Marino Quaresimin, quando in Veneto l’ascensore sociale funzionava

Ricordo dell’ex sindaco di Vicenza da poco scomparso: la sua è una storia paradigmatica del meglio della Dc popolare

Nelle riunioni del Pd vicentino, Marino Quaresimin era una presenza eccentrica. In mezzo a professori e maestre, dipendenti pubblici e privati, il suo italiano fortemente dialettale spiccava per la sua semplicità e la sua espressività. I suoi interventi, brevi e incisivi, finivano spesso per arrossargli le guance in un crescendo di intensità oratoria. Maggiore sorpresa veniva dalla cognizione che lo stesso Marino Quaresimin fosse stato per qualche anno, negli anni ’90, sindaco di Vicenza. Di quella breve esperienza si parlava ancora a mozziconi, come di un trauma non ancora elaborato. Caduto per fuoco amico – un pezzo del Pds – su una questione urbanistica che forse oggi troverebbe molti d’accordo controla suaposizione. Ma a fine degli anni ’90 ancora pochi si preoccupavano per la sostenibilità ambientale dello sviluppo veneto, e sarebbe insensato guardare a quello scontro con gli occhi dell’oggi.

Qualcuno, parlando dei suoi anni da sindaco, accennava anche all’asprezza del suo carattere nella discussione politica interna. Ma, in fin dei conti, non se ne parlava troppo. I suoi rari interventi erano ascoltati con attenzione. Il suo ruolo – presidente di una municipalizzata – sanciva dentro al partito una posizione sostanzialmente onorifica, il riconoscimento di una capacitàe di un’esperienza diventati non più centrali nella gestione politica ordinaria. Un ruolo che Quaresimin interpretava con dignità, senza alcuna arroganza o prurito paternalista.

Quaresimin era molto diverso dall’altro ex sindaco che frequentava di tanto in tanto le stesse riunioni, Achille Variati. E dire che, con Variati, Quaresimin condivideva l’ambito lavorativo di provenienza, quello bancario – riserva di potere e consenso nel Veneto democristiano. Quaresimin era stato per quasi due decenni sindacalista per i bancari della Cisl prima di diventare quadro politico democristiano a tempo pieno – nel 1980, lo stesso anno in cui Variati, più giovane di sedici anni, entrava in consiglio comunale per la Dc.

La storia di Quaresimin è paradigmatica per la storia della Democrazia Cristiana veneta. Una storia in cui militanza politica e ascesa sociale si sono mischiati nell’elevare migliaia di figli delle classi popolari in membri del nuovo largo ceto medio. Figlio di contadini, famiglia numerosissima, quindici fratelli, lavoro – per gli standard attuali – decisamente precoce. Eppure, Quaresimin riesce a trovare nella società degli anni ‘60 gli strumenti per sviluppare le proprie capacità e le proprie ambizioni. È significativo che il suo incontro con Giorgio Sala, un altro futuro sindaco di Vicenza, avvenga nell’ambito delle scuole serali delle Acli, uno dei tanti nervi del cristianesimo democratico nelle classi popolari venete. Politica, volontà di crescita sociale e religione mischiati nello stesso ambito. Il famoso “ascensore sociale”.

Era la Prima Repubblica, e i figli delle classi popolari potevano pensare di accedere all’esercizio del potere, recuperando il gap sociale che li separava da quei “signori” che da sempre monopolizzavano la dirigenza dell’economia e del governo. Potevano pensarlo perché esistevano i partiti popolari, quelle grandi organizzazioni dall’ideologia forte che strutturavano la vita sociale del paese, permettendo la cooptazione nelle classi dirigenti anche di chi – per diritto di nascita – ne sarebbe altrimentirimasto escluso. Del percorso di Quaresimin oggi rimane ben poco. Rimangono forse i sindacati, indeboliti nella loro rappresentanza delle classi lavoratrici. I partiti no, quelli sono diventati un’altra cosa.

Marino Quaresimin è morto, ma la sua storia personale, la sua testimonianza, rimarrà a ricordare un tempo che se n’è andato e difficilmente tornerà. Che la terra gli sia lieve. A lui e a quel mondo alto, popolare e rubicondo che va silenziosamente scomparendo insieme a lui.