Fiom Veneto: «Basta uscite sgangherate su riaperture rapide. E’ salute, non esproprio»

Silvestri risponde ai politici e agli industriali che chiedono la fine delle restrizioni: «Si discuta invece su come ripartire»

«Dopo nemmeno una settimana in cui le attività non essenziali sono state sostanzialmente fermate dal decreto del Governo (anche se le oltre 11.000 comunicazioni di continuazione lavorativa pervenute ai Prefetti veneti corrono il rischio di far venir meno l’effetto di quel decreto) assistiamo sorpresi alle esortazioni di esponenti politici in evidente ricerca della visibilità perduta e ad uscite piuttosto sgangherate di noti imprenditori veneti sulla necessità di una rapida riapertura delle attività».

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Così una nota della Fiom Veneto, a firma del segretario Antonio Silvestri. «Basiti perché questi personaggi hanno rappresentato una realtà che non esiste, hanno confuso provvedimenti di salute pubblica con una sorta di esproprio proletario architettato dal sindacato e dal governo, alcuni sono arrivati a teorizzare una immaginifica “agenda privata volta a scombussolare il Paese” redatta dalla FIOM – prosegue Silvestri – Affermazioni che denotano una evidente mancanza di rispetto per quei lavoratori che in prima persona stanno subendo le due crisi: quella sanitaria e quella economica. Infatti, la prima l’hanno pagata e la stanno pagando in quanto esposti a condizioni lavorative che, in moltissimi casi, non garantivano loro la completa sicurezza dal contagio ed ora costretti all’incertezza occupazionale e ad un presente di cassa integrazione, in cui, è bene ricordare, la busta paga ammonta a circa 1000 euro al mese».

«Siamo ben consapevoli che il sistema economico del Paese non si può fermare a tempo indefinito, ma siamo altrettanto certi che, anche per non compromettere la ripartenza, bisogna innanzitutto tutelare i lavoratori, garantendo loro la sicurezza che solo una sospensione delle attività non essenziali può oggi garantire. Per questo non permettiamo a nessuno di fare la caricatura del sindacato come invece è stato fatto da alcuni imprenditori. Garantire salute e continuità di reddito devono essere oggi la priorità, immaginando da subito le condizioni per una ripartenza da effettuarsi in completa sicurezza» dice Silvestri.

La FIOM del Veneto ha commissionato un’indagine a Matteo Gaddi e Nadia Garbellini della Fondazione Claudio Sabattini sulla situazione finanziaria a breve delle aziende metalmeccaniche venete con oltre 50 dipendenti e, il quadro che ne emerge, al netto di situazioni specifiche di difficoltà, peraltro precedenti alla fase Covid-19,  descrive una realtà diversa da quella drammatica descritta dagli industriali.

Secondo quello che emerge dallo studio, le risorse finanziarie immediatamente disponibili sono nell’ordine di oltre 3 miliardi di euro: questo dato smentirebbe l’indisponibilità dell’anticipazione del trattamento di cassa integrazione. Certo nei tempi medio lunghi il problema è reale, ma le risorse per garantire l’anticipo della Cigo ci sono tutte. Nonostante ciò molte aziende, in particolare quelle non sindacalizzate, insistono con l’intenzione di affidare il pagamento diretto all’INPS.

«Dal discorso pubblico, invece, manca un’adeguata discussione sul “come” si ripartirà – continua Silvestri -Quando le autorità sanitarie (che sono le uniche a stabilire l’opportunità o meno della ripresa, le sue tempistiche e modalità) daranno il via libera, come si riprenderà il lavoro? Con quale sicurezza? Sono sufficienti i provvedimenti fino ad ora intrapresi? Qualcosa sicuramente non ha funzionato se i numeri delle persone colpite del contagio nelle province maggiormente industrializzate in Veneto, sono quelli più rilevanti in termini di quantità. Il tema dovrebbe diventare, piuttosto, il ripensamento dell’organizzazione del lavoro, per superare completamente il rischio, non conviverci, e questo, nella discussione pubblica degli imprenditori, manca completamente».

E conclude: «Bisogna immaginare un’economia diversa, un modo di produrre e produzioni che siano compatibili con il mondo che ci circonda, anche prevedendo riconversioni su produzioni di beni fondamentali (appare impensabile che ad oggi in Italia manchino produzioni di beni essenziali per il contrasto al contagio). Di questo ci piacerebbe si discutesse, altro che dare spazio alle polemiche sterili a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi».

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