L’Olanda vuole imporci condizioni? Magari ci riuscisse

L’intero mondo politico ora vuole debito, come prima e più di prima, sognando nazionalizzazioni e nuove Iri. Ma il “fronte del Nord” non riuscirà a condizionarci se l’euro collasserà. E allora si dovrà ripensare a un vaccino federalista

L’Italia si indigna perché l’Olanda vuole imporre precise condizioni ai paesi beneficiari dei prestiti del MES? Magari ci riuscisse! Non l’avete capito? L’Italia di sempre vorrebbe approfittare dell’occasione Corona virus un po’ come i borseggiatori approfittano dell’esultanza dei tifosi in Curva Sud per rubare loro il portafoglio.

La Repubblica Italiana ha dovuto fermare ogni filo d’erba per imprevidenza e per evitare di fare collassare un sistema sanitario palesemente sottodimensionato all’emergenza coronavirus, e ciò porterà immense perdite al sistema produttivo, attenzione, non in modo simmetrico con gli altri concorrenti mondiali che riusciranno in molti casi ad avere danni inferiori. Di fronte a ciò, l’intero mondo della politica sembra stretto a coorte, fino alla morte, sul disegno di soluzione: debito, debito, debito, come prima e più di prima, nella sciagurata mala gesto che ci ha condotti dove siamo.

Osservate che cosa si è fatto con i primi denari altrui resisi disponibili in piena emergenza, nel momento in cui il laccio appariva del tutto mollato? Si è nazionalizzata l’Alitalia. Avete dunque già l’anticipazione di quello che farà lo Stato italiano in futuro se disporrà di risorse finanziarie illimitate e slegate da condizioni: nazionalizzazioni, nuove IRI, piani faraonici di deficit spending, tagli e sussidi clientelari, debito, debito, debito, una cuccagna mai vista. Lo scriviamo perché l’abbiamo già sentito con le nostre orecchie invocare da dritta e manca.

Dunque, ben vengano i cinici olandesi, i falchi tedeschi, i gelidi finlandesi, e tutti i loro simili. Ben vengano se riusciranno finalmente a realizzare il “vincolo esterno”, cioè a costringere la repubblica di Scipio a fare giudizio. Ma non ci riusciranno, e l’euro collasserà, perché i mali che affliggono la sventurata Repubblica sono genetici. Non potranno mai essere risolti senza una preventiva demolizione della sua attuale architettura unionista e centralista non si potrà somministrarle vaccino di cui ha urgente necessità, ossia la responsabilità ed il nesso tra spesa e l’entrata relativa.

Sappiamo che questo è possibile solo trasformando il Paese in chiave federale o confederale, ossia dando piena attuazione all’articolo quinto della costituzione ed andando oltre, seguendo modelli federalisti o regionalisti che funzionano perfettamente in altri paesi e si fondano sull’autogoverno locale e il principio di sussidiarietà. Al contrario, proprio in questi giorni si sente prepotente montare un “neo-centralismo” ispirato dalle vicende sanitarie, che pretenderebbe perfino di cancellare il processo di autonomismo particolare fin qui realizzato e culminato nello straordinario successo del Referendum Veneto del 22 ottobre 2017.

Possiamo solo augurarci che questa emergenza sanitaria conduca lontano, non dove già pregustano i soliti borseggiatori e ciarlatani, bensì dove altri Paesi sono già approdati. Ciò di cui avremmo bisogno, sarebbe una complicità, la saldatura di un asse tra i “cattivi” nordici e la parte migliore dell’Italia, quella pronta ad affrontare i cambiamenti ed i sacrifici necessari per diventare migliori. Ma così non sarà e l’euro accelererà la sua corsa verso il collasso mentre gli eventi prenderanno pieghe del tutto imprevedibili.

Non vincerà l’articolo quinto della Costituzione, ma l’articolo quinto della tradizione:chi che gà i schèi gà vinto“. I schèi, no’ i debiti.