Diario del coprifuoco/24: Europa latina alleata, non serva del Nord

Ci siamo tolti dalle scatole un bel po’ di orpelli e paranoie (la fissazione dell’odio, l’ossessione della sicurezza, il cretinismo europeista). Abbiamo l’occasione di rimettere tutto in discussione

Giorno 24. Pensare positivo, in questo periodo, può suonare offensivo, anche solo per l’espressione. Ma quando la morte bussa alla porta e l’intera collettività stravolge le sua abitudini, il grasso superfluo scompare di colpo e si bada più alla sostanza che alla forma. In un mese ci siamo liberati da un ragguardevole numero di tormentoni, paranoie, fesserie, fissazioni, nullismi e sottovuoti spinti che certo, non compensano lutti e sofferenze, ma sono una consolazione mica da poco.

Che liberazione

Le Sardine, quoziente intellettivo medio livello Peterpan ripetente, sono nel dimenticatoio. In standby le opposte strumentalizzazioni, buonista e cattivista, sull’immigrazione. Finita l’ossessione per la sicurezza nelle strade, contraltare al menefreghismo per certe periferie e concentrazioni malavitose. Le polemichette puerili sui congiuntivi di Di Maio o l’ipocrisia perbenista sull’odio e l’hate speech sono un ricordo. I peana alla crescita del Pil, con proporzionale decrescita della giustizia sociale, sembrano geroglifici antichi. Il mantra “privato è bello, pubblico è brutto” se lo dici in giro rischi di rimediarti come minimo un colpo di tosse in faccia. La religione europeista è precipitata in un discredito tale che basta sentire le pelosissime scuse di oggi della von der Leyen all’Italia perchè anche il più citrullo di Più Europa sia tentato dall’abiurare il dogma di fede. Sui social il tasso di post su minchiate, come direbbe quel mio zio siculo-british, è crollato, e i selfie si continuano a macinare per disperazione non più narcisista: per disperazione e basta (e va bene così: è dolore educativo, buon segno anzi la “sfida” sulle foto di quando si era giovani e ingenui, quando cioè non ci doveva ricordare di mettersi in mostra per sapere di esistere…). Purtroppo, è tornata troppo presto in onda Barbara D’Urso che recita le preghiere in diretta con Salvini, anzichè pregare in silenzio a casa propria, ma per chiudere d’imperio le trasmissioni dell’inebetimento commerciale ci vorrebbe sì una guerra, una guerra vera. Accontentiamoci. Per ora.

Nemesi

Stiamo vivendo un momento storico. Perciò è bene dare la parola agli storici. Quelli bravi. Come Alessandro Barbero (sua l’immortale sentenza: «L’Unione Europea non è democratica, il parlamento non conta niente»). Sentite qua, cosa ha detto al Fatto Quotidiano: «Non siamo al punto in cui un governo dice ai suoi cittadini maschi: adesso mollate le vostre famiglie e andate in trincea. Ma ci ha fatto quasi lo stesso effetto che ci abbiano detto che non possiamo andare a prendere l’aperitivo. Scopri che i tuoi diritti di cittadino sono temporanei». E scopri anche, aggiungo se posso, che non ci sono diritti senza doveri. Se non si pensa al bene comune, il bene individuale può essere sospeso, evaporare, annullarsi in men che non si dica. E’ la nemesi dell’individualismo. La destra che frigna per la libertà di movimento temporaneamente menomata, magari è quella che tiene nel portafoglio la fotina-ricordo del Duce, che le libertà le amputava come regola. E la sinistra sull’attenti desiderosa di farsi tracciare elettronicamente anche quando va in bagno, è la stessa che nulla ha da obiettare contro la vendita del corpo femminile, leggasi utero in affitto, in nome della libertà.

Barbero for president

La contraddizione, il paradosso è il sale della vita, non l’ottimismo. Ancora Barbero: «La nostra società fino a ieri se ne fregava delle condizioni della gente, accettava l’impoverimento dei lavoratori e delle classi medie perché “era così”, ma era molto compassionevole nei confronti delle situazioni traumatiche: assistenza psicologica a tutti i livelli, anche ai ragazzi. Adesso c’è stato un ribaltamento: di colpo i sacri valori del profitto non contano niente e si vuole salvare la sanità; e intanto si dimenticano i traumi delle misure imposte, ad esempio nelle famiglie, nelle coppie separate o costrette a vivere insieme». Detto fra noi: ma perchè i migliori, i più lucidi, i più colti sono fuori dal campo dove si prendono le decisioni, la politica? Mi rispondo da solo: proprio perchè sono i più colti, i più lucidi, i migliori.

Sure? Ma anche no

Se ci siamo levati dai bronzi intere annate di paccottiglia e panzane ideologiche in un batter d’occhio, di fregature ne circolano sempre a pacchi. Prendiamo “Sure”, la cassintegazione europea, sempre vagheggiata dall’amabile von der Leyen. I 100 miliardi del fondo saranno raccolti emettendo titoli, che dovranno essere acquistati sui mercati, con la garanzia di 25 miliardi dei 27 Stati membri. Ognuno di questi prenderebbe in prestito la cifra di cui ha bisogno per finanziare i propri cassintegrati. Quindi: prima i Paesi dovranno metterci tot euro ciascuno, e poi, dopo la caccia ai capitali nella bisca finanziaria, potranno recuperarli, e con qualcosa auspicabilmente in più. Campa cavallo.

La Storia si fa con i contro

In Svezia i divieti sono minimi: concerti ed eventi con più di 50 persone cancellati, ma ristoranti e bar aperti, così come le scuole. Si resta più in casa, ma niente di più. Per forza: gli svedesi, pezzi di ghiaccio come sono, si tengono a distanza anche normalmente, e hanno un senso civico da soldatini vichinghi. Noi mediterranei e latini siamo, in gran parte fortunatamente, diversi. Riscoprire le diversità culturali e scoprire la disomogeneità di interessi nazionali è un altro effetto benefico del Covid-19. Un’Europa a marce diverse, a geometria variabile come si dice, sarebbe un modo per salvarla, anzichè impuntarsi autolesionisticamente in una unità irreale e realisticamente insostenibile. I popoli latini da un lato, i nordici dall’altro, quelli dell’est da un altro ancora. Cooperanti, non costretti a subire l’egemonia del più forte (indovinate chi). La Storia non è solo materia di studio per i Barbero. E’ anche avvenimento, ciò che deve ancora avvenire, argilla per volonterosi. Si può ancora farla, superando la rassegnazione da eterno presente. «Ci siamo dentro, non siamo spettatori come eravamo nell’attentato delle Torri Gemelle. C’è qualcosa di elettrizzante, nel trovarci dentro questa esperienza. Non eravamo più allenati. (…) Lo choc nasce da questo: ci troviamo ripiombati di colpo in un passato che sembrava lontanissimo». Un passato ricco di futuro.

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