Covid-19, il piano Draghi contro la recessione: «Massiccio sostegno a imprese»

L’ex presidente della Bce traccia la sua visione della situazione e propone la soluzione: «Stati diano fondo a risorse»

«Una tragedia umana dalle proporzioni potenzialmente bibliche». L’ex presidente della Bce Mario Draghi, in un articolo sul Financial Times,  rompe il silenzio dopo aver passato il testimone a Christine Lagarde e fa capire la grandezza della crisi economica per l’epidemia Covid-19. «Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza. Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile».

«I livelli di debito pubblico devono salire. Ma l’alternativa sarebbero danni ancora peggiori all’economia, rappresentati dalla distruzione permanente delle attività produttive e quindi della base di bilancio», scrive Draghi, apparentemente contraddicendo la sua filosofia di riduzione del debito.

«La perdita di reddito del settore privato – scrive nella sua analisi – dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata da una cancellazione del debito privato». Come dire, si tratta di un intervento non certo convenzionale. Del resto i riferimenti sono quelli di un’economia bellica e le «guerre sono state finanziate da aumenti del debito pubblico. Durante la prima guerra mondiale. In Italia e in Germania fra il 6 e il 15% delle spese di guerra in termini reali sono state finanziate con le tasse».

«La velocità del deterioramento dei bilanci privati, causata da uno shutdown che è inevitabile e opportuno – scrive ancora Draghi – deve incontrare un’uguale velocità nel dispiegare i bilanci dei governi, mobilitare le banche e, come europei, sostenerci uno con l’altro in quella che è evidentemente una causa comune». Forse non è un caso che l’intervento dell’ex presidente della Bce arrivi alla vigilia della riunione dei capi di governo di un’Europa che appare ancora divisa in due, tra falchi e colombe.

«L’Europa è ben equipaggiata” – sostiene – per affrontare questo shock straordinario. Ha una struttura finanziaria capace di far confluire fondi in ogni parte dell’economia. Ha un forte settore pubblico in grado di coordinare una risposta rapida. La velocita’ – ribadisce – è essenziale per l’efficacia». L’ex presidente della Bce torna poi su quello che è uno dei sui punti cardini: il lavoro, che va difeso tutti insieme. «La priorità non deve essere solo offrire un reddito di base a chi perde il lavoro – spiega – Dobbiamo proteggere la gente dalla perdita del lavoro. Se non lo facciamo emergeremo dalla crisi con una permanente occupazione più bassa». La liquidità necessaria può arrivare anche dalle banche che “possono creare moneta istantaneamente aprendo le loro linee di credito» e concedere prestiti a costo zero per le imprese che si impegnano a salvare i posti di lavoro.

Insomma scelte veloci e straordinarie perchè il rischio è che la crisi non sia ciclica ma diventi strutturale e perchè il nemico di fronte non e’ da sottovalutare. «La pandemia del coronavirus è una tragedia umana potenzialmente di proporzioni bibliche».

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