Mantovani: «Basta previsioni di picco e annunci cure mirabolanti»

L’immunologo sbotta sull’eccesso di comunicazione e allerta su possibili focolai post emergenza

«Siamo in partita e le partite finiscono al novantesimo minuto, non prima». L’immunologo Alberto Mantovani ricorre a una metafora calcistica per mettere in guardia sulle previsioni che si affollano in merito al futuro dell’emergenza coronavirus. Il direttore scientifico dell’Irccs Humanitas, professore emerito di Humanitas University, è tra i firmatari di un documento dell’Accademia nazionale dei Lincei di cui parla oggi in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.

Vi esprimete anche sull’andamento dell’epidemia, sull’attesa del famoso picco? «Mia opinione personale – risponde lo scienziato alla domanda – è che su questo tema si debba lasciar parlare solo chi ne sa davvero di epidemiologia e di sanità pubblica, e in Italia gli esperti non mancano. Vedo dappertutto studi e proposte su come e quando finirà, ma non è solo poco serio fare pronostici in un campo in cui ci sono moltissime variabili da considerare, è anche pericoloso, perché può influenzare i comportamenti e indurre ad abbassare la guardia».

«Non è responsabile dichiarare di avere la cura contro il coronavirus in mano dopo aver visto due pazienti star meglio. Così si nega il diritto alla speranza che si deve garantire in medicina». Detto in altre parole: «Chi diffonde notizie di soluzioni mirabolanti senza evidenza scientifica tradisce i malati».

«Abbiamo cercato di produrre un ‘vaccino’ contro notizie false o imprecise che circolano – spiega lo scienziato – e di fornire un vademecum a chi opera in questo campo anche al di fuori dell’Italia, in condizioni ancora più difficili, basti pensare ai Paesi africani».

Tra le fake news in tema cornavirus «c’è l’ipotesi che sia stato creato in laboratorio: una falsità già circolata a proposito di Ebola,Sars, Hiv. Ma si potrebbero fare molti altri esempi», prosegue Mantovani che si fa portavoce di un forte richiamo al rigore scientifico nella ricerca di nuove terapie, alle quali si arriva attraverso studi che devono sempre avere «basi empiriche razionali: non possiamo provare la bava di rospo soltanto perché al momento non abbiamo altro».

(Ph Imagoeconomica)

Tags: