Dall’abbigliamento per ciclismo alle mascherine: «Tessuto adatto, ci riconvertiamo»

La ditta vicentina Saby Sport: «Abbiamo inviato la scheda tecnica al Politecnico di Milano e all’Istituto Superiore di Sanità, intanto le produciamo per uso civile»

Dall’abbigliamento per il ciclismo (per il Team Colpack e Nicola Biagioli e Alessandro Covi, ai campionati del mondo under 23 lo scorso anno), fino alla realizzazione di mascherine oggi, nell’emergenza Coronavirus. La Saby Sport, azienda vicentina nata nel 1994 ad Alte di Montecchio e da sei anni con sede a Sovizzo, 18 dipendenti e un fatturato di quasi 2 milioni e mezzo l’anno, ha convertito dalla scorsa settimana la produzione. E ora produce circa 1500 mascherine al giorno.

«Tante richieste da aziende e Comuni»

L’idea è venuta a Sofia, la figlia dei titolari, Gianluca Peripoli e la moglie Sabina: utilizzare i tessuti forniti dalla ditta Plastotek di Montecchio della famiglia Pagani per progettare e confezionare nel proprio laboratorio interno i dispositivi di protezione di cui c’è drammatica necessità. Spiega Peripoli: «Solitamente siamo in 18 in azienda, ora sulla nuova produzione stiamo lavorando in 8, gli altri sono a casa in ferie. Ne facciamo circa 1500 al giorno e per il momento sono finalizzate all’uso civile. Una parte destinate alla Plastotek. Poi sono in vendita sul nostro sito internet, a 5 euro l’una in pacchetti da tre. Abbiamo diverse richieste dalle aziende e dai comuni. Brendola e Vicenza hanno chiesto informazioni, Sovizzo ne ha ordinate un migliaio. Ma ci arrivano domande dalla Sicilia, dalla Puglia. L’Associazione onlus “Energia e Sorrisi” ne vuole per mandarle, tramite un loro contatto, agli alpini di Bergamo che non hanno nulla. Anche la Fondazione San Bortolo ci ha contattato ma per poterle utilizzare in ospedale dobbiamo aspettare la certificazione già richiesta. Per uso civile invece vanno benissimo, perchè garantiscono il blocco cioè ti isolano dall’esterno. E poi sono lavabili, a 40 gradi con sapone e disinfettante, e quindi riutilizzabili ogni volta che si vuole».

Richiesta all’ISS per uso anche ospedaliero

Peripoli, che è stato vicesindaco di Montecchio e oggi è presidente del consiglio comunale, tiene a precisare sulla qualità del tessuto: «Ne utilizziamo uno abitualmente destinato ad uso ciclistico, per fare mantelline o pantaloncini antivento, ma anche medicale, per i camici. E’ un tessuto che si presta bene perchè è leggero ma ha tre strati con trattamento esterno anti-acqua che impedisce quindi di entrare all’acqua e a qualsiasi particella, all’interno ha poi una membrana antivento che isola la bocca e il naso da contaminazione aeree dell’ambiente esterno e inoltre ha una buona traspirabilità, si adatta bene al viso ed è supportata da due elastici di ancoraggio. E’ un tessuto già sottoposto ad alcuni test sulla permeabilità dell’aria, il test colonna d’acqua e sulla traspirabilità. Abbiamo anche mandato tutto, scheda tecnica compresa, al Politecnico di Milano per ulteriori verifiche dal punto di vista batteriologico». L’azienda si è premurata di spedire il materiale e la documentazione all’Istituto Superiore di Sanità per farlo certificare e avere quindi l’autorizzazione a venderlo anche come dispositivo medico di tipo 1. «In attesa di risposta dall’ISS – spiega Peripoli – li produciamo e li vendiamo, in qualche caso li abbiamo anche regalati, come dispositivi ad uso civile come previsto dell’art. 16 comma 2 del Decreto».