Emergenza Covid19: Veneto, Lombardia, Emilia e Lazio a confronto

Il report di Altems Università Cattolica su come stanno affrontando la gestione dell’emergenza le 4 regioni

L’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell’università Cattolica, Facoltà di economia campus di Roma ha pubblicato la prima puntata del report sull’emergenza Coronavirus dove vengono analizzati i
modelli organizzativi di risposta al Covid-19 nelle quattro Regioni che rappresentano il 41,9% della popolazione nazionale e che al 31 marzo vedono tra i loro cittadini il 60% dei positivi al virus rispetto al totale dei positivi sul territorio nazionale.

Emergono «marcate differenze tra le scelte e le soluzioni della Regione Veneto e della Regione Emilia Romagna e quelle della Regione Lombardia e, in parte, della Regione Lazio. In presenza di medesime linee di indirizzo emanate a livello nazionale, le Regioni sembrano aver adottato modelli assistenziali diversi – afferma Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione aziendale alla Facoltà di Economia dell’università Cattolica, a capo del gruppo di lavoro -. Questo ha portato Veneto ed Emilia Romagna a orientarsi verso una gestione territoriale e
domiciliare, con il Veneto che si caratterizza per una ricerca proattiva di casi positivi. Lombardia e Lazio hanno confermato la loro vocazione “ospedaliera”, pur trovandosi ad affrontare emergenze di una intensità assolutamente non comparabile».

Se in Italia, sulla base dei dati disponibili, l’incidenza del contagio riguarda lo 0,17% della popolazione nazionale, si arriva allo 0,43% in Regione Lombardia, per scendere fino allo 0,05% nella Regione Lazio. Il “modello Veneto” è basato su «ricerca attiva e assistenza domiciliare» e si caratterizza per un’alta incidenza di tamponi effettuati fin dai primi giorni dell’epidemia, che appunto in Veneto ha coinvolto il 2,16% della popolazione regionale (rispetto allo 0,84% nazionale), e per una crescita dei posti letto in terapia intensiva superiore al 50%, che passano da 10 su 100.000 abitanti a 16,81 (Veneto) e 21,62 (Emilia Romagna) con un basso tasso di saturazione, rispettivamente del 43% e del 37%. Inoltre, il modello – evidenzia l’indagine – si caratterizza per un minore ricorso all’ospedalizzazione che riguarda il 20% dei positivi in Veneto e il 40% in Emilia Romagna rispetto ad altre Regioni; ma anche per un
maggior utilizzo delle terapie intensive: in Veneto il 24% dei pazienti una volta giunti in ospedale, in Emilia Romagna solo il 10,8%. E ancora, il rapporto tra pazienti trattati in terapia intensiva e a domicilio è la metà in Veneto ed Emilia Romagna rispetto a quanto accade nella Regione Lombardia e nella Regione Lazio.

Il secondo modello “centrato sull’ospedale”, al contrario, è caratterizzato innanzitutto da un’incidenza di tamponi effettuati sulla popolazione leggermente inferiore, in Lombardia pari a 1,14% e nel Lazio pari a 0,59%. La crescita dei posti letto in terapia intensiva è inferiore al 50% (al 31 marzo non erano ancora attivati i posti letto in Fiera) che passano da 9/100.000 abitanti a 12,58 in Lombardia e da 9,44/100.000 a 11,99 nel Lazio, con un tasso di saturazione che va oltre il 100% in Lombardia e che rimane basso nel Lazio (24%). Si registra un maggiore ricorso all’ospedalizzazione che riguarda in media il 50% dei positivi in Lombardia e Lazio, e una minore incidenza dell’uso delle terapie intensive per i pazienti una volta giunti in ospedale, introno al 10-13%.

Fonte: Adnkronos

(ph: imagoeconomica)

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