Diario del coprifuoco/17: basta con l’agenzia ansia quotidiana dei morti

I bollettini e punti stampa quotidiani sono un rituale fra il sadomasochista e l’esibizione muscolare. Intanto a bordo campo si scalda il pericoloso Draghi. Il futuro da incubo? Già presente. A Shangai

Giorno 17. Mario Draghi ha parlato. Il presidente della Bce del 2011, anno in cui inviò assieme al predecessore Jean-Claude Trichet la famosa lettera riservata che diede il là al funesto governo Monti, il sommo sacerdote del dio Euro («irreversibile» ebbe a definirlo nel 2018, come la morte fisica), vicepresidente per l’Europa della banca d’affari americana Goldman Sachs (2002-2005) e già governatore della Banca d’Italia (2002006-2011), in un intervento al Financial Times ha abbandonato in poche righe decenni di dogmi neo-liberali sostenendo l’importanza centrale dello Stato in economia e, udite udite, l’imprescindibilità di fare debito, e di farne tanto, garantendo un reddito di base (sì, proprio quello, il reddito di cittadinanza!) a chi lo perderà per la disoccupazione spaventosa che dobbiamo attenderci dalle chiusure aziendali per coronavirus. In più, non ha degnato neanche di mezza citazione le istituzioni europee, implicitamente confinate nello sgabuzzino dell’irrilevanza. Ha stilato un vero programma d’azione, come se stesse candidandosi – secondo sempre più insistenti voci sull’asse Roma-Bruxelles – a prendere il posto di Giuseppe Conte come timoniere dell’Italia che sta affondando. L’operazione diabolica ha un suo candore, tanto è trasparente: con una repentina inversione a U, il campione della passata ideologia si mette alla testa dell’onda che da ogni parte reclama l’inevitabile intervento della mano pubblica per salvare i sistemi produttivi da una nuova Grande Depressione, e così facendo potrà gestirla, orientarla e soggiogarla per il salvataggio del vero bene assoluto che sta a cuore ai banchieri centrali: l’unione monetaria europea. Fino a quando non esisterà una Bce che può ricomprare i debiti statali, il problema di finanziarli, e dunque di dover poi sottostare ai diktat dei creditori (mercati o Mes che siano), si riproporrà tale e quale. Solo contando su una moneta sovrana, come ce l’hanno gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone o la Russia, la situazione cambierebbe realmente. Ma è proprio la fine dell’euro la possibilità, oggi più che mai concreta, che l’Operazione Draghi mira a scongiurare. Il rinsavimento del gelido manager guardiano dell’ordine monetario è uan forma di keynesismo di salvataggio, come lo chiamava il compianto Luciano Gallino: un periodo di interventismo statale per stretta necessità, scaricando il debito in un secondo tempo, a tappe e complice la politica cameriera, sull’economia reale. E garantendo così alla finanza di restare padrona dei giochi. Ultim’ora: Germania e Austria hanno detto definitivamente no ai “coronabond”, i titoli europei che avrebbero potuto, sempre che fossero davvero europei, dare una boccata d’ossigeno a noi italiani, agli spagnoli, ai greci, ai francesi (mentre gli Usa, coi Democratici patriotticamente unitisi a Trump, lanciano la più grande manovra economica della loro storia: 2 mila miliardi di dollari). Per definire gli austro-tedeschi mi vien da scrivere una parolaccia. Ma sceglietela voi.

Auto-evirazione

L’intellettuale in Italia è sempre stato più di corte che di libera tribuna (anche perchè di regola non c’era, una tribuna, tanto meno libera). Ma una volta si faceva maggiore attenzione a travestirsi, truccandosi da dissidenti alfieri della critica al Potere. Roba superata. Alessandro Baricco, di cui si stenta a trovare un motivo per il quale sia letto e riverito, oggi su Repubblica dà uno scampolo di servilismo in buona fede quasi commovente: «nonostante le apparenze… noi desideriamo (noi chi? cos’è questo plurale? ndr) qualcuno in grado di guidarci, siamo in grado di cambiare la nostra vita sulla base delle indicazioni di qualcuno che la sa più lunga di noi. La nostra rivolta contro le élites è temporaneamente sospesa». Prima era il merito, la meritocrazia e il fondamentalismo dell’abnegazione per coprire le solite vecchie schifose ingiustizie sociali, da un po’ di anni invece la solfa è sulla competenza. Ma la competenza di che? La Politica è l’arte della decisione, contemperando gli interessi nell’ispirarsi a idee si spera forti e dense di letture. Il politico non è un tecnocrate: non serve un medico come ministro della Sanità, ma un buon decisore che sappia avvalersi dei tecnici per soddisfare le priorità sociali. L’elitarismo per cui tifa Baricco è l’autolesionismo di chi, per malinteso senso di inferiorità, fa accoppiare la moglie con il superdotato. Ma la donna magari preferisce chi le vuole bene, rispetto alla sapienza tecnica in un solo ambito, diciamo. Baricco: tsk.

Controllati a vista

«Qui a Shanghai c’è un controllo estremo e distopico, ma la città è sicura, si è azzerato tutto. Da questa settimana si riprende a lavorare e andare a mangiare fuori, correre, passeggiare. Restano chiuse solo palestre, sale da ballo e piscine. C’è ancora tanta, tantissima prevenzione. Un esempio: alla gelateria Grom si entra solo mostrando il codice QRcode dal cellulare: registra spostamenti ed eventuali casi pericolosi. All’ingresso ti misurano la temperatura, ti chiedono il numero di telefono e di lavarti le mani con il gel ed infine non ci si può sedere. Senza mostrare il codice QR non entri da nessuna parte (…) Siamo stati a casa per un mese: nelle due settimane di quarantena ogni condominio dava un tesserino ai residenti per entrare e uscire da casa, le uniche due volte che sono uscito c’era gente che faceva jogging e portava fuori il cane. Si usciva solo per buttare la spazzatura e prendere il cibo arrivato dal delivery: ogni condominio aveva creato una zona per ritirare la merce senza avere contatto con altri. I mezzi di prima necessità – trasporti, alimentari – non sono mai stati interrotti, ma qui le autorità hanno spinto per potenziare il delivery. A Shanghai senza mascherina non si va da nessuna parte: non entri nei negozi, in metro, in taxi o in un ufficio», Stefano Cardinale, residente a Shangai, dopo il ritorno alla semi-libertà di movimento nella provincia cinese di Hubei (Il Fatto Quotidiano, 25 marzo). E’ questo, il futuro che vogliamo, sapendo che lo facciamo non tanto, o non solo, per fermare la contabilità del morire per virus, ma per salvare ciò che non va salvato, ovvero un modo di vivere digitalizzato, sfruttato e intimamente vuoto?

Effetto boomerang

Ogni maledetto giorno il rituale della Protezione Civile: grafici di defunti, ammorbati e vincitori per avvenuta guarigione. Un appuntamento sadico, senz’altro ansiogeno. E le quotidiane conferenze stampa di alcuni amministratori, in prima fila i governatore regionali leghisti Attilio Fontana e Luca Zaia, buone pure quelle: hanno più la funzione di esibire i muscoli contratti nella volontà, certamente autentica, di non lasciare nulla ma proprio nulla di intentato, pur di far dimenticare alla plebe la scarnificazione sistematica della sanità pubblica degli scorsi vent’anni. Il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, più prudentemente evita di eccedere in atteggiamenti che non ci mettono niente a rigirarsi contro come dei boomerang. Fermezza, serietà e caparbietà non equivalgono per forza a martellamento mediatico giornaliero. Nè a pose da Otto von Bismarck in saor, minacciando la popolazione. Nè a donare mascherine dal valore puramente psicologico, cioè elettorale. O liquidare come perdite di tempo le osservazioni critiche. Basta, ritrovate un po’ di buonsenso e fatela finita con la spettacolarizzazione della tragedia. Informare si deve, ci mancherebbe. Ma c’è modo e modo. E questo non è il modo. Meno, è meglio, per lo stato d’animo collettivo già provato dalla galera casalinga e dallo spettro di finire alla Caritas.

(ph: Imagoeconomica)

 

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