Diario del coprifuoco/19: Sturm und Draghi

La prima vittima giovanissima del virus mette in dubbio la mortalità circoscritta agli adulti avanti con l’età. L’impotenza economica e sociale crea il pericolo di assalti ai supermercati. Ma c’è ancora chi magnifica la speculazione, madre della Ue

Giorno 19. Julie Alliot aveva 16 anni, non aveva patologie di alcun tipo ed è morta nel giro di una settimana dopo aver accusato difficoltà respiratorie ch’erano seguite a due tamponi negativi. Solo dopo essere stata ricoverata è stata trovata positiva. La madre ha fatto appena in tempo a salutarla un’ultima volta. E’ caduta una delle poche certezze finora riscontrate sul coronavirus: che non fosse letale per chi abbia meno di 30 anni. Per carità, finora è un solo caso (su oltre 20 mila morti in Europa). Ma getta un’ombra da brivido sul fattore decisivo per contrastare l’infezione, nonostante l’incurabilità: la tempistica di intervento. A chi manca il respiro, vuole dire che è già in stato avanzato. E allora le possibilità di farcela si riducono. O, per le persone più avanti con l’età, possono scendere a zero. E’ il dramma che può colpire gli infettati asintomatici non testati, e ancor più i sintomatici che neppure riescono ad arrivare in ospedale per mancanza di posti-letto. La casa, o la casa di riposo per i nonni, si trasforma in una tomba. E’ già successo in Lombardia, come testimoniava un’intervista a una famiglia bergamasca andata in onda l’altro ieri su Piazza Pulita: assistere impotenti alla morte di un familiare è in assoluto l’evento più atroce che possa capitare.

Pericolo di rivolte

L’impotenza domina ovunque. Sul versante economico sta mietendo vittime come un flagello. Il decreto “Cura Italia” non sta ancora curando alcunchè: il diluvio di domande per la cassintegrazione anche per aziende sotto i sei dipendenti intaserà l’Inps, che potrebbe metterci più di un mese per valutarle, il che significa possibili fallimenti; anche la procedura telefonica per il Pin con cui chiedere 600 euro di contributo a partita Iva metterà a dura prova l’ente previdenziale, con immaginabili ritardi; le cartelle esattoriali sono sospese fino al 31 maggio, ma poi bisognerà pagarle tutte in una botta, a meno di novità. Se la gente, soprattutto la povera gente, quella che vive di espedienti, senza un lavoro fisso, i precari, i flessibili, gli sfruttabili, se non incassano, non mangiano. E infatti si sono registrate le prime avvisaglie di malcontento popolare. Questa sera Conte ha varato un dcpm con annesso fondo di 400 milioni che i Comuni destineranno «a chi non può fare la spesa». Politicamente, uno scaricabarile sui sindaci. Numericamente, un’elemosina. Dal ministero dell’Interno è stata diramata un’indicazione ai Comitati per l’ordine e la sicurezza di monitorare le situazioni potenzialmente esplosive, come a Palermo dove le forze dell’ordine già stazionano davanti ai supermercati. Sospeso anche il lavoro nero e priva di un tessuto industriale ramificiato, l’economia del Mezzogiorno è bloccata. Un report dello spionaggio interno segnala il pericolo di rivolte e ribellioni, scrive la Repubblica. E si capisce: il rischio è la povertà assoluta. Il ministro per il Sud, Peppe Provenzano, promette liquidità alle famiglie con il prossimo decreto di aprile, estendendo il reddito di cittadinanza che oggi è ridotto definitivamente a sussidio, e parla di 1000-1100 euro al mese per chi resterà disoccupato, su tutto il territorio nazionale. Non dà numeri in dimensione macro, però. Possiamo definirlo un suo auspicio, niente di più.

Vispe terese europeiste

Perchè per snocciolare miliardi di euro, prima il governo Conte deve mettersi d’accordo con se stesso su come rastrellarli. Secondo Marco Palombi del Fatto Quotidiano, il premier sarebbe andato allo scontro con il ministro Roberto Gualtieri e con quella parte del Partito Democratico (che annovera anche il titolare degli affari europei, Enzo Amendola, e il commissario europeo Paolo Gentiloni) che vorrebbe accettare il ricatto della Germania, dell’Olanda e dell’Austria: o fondo Mes con le condizioni “greche”, oppure raus, arrangiatevi. Voi, gli spagnoli e i francesi. Il ministro delle finanze olandese Wopke Hoekstra ha proposto pure di indagare sugli Stati che richiedono l’istituzione di coronabond per far pagare il debito un po’ a tutti, per non finire nella spirale usuraia dell’indebitamento eterno. Intendiamoci bene: i Paesi del Nord non sono “cattivi”, semplicemente antepongono i propri interessi nazionali agli interessi altrui. Punto. E’ la dimostrazione scientifica, per così dire, che l’Unione Europea è sempre e solo stata un’impalcatura dalla facciata colorata di retorica (la pace, la fratellanza, l’armonia fra i popoli) ma in realtà è servita a costruire un’architettura finanziaria, bancaria ed economica a profitto dei sistemi produttivi più forti (la Grande Germania riunificata su tutti) a spese dei più deboli (fra cui l’Italia). Una strategia geopolitica, non un complotto da film, che gli economisti chiamano neo-mercantilista. Ora nessuno, davvero nessuno, neanche la vispa teresa più cretina ha l’alibi di non sapere, di non capire, di non trarre le dovute conseguenze. Ovvero di non cianciare più di europeismo come fosse un ideale romantico partorito da intellettuali illuminati o salvifici banchieri. Ne abbiamo le scatole piene, dello Sturm und Draghi.

Viva la speculazione!

Ma il pudore è utopia. Nella prima pagina del Corsera di oggi l’eccellentissimo e reverendissimo Mario Monti, con la non chalance che è propria di vede la realtà con il filtro dell’ideologia, ce ne dà un esempio inconsapevole: «L’Europa è spaccata, Nord contro Sud, come nella crisi finanziaria del 2012 – scrive – Allora la contrapposizione era reale. La speculazione, sopraffatta la Grecia, attaccava l’Italia e gli altri Paesi del Sud per la loro fragilità finanziaria e nel dubbio che non tutti potessero rimanere nell’euro. La Germania e i Paesi del Nord venivano invece percepiti come forti e i capitali vi affluivano. Malgrado le divergenze obiettive, i capi di Stato e di governo riuscirono dopo forti tensioni a raggiungere un accordo unanime nel giugno 2012. Anche la Germania e i Paesi del Nord riconobbero per la prima volta che, come sostenevano Italia, Francia e Spagna, sarebbero stati opportuni interventi della Bce a sostegno dei titoli di Stato di quei Paesi che, pur essendo ancora presi di mira dalla speculazione, stavano seguendo le politiche convenute in sede europea». Ebbene, per due volte ricorre la parola “speculazione”. Gli Stati, dunque i popoli che ci vivono, sono soggetti alle pokerate sui tavoli verdi dei pescecani delle compravendite al rialzo, e per Monti e tutti i Monti del globo va bene così, nessun patema, come se fosse un fenomeno naturale, come il caldo d’estate e la neve d’inverno. E’ questo, questo che rende malato il mondo, come ha detto papa Francesco ieri. Ma nessuno osa mettere in discussione il totem dei “mercati”. Dove, ricordo, i debiti pubblici trovano i loro finanziatori privati. E poi vengono a parlare di prima della politica.

Salvini, fa’ un pronto a Geraci

Michele Geraci è stato sottosegretario allo sviluppo economico nel Conte 1, sostanzialmente il vice di Luigi Di Maio. Ad Affari Italiani ha detto: «In Cina ci sono stati dei ritardi e Pechino lo ha anche ammesso. Detto questo, il 31 dicembre la Cina ha comunicato all’Oms dei casi di polmonite anomali, poi ci sono state tre settimane in cui anche loro hanno un po’ cincischiato. Ma quando hanno capito la gravità, hanno agito con grande forza e decisione. Ma bisogna che in Italia si comprenda che la colpa è stata degli amministratori locali, non del governo centrale, dettaglio non indifferente. Noi oggi siamo al 26 marzo e siamo ancora alla fase del dibattito, su quale modello usare, Cina o Corea, filosofeggiamo su privacy o sicurezza, che tipo di quarantena fare, mentre abbiamo 80.000 contagi e 8.000 decessi. Sono discussioni che si dovevano fare a gennaio». La particolarità di Geraci è che sedeva al governo in quota Lega. La Lega che per bocca del suo leader Matteo Salvini ha accusato la Cina di crimini contro l’umanità. La Lega che esprime i governatori della Lombardia e del Veneto, le Regioni più colpite assieme all’Emilia-Romagna. La Lega che annovera parecchi sindaci nelle province di Bergamo e Brescia, dove le industrie non sono state stoppate e in parte non lo sono neanche adesso. Geraci, non ti filano più, dalle parti della Bestia salviniana?

Che pena, il finto penale

Fino all’ultimo decreto chi violava il divieto di circolazione contravveniva all’articolo 650 del codice penale, con carcere (teorico) fino 3 mesi o ammenda fino a 206 euro, estinguibile oblando la metà (103 euro). Dal 25 marzo, non scatta più il penale ma si deve pagare una sanzione amministrativa da un minimo di 400 a un massimo di 3 mila euro, ma chi salda entro due mesi dalla notifica paga comunque 400 euro, con lo sconto del 30% (quindi 280 euro) se paga entro cinque giorni. Per chi era stato beccato prima, non rischieranno in ogni caso il penale. E tutto ciò nella speranza che le multe non siano contestate, facendo collassare i tribunali. Non c’è nulla da fare: non riescono a essere seri, i nostri governanti, neanche quando proprio ce la mettono tutta.

Semmelweis!

«Proteggono la gente che sta fuori da noi non sapendo che invece quelli sono ancora più matti. Lo sai che cosa è pazzo? Pazzo è quello che impone la maggioranza. Prendi i germi per esempio. I germi. Ah-ah. Nel diciottesimo secolo non esistevano mica. Nada. Niente. Chi avrebbe mai partorito un’idea del genere? Certo non uno sano di mente. Poi arriva questo dottore…Semmelweis! Semmelweis! Semmelweis un bel giorno arriva e cerca di convincere la gente e gli altri medici soprattutto che esistono questi piccoli invisibili cosi chiamati “germi” che entrano nel corpo e ti fanno ammalare. Li convince. Convince i dottori che è giusto lavarsi le mani? Che cos’è questo? Un pazzo!», Terry Gilliam, “L’esercito delle 12 scimmie”.

(ph: Imagoeconomica)

 

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