Sindacati medici in Procura, ‘non vogliamo diventare martiri’

Roma, 27 mar. (Adnkronos Salute) – Si allunga di ora in ora la lista dei medici uccisi da Covid-19. ” E questa è la dimostrazione che mancano i dispositivi di protezione. Siamo arrivati impreparati all’epidemia: non c’era lo stoccaggio di questi materiali, e i piani pandemici non erano aggiornati. Per questo, dopo le diffide alle aziende sanitarie, abbiamo presentato degli esposti alle Procure di Piemonte, Emilia Romagna, Campania, Calabria e altre regioni. I procuratori ci diranno di chi è la colpa”. A dirlo all’Adnkronos Salute è il segretario nazionale Anaao Carlo Palermo, che aggiunge senza mezzi termini: “Ci chiamano eroi, ma non vogliamo diventare martiri”.
“Stiamo combattendo contro il coronavirus una guerra organizzata senza armi e munizioni, senza dotazioni efficaci – afferma – La Corea, che aveva l’esperienza della Sars, è arrivata preparata all’epidemia, noi no. Un altro elemento gravissimo è il fatto che l’Organizzazione mondiale della sanità abbia cambiato tra febbraio e marzo le linee guida sui Dpi (dispositivi di protezione personale) da utilizzare per le manovre invasive, consentendo l’uso delle semplici mascherine chirurgiche, e l’Istituto superiore di sanità – sostiene Palermo – si sia adattato a queste indicazioni. Che sono state recepite prontamente dalla strutture, con il risultato che i nostri sono stati mandati in prima linea senza elmetti e fucili: con semplici mascherine chirurgiche che, come ormai tutti sanno, non proteggono chi le indossa, ma gli altri. Ecco dunque i numeri dei caduti, che vediamo ogni giorno”.
“Chiediamo che questa indicazione dell’Oms sia cambiata e di poter lavorare in sicurezza. Ma chiediamo anche tamponi per gli operatori esposti. Gli ospedali – conclude Palermo – sono stati trasformati in una bomba biologica. Occorre cambiare, infine, l’articolo sette dell’ultimo decreto legge, che esclude i sanitari esposti dalla quarantena obbligatoria”.

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