiare e al più presto ai medici di medicina generale, che ancora non sanno dove indirizzare i loro pazienti. E’ una cosa importantissima e ogni giorno che passa è un giorno in cui potremmo rischiare di non dare risposte decisive alle persone.

La campagna social “#Curiamociqui” che reazioni sta suscitando?
C’è stato un grandissimo interesse perché c’è una grandissima preoccupazione. Zaia non può dire che gli diamo fastidio, perché questo è un territorio che sta soffrendo più di altri. Gli altri ospedali della provincia non avranno più i reparti Covid e avranno gli altri servizi; noi avremo un centro Covid e non avremo gli altri servizi. Come si fa a pretendere che non ci siano preoccupazioni? Tanto più che il personale è mandato in corsia, ancora ad oggi, senza adeguati dispositivi di protezione e rischia di infettarsi. Una follia! Sono operatori che stanno dando l’anima, dobbiamo pensare in primo luogo alla loro tutela e non farne dei martiri.

Com’è nata l’idea?
Dopo che con Coalizione civica abbiamo posto queste questioni, molti cittadini ci hanno chiesto di organizzare qualcosa. Non potevamo scendere in piazza come abbiamo fatto insieme a 4mila persone il 16 novembre 2019, quindi ecco una cosa nuova: una manifestazione online. Penso che questa sia una piccola pagina di storia nel nostro territorio, perché per la prima volta le persone hanno manifestato il loro dissenso, tutte insieme, in rete. Coalizione Civica ha ricevuto moltissime foto, video, cartelli con lo slogan #CuriamociQui inviati da cittadini, famiglie, artisti e associazioni. Tutte persone che hanno deciso di lanciare con creatività un messaggio: bisogna vincere l’emergenza Coronavirus, ma non dobbiamo lasciare indietro nessuno. La Regione, che gestisce la sanità, ha il dovere di curare tutti! In questo momento di solitudine e di isolamento è stato bello e anche commovente: da lontano ci siamo sentiti vicini, ci siamo sentiti comunità.

L’appello dei sindaci dell’Alto Vicentino ai cittadini li richiama alla fiducia. Mettendosi nei panni di un cittadino comune, quale dovrebbe essere l’atteggiamento migliore, in questa fase dell’emergenza? Esiste un confine anche per il diritto di critica?
Dal nostro punto di vista non accettiamo il messaggio di chi vuol far apparire chi esprime preoccupazioni come un sabotatore. Noi siamo consapevoli che l’emergenza è tragica, ma pretendiamo decisioni razionali che tengano conto del diritto alla salute di tutti. La nostra non è una critica sterile di parte, non è né di destra o di sinistra, ma la critica ad un piano che dimentica il diritto alla cura di chi, anche se c’è il Coronavirus, continua ad ammalarsi. La priorità a fronteggiare il contagio da coronavirus pone il problema, sanitario ed etico, di cosa e chi curare prima.

Un documento della Siaarti (anestesisti) ipotizza la precedenza a chi ha maggiori possibilità di farcela, fra i pazienti colpiti dal virus. Qual è la sua idea personale a riguardo?
Questo documento, redatto da esperti di spessore, è necessario in tempi di emergenza. E’ sempre importante e indispensabile che ci siano delle linee guida, che, del resto, sono patrimonio comune dei medici che operano in situazione di emergenza, come gli anestesisti e rianimatori. Dobbiamo però fare in modo che i medici non debbano trovarsi nella situazione di dover scegliere. Speriamo che questa emergenza ci insegni a rivalutare le priorità per la nostra comunità. Se in Giappone ci sono mediamente 13 posti letto ogni mille abitanti, in Germania 8, in Italia solo 3,2. Nell’Alto Vicentino addirittura 2,2. Spero vengano date delle risposte al più presto ai cittadini del nostro territorio. Spero che, d’ora in avanti, in tutto il paese la battaglia per la difesa della sanità pubblica diventi una battaglia condivisa.

(Fb: Coalizione Civica Schio)