«Con la quarantena, a Verona smog dimezzato. Chiarire se pm10 veicola virus»

Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune: «Si faccia chiarezza su pm10 come “carrier” del virus»

«Dal primo gennaio al 22 marzo, fine dell’inverno 2020 in tutte le centraline che monitorano lo smog a Verona sono stati registrati molti superamenti del limite giornaliero di Pm10 (che per legge è di 35 giorni all’anno). Questo il raffronto dei dati registrati al 20 marzo 2020 con quelli dell’analogo periodo del 2019 nelle stazioni Arpav. Borgo Milano: nel 2020 42 superamenti, nel 2019 46. Giarol Grande 38, nel 2019 39».

I dati dell’agenzia regionale sono riportati dal consigliere comunale Michele Bertucco (Verona e Sinistra in Comune): «Nonostante negli anni sia stia registrando un lento miglioramento della qualità dell’aria, dovuto anche alle limitazioni del traffico tra ottobre e marzo, la situazione resta critica e servono misure strutturali. Purtroppo il Pums (Piano Urbano per la mobilità sostenibile) che il Comune di Verona sta approntando, prefigura misure e risultati modesti e deludenti in termini di riduzione del traffico veicolare privato e conseguentemente ai fini del miglioramento della qualità dell’aria».

«Quanto alle speciose polemiche di chi, in presenza di un traffico fortemente limitato dai provvedimenti per contrastare l’epidemia, ha visto nei pochi superamenti di marzo la “prova” che il trasporto su strada non incida sulle concentrazioni di Pm10 nell’aria, sono i dati stessi a smentirlo – prosegue Bertucco – Dal 1 al 22 marzo di quest’anno si sono verificati pochissimi sforamenti, meno della alla metà di quelli dell’analogo periodo del 2019, quando le restrizioni antivirus non erano in atto».

«Sarebbe assai preoccupante dunque – conclude Bertucco – se venisse confermato il recentissimo studio curato da una dozzina di ricercatori e medici italiani delle Università di Bologna e Bari e della Società italiana di Medicina Ambientale, che evidenzierebbe una relazione tra concentrazioni di Pm10 e Pm2,5 e il numero di casi infetti da Covid-19. Il Pm10 avrebbe, secondo la ricerca, esercitato un’azione di impulso alla diffusione dell’epidemia. Per confermare la ricerca è però necessario avviare analisi di laboratorio come, ad esempio la “speciazione” che ha già identificato vari elementi nocivi trasportati delle polveri sottili. Servono analisi approfondite per verificare l’eventuale presenza del Covid -19 e la permanenza dello stesso su Pm10 e frazioni inferiori. La “speciazione” non è altro che un sofisticato monitoraggio degli elementi contenuti nell’aerosol atmosferico (più comunemente noto come “particolato”). Auspichiamo che la comunità scientifica faccia chiarezza su questa allarmante possibilità».

(Ph Sarahh.Elia su Instagram)

 

 

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