Sindacato medici denuncia Regione Veneto, Pd: «Zaia chiarisca»

L’accusa dello Snami è di «epidemia colposa» per non aver distribuito dispositivi di protezione

Il Sindacato Nazionale Autonomo dei Medici Italiani del Veneto (Snami) avrebbe presentato una denuncia contro la Regione con l’ipotesi di epidemia colposa (articoli 438 e 452 del codice penale). A riportare la notizia i quotidiani del gruppo GEDI spiegando che il sindacato accuserebbe la Regione di non aver distribuito ai medici di medicina generale mascherine e dispositivi di protezione per poter lavorare in sicurezza. L’esposto sarebbe stato indirizzato alla Procura di Venezia e presentato lunedì alla Guardia di Finanza di Oderzo da Salvatore Cauchi, medico di famiglia a Pieve di Soligo, segretario veneto e portavoce nazionale dello Snami, sindacato che in Veneto rappresenta 600 medici di medicina generale.

La Regione Veneto, interpellata dai GEDI, sceglie il no comment ma il Capogruppo del Partito Democratico Stefano Fracasso insieme alla vice Francesca Zottis e ai consiglieri Graziano Azzalin, Anna Maria Bigon, Bruno Pigozzo, Claudio Sinigaglia e Andrea Zanoni hanno annunciato un’interrogazione a risposta immediata. «La denuncia dei medici di base, con l’accusa di epidemia colposa nei confronti della Regione Veneto, è un’azione pesantissima che non può essere liquidata con un “no comment”. Dall’inizio del contagio chiediamo chiarezza in merito ai dispositivi per gli operatori sanitari affinché possano lavorare in sicurezza. Continuiamo a raccogliere segnalazioni di carenze o mancanze, anche nelle attività commerciali aperte. Perciò, oltre a sollecitare che vengano intensificate le verifiche Spisal, invitiamo la Regione a fare un’operazione verità in merito a tutti i dispositivi, quantità e distribuzione, e di essere costantemente aggiornati sulla situazione. Questi dispositivi sono indispensabili, deve essere assolutamente scongiurato il rischio che si verifichino focolai nei presidi sanitari e servizi territoriali, sarebbe un’ulteriore tragedia. Un questionario dell’Ordine dei medici ha confermato che la preoccupazione è reale: su oltre mille risposte ricevute, il 75% ritiene che i dispositivi di protezione siano insufficienti, il 44% sia per quantità che per qualità».

«Ieri in Consiglio – concludono gli esponenti del PD – abbiamo chiesto numeri certi sui tamponi effettivamente analizzati, perché sappiamo che mancano i reagenti: ci sono delle difficoltà tecniche, quindi, senza fare polemica, sarebbe meglio evitare annunci che generano illusioni e confusione. Oggi facciamo la stessa cosa per i dispositivi di protezione: i medici hanno il diritto di lavorare nella massima sicurezza e la Regione ha il dovere di garantirlo. Questa situazione, che riguarda tutti gli operatori sociosanitari, non può essere liquidata con un no comment, ma richiede una risposta esaustiva e concreta».

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