Scuola virtuale anche in futuro? No, grazie

La didattica a distanza non potrà mai sostituire la vitalità della presenza fisica. Perchè le nozioni sono la minima parte dell’insegnamento

È vero. Non abbiamo il vaccino. Il Covid 19 sta facendo troppi morti tra la nostra gente per non dover dare qualche responsabilità a una classe dirigente impreparata, probabilmente inadeguata. Siamo tutti in clausura e molti, indisciplinati come solo gli italiani sanno essere, non hanno capito o hanno compreso troppo tardi che con il loro atteggiamento stavano mettendo a repentaglio la vita degli altri. Perfino le chiese sono chiuse e il Sommo Pontefice ha pregato per tutti in una solitudine agghiacciante. Le aziende, i commercianti, gli artigiani, operatori e professionisti sono in ginocchio, fermati nel lavoro, azzerati o poco meno nei redditi. Insomma, la situazione è grave e seria, e ci sarebbe poco da scherzare.

Però, diciamo la verità, abbiamo scoperto la bellezza di Internet, l’utilità dei collegamenti telematici, il fascino delle videoconferenze. Studenti, professori, lavoratori,professionisti, dirigenti, mamme, figlie, padri, amanti, chiacchieroni orfani dell’apericena, siamo tutti davanti a un computer e a una webcam, che parliamo e comunichiamo, come prima e meglio di prima, perché ci hanno detto che in fondo è quasi la stessa cosa, che parlare a un video evedere il volto dei nostri interlocutori trasmesso sulle linee telefoniche può sostituire quasi tutto quello che prima facevamo in carne ed ossa, toccando, vedendo e annusando il nostro prossimo.

La sospensione della sensorialità nell’era del Coronavirus di per sé non sarebbe male. Gli amici si ritrovano con Houseparty e giocherellano via Internet. Se le linee funzionano (non sempre, non dappertutto) anche qualche sentimento può essere comunicato, benchè digitalizzato. Gli affari possono essere conclusi, le merci possono partire, gli studenti possono ascoltare i professori, molto può essere fatto con Skype, Zoom, Teams, e molti altri programmi di videoconferenza, più o meno efficaci. Ci siamo accontentati e abbiamo fatto di necessità virtù. L’uomo è un animale estremamente adattabile, anche quello veneto. Ma non tutte le attività sono uguali. L’importante è che non ci vogliano convincere che è (quasi) «la stessa cosa» di ciò che facevamo prima, che il digitale può sostituire egregiamente i contatti tradizionali. Non ora, non così.

Non voglio parlare per ciò che non frequento, ma non venitemi a dire che la didattica in videoconferenza può sostituire quella fisica, in presenza reale. Altra roba. L’insegnamento in classe – se correttamente inteso, il che spesso purtroppo non accade –è un prodotto diverso, una merce non comparabile, un bene non sostituibile. Con buona pace degli entusiasti delle lezioni a distanza. Nelle lezioni tradizionali il succo sta nel dialogo, nella capacità interrelazionale dei docenti di avviare uno scambio continuativo con gli studenti. Una partita a tennis fatta di un’infinità di differenti, imprevedibili situazioni. E la conoscenza che deriva dalla didattica tradizionale è qualcosa di più e di meglio delle banali nozioni che più o meno puntualmente vengono verificate agli esami.

Le nozioni, diciamolo una volta per tutte, non sono che la minima parte dell’attività didattica, la meno importante. Da sole esse sono morte, non lasciano segno, vengono rapidamente dimenticate e non fruttificano. Uno dei grandi disastri dell’università italiana sono appunto quei docenti che credono che il loro compito si limiti a dare notizie, insegnare nozioni, ancorché complicate. Sono quelli che bignamizzano le discipline, che ripetono la lezioncina del libro, abbassando straordinariamente il livello delle conoscenze, limitandosi allo specifico funzionale al superamento degli esami, e non ci mettono il sale della loro cultura, il sapore, l’odore, il colore della loro personalità formata dallo studio e dalla vita. La didattica senza vita – è banale dirlo, ma evidentemente non così scontato – è morta.

Così come è impostata, la didattica a distanza assomiglia un po’ alle collezioni di farfalle essiccate, agli animali imbalsamati. Certo è meglio di nulla, ma non dovrebbe darci motivi di entusiasmo. Va migliorata e parecchio. Non può essere più o meno una replica diminuita dei meccanismi della didattica tradizionale, privati appunto della loro anima. Deve essere integrata e ricreata, distaccandosi dal modello al quale ingenuamente si è ispirata. Deve divenire altra cosa, che non sostituisce, né è alternativa all’insegnamento dal vivo. Va arricchita con inserti di vario genere, possibilità rapide di interscambio, filmati, pensieri, schemi, figure, perfino musica, che spezzino la struttura della copia dal vivo e la rendano un unicum alternativo, ricco per quanto possibile di stimoli che non siano solo il racconto della lezione odierna. La mancanza di vitalità va ripristinata sotto altra forma. Certo i tempi sono duri. Ma non abbastanza duri per raccontarci la storiella che con la didattica a distanza abbiamo garantito la qualità necessaria di insegnamento che i nostri studenti meritano.

(ph: https://www.ybierling.com)