«Europa, la commedia è finita: si integri o si divida per sempre»

Guadagnini (Siamo Veneto): «Il virus un punto di rottura: basta Stati del Nord che predicano rigore, Stati del Sud che fanno orecchie da mercante e tutti che si fanno gli affari loro»

Caro direttore,

la situazione prodotta dal Virus in Europa mi fa venire in mente ciò che Churchill diceva a proposito della democrazia. Un sistema pieno di difetti, la peggior forma di governo possibile, il problema è che non ne abbiamo uno di migliore. Mi spiego: lo stesso giudizio che si potrebbe dare per il concetto di solidarietà. Esso presuppone che una parte forte si faccia carico di una parte più debole. Quindi c’è una parte che dà e una che riceve. Nessun equilibrio. Il forte aiuta il debole, uno ci rimette, l’altro ci guadagna. In effetti, il concetto si presta a molte critiche. Innegabile. Mi chiedo: l’Europa oggi ha un modo migliore per uscire dalla crisi nella quale versa?

Sta emergendo chiaramente un fatto, per l’Europa questo è un momento di svolta. L’Europa così com’è non sarà più: non sarà più l’Europa degli Stati nazionali, che hanno perso tutte le occasioni possibili per dimostrare la loro utilità. Il virus ci ha fatto uscire dall’equivoco: l’Europa degli Stati nazionali è un ossimoro, una contraddizione in termini. Essa è di fronte a un bivio: o si disgrega e si torna agli Stati nazionali oppure si integra su basi completamente diverse. O troverà una sua forma di unità politica o si dividerà per sempre. Il Virus ha prodotto un punto di rottura. Ha tolto l’Europa dalla possibilità di continuare sull’equivoco e col solito tran tran: gli Stati del nord che predicano rigore e continuano a fare gli affari loro, gli Stati del sud che fanno orecchie da mercante e continuano a fare gli affari loro. Purtroppo, per gli uni e per gli altri – Stati – la commedia è finita.

Adesso mi viene in mente Kohl e la riunificazione della Germania. Una parte forte che doveva farsi carico di una parte (molto) più debole. Le resistenze dei ricchi tedeschi dell’ovest che non volevano saperne di aiutare i poveri tedeschi dell’est. A prima vista, nessun vantaggio, solo problemi, a che pro? Solo un ambizioso progetto politico. Solo un ambizioso progetto politico? La riunificazione ha lasciato molti problemi sul tappeto ed è stata fatta commettendo molti errori; e ironia della sorte, si è scoperto che i poveri dell’est ci hanno guadagnato meno dei ricchi dell’ovest. Su quale principio si è retta quella riunificazione? A quale principio si è ispirato l’ambizioso progetto politico? Indubbiamente, sul “principio di solidarietà” – in quel caso”‘tedesca”. Solidarietà viene dal vocabolo latino solidus che significa compatto, intero, compiuto, robusto. Quando una comunità si dimostra compatta, unita, coesa? Il caso tedesco insegna: quando, appunto, è solidale. Si trattava, infatti, di portare i tedeschi tutti sotto lo stesso tetto. Non due Stati che si univano, ma un unico grande popolo, un’unica grande comunità che si ritrovava, attraverso uno straordinario atto di solidarietà degli uni nei confronti degli altri. In effetti, al di là della contabilità delle partite doppie, un grande progetto politico.

E adesso torniamo all’Europa. Si possono fare paragoni con il precedente tedesco? Esiste l’uomo europeo? Esiste una comunità di uomini europei? O ci sono solo gli Stati? L’unione europea è una sommatoria di Stati o una comunità di persone? Lasciamo pure stare il fatto che il principio di solidarietà è esplicitamente menzionato in quasi tutti i trattati europei, quelli firmati dagli Stati, appunto. Va bene, fuffa, carte… teorie buone da insegnare a scuola nel migliore dei casi. Esempi che dimostrano, ancora una volta, l’incompatibilità degli Stati-nazione col progetto europeo. Ma adesso c’è un problema pratico. Si rischia una recessione senza precedenti, e quindi il collasso delle economie del vecchio continente; chi più chi meno, il problema riguarda tutti. O si progettano soluzioni comuni, o, ognuno per se e Dio per tutti. O si fa un passo avanti e ci si dirige verso la costruzione della comunità europea – quella fatta dai cittadini europei – o se ne fa uno indietro e si torna alle comunità e ai confini degli Stati nazionali.

L’aspetto perfino positivo del coronavirus è che ci ha finalmente posto di fronte al dies irae, al redde rationem. Questa volta non c’è scampo. Scopriremo in via definitiva se c’è l’Europa. Abbiamo pochissimo tempo per rispondere a queste domande, e tra pochissimo tempo avremo le risposte. Mai come in questo momento capiremo a cosa serve la Politica. Mai come in questo momento capiremo quanta differenza faccia la Politica. Buona fortuna a tutti noi.

Antonio Guadagnini
Consigliere regionale Siamo Veneto