Harvard boccia la Lombardia e promuove il Veneto. Ma sanità regionalizzata da rivedere

La rivista statunitense critica la frammentazione del sistema sanitario nazionale. Dopo l’emergenza, bisognerà farci un pensiero

Un recente studio pubblicato sulla rivista Harvard Business Review valuta la gestione italiana della crisi sanitaria da coronavirus. L’analisi boccia la Lombardia e promuove Veneto ed Emilia. La diversità sta soprattutto nel numero di tamponi effettuati, 112 mila in Veneto con 4,9 milioni di abitanti, contro i 121 mila in Lombardia a fronte del doppio della popolazione (10,5 milioni).

Poi c’è il fattore dell’eccessiva ospedalizzazione dei malati, tra l’altro confermata anche da una valutazione complessiva del crescere dei casi del prof. Giorgio Puà che definisce «nosocomiale l’espansione del virus».  L’Emilia (promossa) ha basato l’azione sull’assistenza a casa e comunque i positivi sono gestiti non in ospedale. L’assistenza domiciliare, che può riguardare la maggioranza dei sintomatici, è decisiva.

Altra elemento sottolineato nello studio è la fornitura al personale sanitario di presidi di protezione. E’ avvenuto in Veneto ed Emilia ma non in Lombardia. L’inerzia della Regione Lombardia è denunciata anche da un’interrogazione di alcuni consiglieri regionali che chiedono perché la Regione fino al 25 febbraio non avesse ordinato mascherine e fosse priva di “un piano di emergenza regionale”, e tanto meno avesse provveduto a distribuire in tempo camici e guanti a medici e infermieri.

Il governo Conte di errori nella prima fase, ma il 23 gennaio era stata inviata a tutti i gestori della sanità lombarda la nota del Ministero della Salute sulla «polmonite da nuovo virus in Cina». Inoltre veniva chiesto di «verificare la presenza di una procedura che descriva percorsi e spazi all’interno della struttura ospedaliera e le procedure di isolamento. Si raccomanda inoltre di verificare la disponibilità dei DPI indicati nella circolare Ministeriale».

Secondo il rapporto siamo diventati un caso da studiare, perchè stiamo subendo troppe morti e troppi contagi. La rivista statunitense fornisce alcuni suggerimenti per evitare altri “casi Lombardia”. Al primo posto: mettere mano alla frammentazione del sistema sanitario nazionale in 20 sistemi regionali, molte delle quali hanno dato risposte politiche diverse. Bisogna fare chiarezza fra chi decide cosa, se Regioni o Stato centrale.

(Ph. Imagoeconomica)