Diario del coprifuoco/23: Italiani, è giunta l’ora delle decisioni revocabili

La vita è troppo breve per polemizzare su tutto. Ode all’Italia che desiste dalla lotta

Giorno 23. L’Italia è il paeshe che amo. Non quanto l’amava il Cavaliere senza macchia a cui rubo la famosa frase, va da sè cospargendomi il capo di cenere per le passate critiche che assolutamente non si meritava. Però comunque ho un trasporto scevro da ombre e mondo da dubbi sull’indefettibile condotta delle sue istituzioni e dei loro responsabili. Dal capo del governo all’ultimo sindaco, non mancando di apprezzare l’atteggiamento eroico della sua classe dirigente tutta, da cittadino plaudo al comportamento totalmente e innegabilmente all’altezza del dramma in cui versa la Patria.

Fiduciosi fino alla morte

Se il primo ministro Giuseppe Conte sostiene che il sito dell’Inps, subissato dalle domande per il bonus da 600 euro per autonomi a fatturato zero, è imploso non a causa di manifesta inadeguatezza ma per un provvidenziale attacco di hacker misteriosi (su cui, promette il Garante della privacy, calerà la mano ferma della giustizia), io ci credo. Mi fido. La fiducia, cari concittadini, è fondamentale: senza fiducia cieca come avremmo potuto superare per esempio i crac delle banche (dovuti forse a un’eccessiva fiducia precedente verso i banchieri e la Banca d’Italia, ma vabè, dettagli), o ingoiare rospi di qualche metro di diametro su tutte le prese in giro legalizzate come le Grandi Opere mai fatte ma costate una fortuna, i contrattoni a concessionari che hanno sulla coscienza svariati morti da ponti crollati, lo scempio idrogeologico da cemento selvaggio, la flessibilità del lavoro che poi fa scappare i giovani all’estero (per non finire a elemosinare la michetta in ginocchio), e via andare e tornare sempre più in basso, sempre più giù nell’ignavia? Fiducia! Sempre fiducia!

Montezemolo, aiutaci tu

E innovazione, mi raccomando. «Si riparte con l’innovazione e meno burocrazia», afferma il preclaro Luca Cordero di Montezemolo in un’imperdibile intervistona su Repubblica. Chiestogli cosa possono fare le persone ricche come lui per chi sta peggio, l’immarcescibile risponde: «A molti italiani si sta chiedendo, da una parte, il sacrificio di restare a casa e, dall’altra, di non aprire la propria attività. Molta gente così non arriva più alla fine del mese. Per questo penso che chi ha di più debba dare di più. Il governo ci chiami, noi siamo a disposizione». Governo, orsù, contatta subito Luca, che si è seduto in così tante poltrone negli ultimi trent’anni che, non avendo proprio alcuna responsabilità su come stiamo messi, vuoi che un beau geste non te lo offra gratis? Suvvia.

Anticorpi o non anticorpi? Questo è il problema

Siamo in una botte di ferro, diciamolo. In Veneto i laboratori ospedalieri di Padova e Verona hanno convinto la Regione, che giustamente sta annunciando di voler provare la qualsiasi contro il coronavirus, a sperimentare gli esami sierologici del sangue per individuare chi si è immunizzato grazie alla vitalità degli anticorpi, così da poter rientrare almeno al lavoro. Bene, vediamo se funziona. Però contemporaneamente l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che dovrebbe avere la prima e l’ultima parola altrimenti non sarebbe mondiale, non concorda: i test disponibili di questo tipo «non sono affidabili per quanto riguarda una diagnosi di Covid-19 o procedure protocollate di reinserimento al lavoro o di esenzione dall’isolamento», ha detto il direttore vicario Ranieri Guerra al Gazzettino. Ma io che ne so chi ha ragione? Probabilmente hanno ragione tutti. Viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Quantè buono (spesa) lei…

Partenza sprint per i buoni spesa che i Comuni in questi giorni cominceranno a distribuire attingendo a un fondo nazionale di 400 milioni di euro, che è pochino, lo ammetto, tuttavia cosa volete pretendere, quando non puoi stampare moneta perchè non la controlli e sei in un organismo sovranazionale in cui giustamente comandano le nazioni economicamente più forti, che poi ti chiedono il pizzo a vita per ripagare il debito? Vai col tango dei buoni da 20, da 50, da 200 euro. Chi ne avrà diritto? In quale misura? Non è chiaro. L’unica cosa chiara è che finiranno presto, entro un mese al massimo. Quante spese al supermarket si riuscirà ad assicurare, a nucleo familiare (che vuol dire anche a testa, con tutti i single che monologano con il muro in casa)? Boh. Ma non stiamo sempre qui a trovare il pelo nell’uovo. Piuttosto di niente meglio il piuttosto. Parecchi intravedono già la canna del gas, non riescono più a pagare l’affitto, si sentono poveri e lo diventeranno, ma intanto, c’è il buono d’aprile. Signor governo, quant’è buono, lei…

Fede, speranza e siamo alla carità

A memoria d’uomo non si ricorda una Pasqua e una Pasquetta da reclusi: niente messa nè grigliate. Un colpo durissimo alle tradizioni religiosi e nazional-popolari dell’italiano. Il decreto di clausura domestica resterà in vigore fino al giorno dell’Angelo compreso, allentando la presa solo sulle passeggiate per l’ora d’aria per figli minorenni. Ma io spero. La speranza è l’ultima a morire – anche se poi muore. Mi conforta sapere che Paola Albertini, veggente di Monfenera sul Montegrappa, ha avvistato i contorni della Madonna tra le nuvole in cielo su piazza San Pietro mentre il papa benediva Roma e il mondo la scorsa settimana. Così almeno riferisce don Bruno Bevilacqua, parroco di Camposampiero che brucia croci sataniche. Da buon italianucolo, non ci credo, ma spero lo stesso. Credere sul serio è faticoso, implica devozione, sforzo, coerenza. E’ il versante intuitivo del pensare, che secondo quel pagano di Carl Gustav Jung è «molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi». Sorry, ho esagerato: troppa saggezza. Meglio sperare e basta, che è consolatorio e più a portata di zampa.

Calenda capo dei warriors

Segnali positivi a bizzeffe. Pensate che un manipolo di coraggiosi compatrioti ha scritto una lettera ai tedeschi sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung non per fare opera di persuasione, come il premier coi suoi toni suadenti in una tv d’Oltralpe, ma per ricordar loro quella volta che dopo che la Seconda Guerra Mondiale hanno visto il debito mezzo condonato anche grazie all’Italia. Una mossa da maestri della psicologia: farli sentire in colpa, gli ex camerati germanici, così da indurli a pietà e piegare la loro teutonica ritrosia a concederci il fiato per respirare nei prossimi mesi. Chi potevano essere i geniacci, se non l’ex ministro ex liberista Carlo Calenda e uno stuolo di amministratori allergici alla visibilità, che non si sono fatti neppure mancare il disprezzo per l’Olanda, «esempio di mancanza di etica e solidarietà», che «attraverso un regime fiscale agevolato sta sottraendo da anni risorse fiscali da tutti i grandi paesi europei»? Badate: tutti europeisti convinti, araldi della solidarietà fra popoli d’Europa, tutta brava gente che finora – e ancora adesso! – ha propagandato la Fede nel sogno europeo. Ora cascano leggermente dal pero fratturandosi l’osso sacro, e trovano il tempo e il gusto della polemica internazionale. E’ gente seria, guerrieri, io li voterei tutti in blocco con cambiale in bianco per i prossimi 100 anni.

Luca

Un fatto invece proprio non lo digerisco. Qualche giorno fa è morto di virus a Londra un ragazzo italiano di 19 anni, Luca Di Nicola, aiuto cuoco originario di Nereto, in provincia di Teramo. Nessuna patologia pregressa, ma anche nessun tampone e manco una lastra dopo una settimana di febbre e tosse. Solo paracetamolo. Poi, i polmoni hanno ceduto, era troppo tardi. Il sindaco di Nereto si è detto sicuro che se fosse stato in Italia si sarebbe salvato. Luca aveva rispettato scrupolosamente l’invito del governo Johnson di chiamare il numero speciale coronavirus solo quando si sta proprio male di brutto. Ci è morto. Perchè il sistema sanitario in Inghilterra è stato fatto a pezzi, e l’Italia è messa meglio solo perchè non li abbiamo imitati abbastanza. Dimenticate tutte le boiate che ho scritto sopra: solo la rabbia che mi sale pensando a Luca è autentica. Buon 1 aprile, sopravvissuti.

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