Pasqualin: «Finire i campionati si può»

Il procuratore: «I calciatori devono accettare la riduzione degli stipendi. C’è il rischio di fallimento per il 30% delle società»

È nel partito degli ottimisti Claudio Pasqualin, procuratore di grandi calciatori, avvocato, giornalista, pluricampione del mondo di ciclismo su strada (nelle prove per giornalisti e nella categoria gentleman). E, da poco, anche showman visto che, nel novembre del 2019, ha debuttato in veste di “cantante confidenziale” a Sanremo nella manifestazione “Campioni e canzoni”. Pasqualin vede all’orizzonte possibilità di portare a termine i campionati professionistici premiando le aspettative sportive che sono alla base della organizzazione calcistica.

Ma come pensa, avvocato, che si possa ricalendarizzare l’ultimo terzo di campionato?
Premesso che, ovviamente, si va dove ci porta il virus, auspico che si possa ripartire ai primi di maggio e concludere entro il 30 giugno o, al peggio, sforando in luglio. Basterebbero, prima, un paio di settimane di allenamento e poi giocare prudenzialmente la prima o le prime giornate a porte chiuse. La penso come il presidente della Federazione Gravina e sono contrario ad ogni altra soluzione. Al limite, piuttosto che annullare l’intera stagione o congelare le classifiche, si potrebbe ricorrere ai play off. Ma bisogna fare di tutto per finire regolarmente i campionati.

Se si prolungasse il calendario fino a luglio ci sarebbero grossi problemi contrattuali con giocatori e tecnici.
I contratti scadono al 30 giugno ma nulla vieta di prorogarne la scadenza. Certo non è pensabile che le società aprano trattative singole, si dovrebbe necessariamente ricorrere a un accordo collettivo fra la FIGC e le associazioni dei calciatori e degli allenatori. Ci sono 130 giocatori, però, con il contratto in scadenza a fine giugno e questo complica le cose in vista di un prolungamento.

E per ovviare si sta infatti aprendo la prospettiva suggerita dalla FIFA di un calcio mercato no stop da luglio a dicembre.
Sono sempre stato contrario alla chiusura al 30 agosto, figuriamoci al 31 dicembre! So quanto gli allenatori sono disturbati dalla attuale scadenza a campionati iniziati e posso immaginare la loro avversità ad una novità che lascerebbe le rose soggette ad acquisti o cessioni fino a metà campionato. Se fosse per me, tornerei al calcio mercato di una volta, che chiuda a luglio e riapra per una settimana in novembre. Quello che si chiamava “mercato di riparazione”.

Un’altra soluzione di cui si discute è l’allargamento dei quadri della Serie A e della B a 22 e 24 squadre. Fattibile?
Ma è una soluzione impraticabile. Non ci sarebbe lo spazio in calendario per campionati così lunghi che interferirebbero con le Coppe e, non dimentichiamolo, con la Nazionale e con gli Europei, che sono stati già rinviati all’anno prossimo. Anche per il numero delle squadre delle tre serie professionistiche io sono sulla linea della riduzione: 18 squadre sia in A che in B e due gironi di C da 20.

Ci sono società, tanto per fare un esempio, come l’Hellas e il Vicenza, che avrebbero tutto l’interesse a una chiusura dei campionati all’ultimo turno prima della sospensione.
Certo, i veronesi sarebbero qualificati per la Europa Cup e i vicentini sarebbero promossi in Serie B. Ma non è questa la mentalità giusta, non si può correre dietro agli interessi di parte in questa situazione catastrofica. Concludere regolarmente la stagione sarebbe anche il male minore.

Parlava all’inizio di far prevalere il criterio di sportività, ma ci sono in ballo grandi interessi economici.
I calciatori dovrebbero accettare la riduzione dei loro stipendi, come tutti i lavoratori dipendenti accettano la Cassa Integrazione. Del resto, se non lavorano non hanno titolo per pretendere di essere comunque pagati. Magari si può ipotizzare una soglia, non so: 50.000 euro, sotto la quale non siano applicati tagli. Ma il problema più importante sono le società e la loro sopravvivenza. C’è una stima che prospetta la chiusura di un terzo dei club a causa dei mancati ricavi per il Coronavirus.

Se non si torna in campo le televisioni non pagheranno l’ultima tranche di diritti alle società.
Faccio notare che tutte hanno già scontato questi crediti in banca e non sarebbero in grado di rimborsare gli anticipi. Per questo hanno già cominciato a chiedere aiuti allo Stato. Adriano Galliani ha proposto invece di affidare a una società di revisione il calcolo dei danni e di chiedere a tutte le componenti del sistema calcio di contribuire a sanare il deficit. È chiaro in ogni caso che, alla ripresa, le grandezze economiche del settore saranno ben diverse. Per fare un esempio, i 240 milioni della quotazione di oggi di Mbappè saranno dimezzati. E così certi ingaggi. Ci vorranno atteggiamenti virtuosi da parte di tutti.

Il peso dei network televisivi sarà ancora più forte?
Questo è sicuro. A meno che non prevalga una visione imprenditoriale e la Lega Calcio non crei un proprio canale tv. Altrimenti i diritti televisivi avranno ancora più importanza nei bilanci delle società, visto che la quota dei ricavi dal botteghino e dagli abbonamenti è destinata a diminuire drasticamente per le limitazioni agli assembramenti che saranno necessarie anche dopo la fine della pandemia.

Anche nel calcio ci aspetta una decrescita felice?
Preferisco non usare quella espressione, che mi sembra pure un po’ jettatoria. Ma senz’altro ci dovremo adattare a un calcio diverso.