«In Italia 29 medici morti, in Veneto zero con tamponi a raffica»

Le parole di Barbieri, medico di famiglia di Brianza che si è autodenunciato come sospetto positivo Covid-19: «Non sono più in grado di garantire la sicurezza dei miei pazienti»

«Non sono più in grado di garantire la sicurezza dei miei assistiti». Con queste parole Giorgio Barbieri, medico di famiglia, coordinatore Fp Cgil Lombardia medici di medicina generale, ha deciso di autodenunciarsi come sospetto positivo Covid-19. «Ho quasi tutti i sintomi, per questo ho inviato ai vertici della mia Ats, l’Ats Brianza, notifica formale, segnalando che continuerò a lavorare solo attraverso contatti telefonici. Da oggi chiudo precauzionalmente ogni accesso al mio ambulatorio a Limbiate, fintanto che non mi si daranno garanzie di non essere io stesso fonte di contagio, in ossequio al testo unico delle leggi sanitarie». La sua storia è pubblicata online sul periodico del sindacato PubblicAzione.

«Noi medici di base – evidenzia – non vogliamo avere privilegi chiedendo che ci venga fatto il tampone e ci vengano dati dispositivi di protezione individuale adeguati e sufficienti. È una questione di etica, non vogliamo avere sulla coscienza di avere ammazzato qualcuno. Per i medici di continuità assistenziale è ancora peggio. Sono allo sbaraglio». Infine Barbieri invita a ragionare su un dato: «Finora sono 29 i medici morti in Italia a causa del Covid-19, di cui 20 in Lombardia e più della metà medici di base. In Veneto, dove sono stati fatti tamponi a raffica, non c’è un morto tra le nostre fila. Lombardia e Veneto hanno peraltro popolazioni comparabili. Da noi i decessi sono 20 volte tanti ma facciamo lo stesso numero di tamponi. Ci vengono a raccontare che i casi di contagio non aumentano. Se non vuoi trovare, basta non cercare».

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