Diario del coprifuoco/27: Mes, ovvero Meccanismo di Esproprio dei Soldi italiani

Ossessione mascherine. Epidemia di ipocriti e opportunisti, da New York a un ex ministro berlusconiano folgorato sulla via della saviezza. E la retorica tragicomica sul Piano Marshall

Giorno 27. Dopo la Lombardia (centrodestra), anche la Toscana (centrosinistra) rende obbligatorio l’uso della mascherina. Ieri il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, con quel suo inconsapevole senso della battuta ci aveva fatto sapere che lui invece no: «non indosso mascherine, ma rispetto il distanziamento sociale». La mascherina, già in produzione e in commercio nella sua variante più semplice, ancora irreperibile o quasi (io ne ho qualcuna) la chirurgica, sconsigliata ai non sanitari la versione con filtro (FFP2 e FFP3), è divenuta l’oggetto del desiderio, il totem e tabù, il bene più ambito – dopo la salute, s’intende. Eravamo rimasti che proteggeva il prossimo dai nostri sfiatamenti orali, non noi stessi, ma nel rilancio continuo di iniziative, annunci, decisioni, semi-decisioni, proclami, fughe in avanti, ordini e contrordini, ora diventa essenziale, e ogni Regione fa come le pare. Lo Stato? Assiste allo scatenarsi della speculazione sul nuovo mercato di prima necessità, quando fino a ieri le mascherine erano merce da poveri, a bassissimo valore aggiunto. Il governatore lombardo Attilio Fontana, non sapendo più a che santo votarsi per far scendere il numero di morti nella sua regione, ha puntualizzato che ci si potrà coprire naso e bocca anche «attraverso semplici foulard e sciarpe». Disperazione autocertificata. Il tanto vituperato Borrelli, fra le mille e una gaffes che commette quasi giornalmente, in realtà qua si dimostra il più saggio: un conto è doverosamente assicurarle e farle indossare negli ospedali e nei luoghi di lavoro dove si sta a stretto contatto (quindi anche nei supermercati, come ha stabilito il veneto Zaia), un altro è imporla a tutti, indiscriminatamente, anche all’aperto. La paranoia avanza inesorabile. E non soltanto più sulla distanza, ma anche sul tempo: secondo l’editoriale di due ricercatori statunitensi sul New York Times, quando non è possibile attenersi al metro di sicurezza bisogna fare attenzione a non superare la soglia dei 6 secondi di vicinanza. Tic, tac, tic, tac: occhio al cronometro. Che volete che vi dica: se non creperemo di coronavirus, un infartino non ce lo toglie nessuno.

L’ipocrita di New York

A proposito di New York. Non per difendere l’ossigenato e lampadato alla Casa Bianca, ma colui che è assorto a suo antagonista nell’emergenza, il governatore dello Stato newyorkese Andrew Cuomo, è il classico esempio di ipocrita, di attore che recita la parte del buono contro il cattivo non essendo buono, ma cattivo tanto quanto. Godendo di ottima stampa (sarà anche che il fratello è un famoso conduttore della Cnn, chissà), o vuoi pure perchè abile trasmettitore di empatia nei suoi comunicati del mattino, il politico Democratico così puro e così bravo riesce a far passare sotto silenzio di aver appena firmato un bilancio fiscale che taglia di 400 milioni di dollari i fondi per il programma Medicaid, destinato ai più poveri. Senza dimenticare la chiusura, sempre con la sua firma sotto, del Long Island College Hospital (500 posti letto in meno). Nel suo Stato si contano 4159 persone morte e 122 mila contagiati. Almeno Trump non finge di non essere, con i suoi difetti e qualche pregio (guizzi di realismo in politica estera, vedi Afghanistan), l’affarista moralmente senza scrupoli che è.

Tremonti no-global

Giulio Tremonti è tornato. Per la verità non se n’era mai proprio andato, qualche spaziuccio qua e là, tra giornali e tv, lo ha sempre trovato. Da un po’ di anni si presenta come indomito nemico della globalizzazione finanziaria, lui che è stato pluri-ministro con Silvio Berlusconi, che non è esattamente un no-global. Farebbe tenerezza, se non suscitasse un vago fastidio alle narici quel suo puzzo di zelante convertito all’anti-mercatismo, come chiama lui il capitalismo. Oggi pomeriggio ne ha infilate due obbiettivamente giustissime, sottoscrivibilissime, da controfirma immediata. Peccato suonino zoppicanti e in ultima analisi, specie se dette da lui, false. Visto che gli eurobond non ce li concedono, i padroni tedeschi, meglio fare da soli, che significa «emettere debito pubblico che è più sicuro, perché non ricattabile da fuori dell’Italia, dare fiducia ai risparmiatori facendo valere la clausola di esenzione al 100 per 100, fare emissioni al lunghissimo termine, condivise da gente che ha fiducia». Dove sia questa “gente” piena di “fiducia”, non si capisce bene. I fondi speculativi che scorrazzano sui mercati, forse? O i cittadini, le banche e le imprese italiane, che così dovranno finanziare se stesse? La seconda è una perla: «In Germania non c’è stato il divorzio tra la Banca centrale e il Tesoro, da noi sì ed è un errore enorme che va eliminato. Bisogna cambiare la tecnica di emissione dei titoli. Tenere in mano la gestione del debito pubblico è fondamentale perché contiene la sanità, le pensioni, i risparmi, una parola la vita delle persone. E’ in gioco la tenuta del Tesoro e quindi dell’Italia, quindi la vita delle famiglie». L’insigne tributarista ex liberista si riferisce a quando, nel 1981, l’allora ministro democristiano Beniamino Andreatta e l’allora governatore di Bankitalia, Caro Azeglio Ciampi, separarono il Tesoro pubblico, consegnandolo di fatto e anche di diritto alla cosiddetta “autonomia” della banca centrale. Oggi trasposta nella “indipendenza” della Bce – nome truffaldino per indicare la ladrata di democrazia, il trasferimento di sovranità politica sui conti pubblici dai governi (e parlamenti, eletti dal popolo) alle congreghe di banchieri, manager e contabili del pareggio dogmatico. Applausi a Tremonti. Però, però: lui, di preciso, quando stava a Palazzo Chigi, quale parte delle vesti si è stracciato, per denunciare l’immondo delitto anti-democratico?

Quel comunista di Boldrin

Michele Boldrin, di lavoro economista, di pensiero liberista, così liberista che Adam Smith al suo confronto era Marx prima di Marx, ha avuto un’ideona. E’ talmente intelligente, travolgente, risolutoria, definitiva, che non mi capacito come sia potuta venire a lui. Propone Boldrin: chi può valersi di un reddito sicuro, come gli statali o i pensionati, ceda il 20% del proprio netto mensile a chi non ha più un reddito. Ma non erano i liberisti che accusavano i comunisti di voler impoverire tutti, abbassando il tenore medio di tutti pur di non lasciar a piedi nessuno? Tovarich Boldrin, è proprio vero che gli estremi si toccano. Dove, meglio non dirlo.

Piano Marshall? De che?

L’economia è proprio una scienza strana. Innanzitutto perchè non è una scienza, e di sicuro non esatta, come la matematica o la geometria. E poi perchè viene strumentalizzata e ridotta a formulette, spesso dimentiche del fondamentale senso storico. Si prenda il ricorrente slogan del “Piano Marshall” (dal nome del segretario di stato Usa, George Marshall, che nel 1947 avviò un programma di aiuti economici con cui il suo Paese, in pratica, “si comprò” propagandisticamente la benevolenza al dominio sull’Europa). Fa notare opportunamente Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano che non dobbiamo certo al militare e politico americano se l’Italia si riscattò dalla miseria del dopoguerra, come ripetono a pappagallo un po’ tutti, in prima fila gli industriali. Se aprissero un libro, affonda Meletti, scoprirebbero che «gli Stati Uniti ci hanno regalato meno del 2 per cento del Pil, e che i nostri padri se lo fecero bastare; e che oggi sarebbero 30-40 miliardi di euro che nessuno ci regalerà perché anche i ricchi stanno contando i morti».

Idiozie da capezzale

«Le generazioni precedenti avevano la morte sotto i propri occhi. I padri vedevano morire i figli e viceversa. C’erano guerre, pestilenze, carestie. Ora invece quando qualcuno sta male lo si affida all’ospedale, cioè a una struttura tecnica, e quando lo si va a trovare (non è il caso ovviamente del coronavirus) non abbiamo neanche le parole giuste per dirgli qualcosa di significativo. Una pacca sulle spalle, “vedrai che ce la farai”: frasi idiote, che il paziente riceve con uno sguardo di commiserazione. Soprattutto se è in fin di vita. Non abbiamo più le parole con cui comunicare con coloro che se ne vanno, non sappiamo più che cosa bisogna dire nella maniera giusta quando si avvicina la fine della vita, perché con il mito della giovinezza e della salute non sappiamo più che significato attribuire alla morte. Ecco perché quei camion mandati in giro di notte: per non turbare la rimozione collettiva»: Umberto Galimberti, Corriere del Veneto.

La fregatura del Mes

Alessandro Mangia, docente di diritto costituzionale alla Cattolica di Milano, su La Verità di oggi spiega, in modo chiaro, la verità sul Mes, il fondo “salva-Stati” (sì, certo, come no): «Il Mes fa da surrogato alla Bce, ma i suoi prestiti non possono essere illimitati, perchè altrimenti finirebbe con l’essere una banca centrale. E cioè quello che i tedeschi non hanno mai voluto. Perciò può avere solo fino a 700 miliardi ed eroga i prestiti in cambio del controllo della politica economica del Paese che li riceve». E se le condizionalità fossero ammorbidite, come si va dicendo? «Ciò sarebbe in conflitto con il Trattato di funzionamento dell’Ue». Che si può ignorare, ma «poi qualunque Stato, magari mandato avanti dalla Germania, può portare la questione davanti alla Corte di giustizia europea». Insomma «l’importante è farci entrare nel Meccanismo. Dopo che ci sei entrato non puoi più uscire». Ed è Berlino che ha interesse a commissariarci, dal momento che la Germania «ha un’enorme crisi del debito privato. Le banche locali sono messe malissimo, per Deutsche e Kommerz si parla di un buco pari all’intero Pil tedesco», quindi «se hai bisogno di soldi, li cerchi dove stanno: nei conti e nei depositi degli italiani. E’ il tesoretto dell’Europa». E poi dice che uno si butta sul sovranismo…

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