I tedeschi non sono cattivi, fanno i tedeschi. Lo aveva già capito Machiavelli

Invece di lamentarsi, gli italiani fare gli italiani nei momenti di difficoltà: arrangiarsi e fare squadra. Risolvendo i due problemi principali: l’euro-gabbia e le mafie interne

La stupidità in questi giorni ha raggiunto livelli vertiginosi, segno evidente di una caduta culturale – o di malafede opportunista. Il ritornello iterativo “i tedeschi sono cattivi”, che trova l’acme nell’appello grottesco di alcuni politici pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, indica un livello culturale deprimente. Detesto le citazioni però aiutano: Falcone e Borsellino hanno detto chiaramente che la mafia, per esempio, non si sconfigge solo giudizialmente, ma soprattutto culturalmente, «quando i giovani le faranno mancare il loro assenso» (Falcone), quando i politici «oltre ad essere onesti appariranno come tal» (Borsellino). Parafrasando l’ultima affermazione adattandola all’oggi i politici non devo essere solo onesti, ma intelligenti e apparire tali. Questa crisi sanitaria ed economica è soprattutto una crisi culturale.

Dopo aver abusato di Falcone e Borsellino, permettetemi di abusare di un altro illustre: Niccolò. Il 17 dicembre del 1507 Machiavelli raggiunse a Bolzano l’ambasciatore fiorentino Francesco Vettori, mandato dalla Repubblica di Firenze a trattare con l’imperatore Massimiliano. L’Imperatore tedesco rivendicava i suoi diritti sulla penisola, voleva espellere i francesi e farsi incoronare a Roma «imperatore del Sacro Romano Impero», chiese ai Veneziani di aiutarlo, ma questi, diffidenti, tergiversavano e l’imperatore per convincerli iniziò a guerreggiare con loro. Firenze per non essere coinvolta valutò la possibilità di finanziare l’impresa di Massimiliano in cambio della sua amicizia e del riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica, inviando Vettori e Machiavelli a trattare. Le trattative s’interruppero quando l’11 gennaio 1508 i Veneziani, sconfiggendo Massimiliano, gli fecero comprendere che non era aria.

Di questa esperienza diplomatica Machiavelli scrisse tre resoconti, il Rapporto delle cose della Magna, composto il 17 giugno 1508, il “Discorso sopra le cose della Magna e sopra l’Imperatore”, del settembre 1509, e il più tardo “Ritratto delle cose della Magna”, del 1512, una rielaborazione del primo Rapporto. I brani che seguono sono tratti dall’ultimo scritto. Tralasciando le osservazioni sugli aspetti militari ci concentreremo sui costumi dei tedeschi di allora.

Macchiavelli afferma che: «Della potenzia dell’Alamagna alcuno non debbe dubitare, perché abbonda di uomini, di ricchezze e di armi. E quanto alle ricchezze, non vi è comunità che non abbia avanzo di danari in pubblico […]». Da attento osservatore Macchiavelli ci spiega come fanno i tedeschi ad avere avanzo di denari in pubblico: “ Perché li popoli in privato sieno ricchi, la ragione è questa, che vivono come poveri; non edificano, non vestono, e non hanno masserizie in casa. […] Spendonsi in dosso duoi forini in dieci anni, ed ognuno vive secondo il grado suo a questa proporzione, e nissuno fa conto di quello gli manca, […], e le loro necessitadi sono assai minori che le nostre». Noi italiani eravamo cicale già cinquecento anni fa.

In un passo successivo Machiavelli ci fornisce un indizio sulla predisposizione naturale degli alemanni all’avanzo commerciale: «E per questi loro costumi ne risulta, che non escono danari del paese loro, sendo contenti a quello che il loro paese produce, e nel loro paese sempre entrano, e sono portati danari da chi vuole delle loro robe lavorate manualmente, di che quasi condiscono tutta Italia. […] E così si godono questa loro rozza vita e libertà; e per questa causa non vogliano ire alla guerra, se non soprappagati; e questo anche non basterebbe loro, se non fussino comandati dalle loro comunitadi». L’autore de “Il Principe” ci descrive le caratteristiche di un popolo frugale con poche pretese, bellicoso ma poco incline ad avventure se non sovrapagati, insomma “prima i schei”.

Ma per comprendere meglio l’Alamagna di oggi dobbiamo andare alle origini di quello che Thomas Mann definiva il “problema tedesco”, cioè l’enigma del carattere ambivalente di un popolo che, pur avendo dato i natali a grandi pensatori ed esaltato i grandi ideali di umanità (romanticismo, Goethe, Kant, Marx & Engels, per citarne alcuni), ha accettato incondizionatamente il militarismo sanguinario della dittatura hitleriana. Alcuni riconducono le origini del “problema tedesco” a Martin Lutero.

Lutero con la sua critica alle gerarchie romane  aveva aperto alla libertà spirituale del credente, questo suscitò un moto di speranza e di ribellione delle classi più povere verso i loro signori innescando moti di protesta. Quando Lutero nel 1525 si schierò contro le istanze di uguaglianza civile e politica dei suoi stessi seguaci, tra tutti gli anabattisti di Müntzer, e dalla parte dei principi: «[…] devono essere fatti a pezzi, strangolati, infilzati, in segreto o pubblicamente, chi lo può, come si deve ammazzare [a bastonate] un cane randagio» (Lutero, “Contro la masnada assassina e rapinatrice dei contadini”). In questo modo il riformatore tedesco sanciva la inderogabilità dell’obbedienza all’autorità e negava il diritto di ribellarsi al potere politico anche se cattivo e tirannico, riconoscendo la liceità della libertà religiosa personale ma non quella dei diritti civili, la libertà politica.

Questi eventi educarono all’atteggiamento di sottomissione all’autorità del popolo tedesco che considera normale sottomettersi agli ordini dei suoi superiori, anche squando deve  compiere azioni che personalmente lo ripugnano (“obbedivo agli ordini”). Thomas Müntzer nel 1524 affermava: «Guarda, i signori e i prìncipi sono l’origine di ogni usura, d’ogni ladrocinio e rapina; essi si appropriano di tutte le creature: dei pesci dell’acqua, degli uccelli dell’aria, degli alberi della terra (Isaia 5, 8). E poi fanno divulgare tra i poveri il comandamento di Dio: “Non rubare”. Ma questo non vale per loro. Riducono in miseria tutti gli uomini, pelano e scorticano contadini e artigiani e ogni essere vivente (Michea, 3, 2–4); ma per costoro, alla più piccola mancanza, c’è la forca».

Adesso proviamo a unire i punti. Dopo le parole di Macchiavelli e il dramma Lutero abbiamo degli elementi che possono aiutarci a capire il dilemma tedesco: tra la classe dirigente tedesca descritta da Müntzer e il popolo tedesco descritto da Macchiavelli e tradito da Lutero, le prime vittime dei tedeschi sono i tedeschi. Questo ci fa capire che non dobbiamo cadere nella trappola morale del tedesco cattivo che non ci vuole aiutare: sono cinquecento anni che il popolo tedesco è inquadrato ad obbedire ai capi tedeschi, ad avere uno Stato ricco e un popolo povero, e non deve meravigliarci se le élites tedesche, che hanno indottrinato i tedeschi che la causa dei loro problemi sono i lavativi latini e non le loro scelte scellerate, pensano “prima ai schei”. Sono cinquecento anni che si comportano così, ormai è radicato nel loro dna. E purtroppo anche in Italia abbiamo persone che credono che l’Euro ci abbia salvato: non meravigliamoci dei tedeschi, il problema l’abbiamo in casa.

Quindi smettiamola di lamentarci dei tedeschi: loro fanno i tedeschi, gentili, morigerati, molto umani personalmente, ma educati ad obbedire agli ordini senza discutere, non potranno mai comprendere gli italiani, il “prima le persone” per loro è incomprensibile. Usciamo dal moralismo piagnone: rispettiamoli ma non consideriamoli superiori, hanno un’altra cultura. Noi italiani dobbiamo fare gli italiani, cioè fare quello che sappiamo fare meglio di chiunque altro: arrangiarci e fare squadra. Se gli italiani iniziano a fare gli italiani poi saranno “uccelli per diabetici” per tutti gli altri. Affrontiamo i nostri due principali problemi, quello esterno l’Euro e quello interno, il sistema mafioso.

Esempi di italiani che fecero fino in fondo gli italiani li troviamo in Aldo Moro che era per la Banca Centrale Dipendente e non indipendente, contrario all’entrata dell’Italia nel Serpente Monetario Eurpeo (No Euro), o in Falcone e Borsellino rappresentanti della lotta alla cultura mafiosa non solo alla criminalità organizzata (No Mafia). No Euro, No Mafia: ripartiamo da qui.

(ph: https://www.flickr.com/photos/rafaelrobles)