Affitti, il Veneto in affanno: «Non ce la fanno precari, senza cassa e lavoratori in nero dei bar»

Il Sunia regionale: «Molti faticavano già prima, ora la situazione è esplosa». E c’è il caso degli alloggi lasciati vuoti dagli universitari a Padova, Verona e Venezia

«La gente chiama e chiede se può fare a meno di pagare l’affitto perchè non ha i soldi». L’allarme arriva dal segretario regionale veneto del Sunia, Michele Brombin, che nell’emergenza Coronavirus sta rispondendo alle chiamate di lavoratori in forte difficoltà nel far fronte ai canoni di locazione. Il sindacato regionale degli inquilini si è già attivato su più fronti, con una lettera all’assessore regionale al sociale Manuela Lanzarin e al presidente dell’Anci Veneto, Mario Conte, mentre il Sunia nazionale lo sta affrontando con il governo, insieme alla questione degli affitti degli studenti universitari fuori sede, su cui è intervenuto anche il sindacato studentesco Udu.

«L’emergenza ha aggravato la situazione»

Ad essere maggiormenti investiti dal problema sono lavoratori autonomi, dipendenti, stagionali. E le richieste di aiuto sono costanti, dice Brombin: «Sono persone che spesso hanno contratti a tempo determinato. O a chiamata. Ci hanno contattato lavoratori degli alberghi di Abano, sono a casa, non hanno la cassa integrazione e non hanno i soldi per l’affitto. Oppure operai di fabbriche nel Padovano, stabilimenti che hanno chiuso. E anche lavoratori in nero, persone che hanno un piccolo impiego in regola ma poi fanno altro, tipo lavare i piatti in pizzeria o servire al bar qualche sera, per arrotondare. Chiaro che non si potrebbe lavorare in nero ma lo fanno perchè altrimenti non riuscirebbero ad arrivare a fine mese. Con bar, ristoranti e locali chiusi la situazione diventa insostenibile». Ovviamente non pagare l’affitto non si può, ma «stiamo attivando ogni canale possibile – sottolinea il sindacalista –  Per alcuni, per verificare la possibilità di avere la cassa integrazione. La gente teme anche lo sfratto per morosità, abbiamo spiegato che si rischia prima di tutto il decreto ingiuntivo, ma per farlo il proprietario di casa dovrebbe andare in tribunale, e sono chiusi, e quindi ogni passaggio diventa complicato. Il problema è che molte famiglie faticavano già prima e l’emergenza Coronavirus ha aggravato la situazione. Ricordo che a gennaio chiamavano in tanti per sapere quando sarebbe partito il bando per il contributo alla locazione. Avevamo già sollecitato Regione e sentito i Comuni ma andava tutto a rilento».

Richieste a Regione e governo

E’ in programma a breve un incontro del Sunia nazionale con il governo a Roma. In Veneto, il sindacato inquilini ha chiesto con una lettera alla assessore Lanzarin «di spingere per ottenere da Roma più risorse per il fondo alla locazione che già c’è. Il governo ha distribuito i soldi a luglio 2019, il Veneto ha predisposto una delibera di giunta il 5 novembre ma fino a febbraio non si sapeva ancora nulla sulla distribuzione dei contributi. Per cui abbiamo anche chiesto di modificare quella delibera aprendo un bando sulla piattaforma informatica per velocizzare l’erogazione dei contributi». Finora il governo ha sospeso gli sfratti fino al 30 giugno e con il decreto “Cura Italia” anche i mutui «ma non ha fatto ancora nulla per la locazione. Per questo abbiamo chiesto alla Regione anche di destinare risorse proprie al fondo per la locazione, di invitare i Comuni a fare altrettanto, ottenendo alcune agevolazioni poi sui soldi da distribuire, e di incentivare anche la contrattazione territoriale».

Alloggi vuoti

Altra questione da definire è relativa ai contratti di affitto degli studenti universitari fuori sede, che causa Coronavirus non vanno più a lezione e quindi non utilizzano gli appartamenti presi in locazione. Brombin spiega che i casi sono tanti nelle città universitarie di Padova, Verona e Venezia: «Abbiamo già segnalato il problema al governo. Penso al centro storico di Padova, abitato prevalentemente da studenti: i canoni sono alti e una famiglia normale non sarebbe in grado di pagare, i ragazzi invece vivono in 2/3 e quindi ce la fanno. Ma ora in molti vorrebbero chiudere il contratto di locazione definitivamente visto che non utilizzano la casa e ci chiedono se possono farlo senza la disdetta che solitamente è di tre mesi di preavviso. Abbiamo detto loro di aspettare, perchè il nuovo decreto dovrebbe affrontare anche i temi relativi alla locazione ma abbiamo comunque presentato alcune proposte al governo». Proposte per una soluzione senza arrivare al contenzioso con i proprietari: «Dare allo studente la possibilità di lasciare l’alloggio consentendo al proprietario in questo caso l’esenzione Imu. Abbiamo poi chiesto al governo, in casi di contratti a lunga scadenza per alloggi che gli studenti non stanno utilizzando nell’emergenza Coronavirus, di consentire di rinegoziare il canone di locazione e in cambio di concedere al proprietario la riduzione della cedolare secca. E infine di poter aumentare anche la prevista detrazione fiscale per le famiglie per gli studenti con alloggio in locazione ad una distanza superiore ai 100 chilometri».

(ph: imagoeconomica)