Cura Italia, Confcommercio Venezia: «Per bar a fatturato zero serve molto di più»

Sono tanti gli esercizi commerciali e di intrattenimento che stanno perdendo soldi a causa delle chiusure per l’emergenza Coronavirus: bar, caffetterie, ristoranti e pizzerie, ma anche discoteche, banqueting, stabilimenti balneari. Massimo Zanon, albergatore e ristoratore, presidente di Confcommercio Unione Metropolitana di
Venezia, commenta l’indagine che il Centro Studi di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Confcommercio ha realizzato su un campione di piccole imprese della ristorazione, del turismo e del tempo libero: e imprese si trovano a dover gestire molteplici problemi: dal pagamento di stipendi, contributi e fornitori alle locazioni degli immobili.

Secondo tale indagine, tra le misure già attivate, le imprese stanno utilizzando soprattutto la cassa integrazione in deroga (30,6%), la sospensione dei mutui (25%), la cassa integrazione ordinaria o il fondo di integrazione salariale (20,3%). Per ora, solo il 17,1% dei lavoratori autonomi sta chiedendo i 600 euro per il mese di marzo; il
18,7% degli imprenditori intervistati ritiene, invece, necessaria la sospensione del pagamento di tributi. Il 9,3% delle imprese sta accedendo anche alle procedure per la sospensione dei contributi previdenziali e delle ritenute fiscali.

Il settore dei pubblici esercizi appare tra i più fragili: il 60,3% degli imprenditori del settore esercita in locali in affitto, ma il 55,8% denuncia l’impossibilità di continuare a pagarlo ed il 23,1% ha già chiesto la sospensione del canone e la sua rinegoziazione, a fronte di un 21,2%, che conta di poter ancora far fronte all’onere. Il monitoraggio della F.I.P.E. evidenzia che è comunque chiuso l’85,5% delle imprese di somministrazione alimenti, nonostante possano svolgere l’attività seppur limitatamente alla sola consegna a domicilio (principalmente ristoranti, pizzerie, pasticcerie).

Il restante 14,5% sta cercando di reinventarsi l’attività, mediante la consegna di cibo a domicilio e di questi il
6,3% si sta attivando per la Pasqua. La maggioranza (80%) svolge il servizio di consegna in proprio, riutilizzando propri dipendenti. «Le misure attivate dal Governo sono un primo, piccolo salvagente – spiega Zanon . – Con le settimane, però, si delinea la gravità della situazione e la necessità che al più presto si adottino misure davvero
eccezionali e adeguate, a cominciare dalla liquidità, che deve essere immediatamente disponibile. Serve un credito garantito dallo Stato, che consenta prestiti a lungo termine, da restituire tra i 15 e i 25 anni, a seconda dell’utilizzo, anche per recuperare il gap tecnologico che l’emergenza ha evidenziato in molte micro e piccole imprese. E’
indispensabile anche che lo Stato si faccia carico di garantire un reddito ai lavoratori, che dovessero perdere il lavoro».

«Prima di parlare di fase 2 o 3 bisogna considerare che queste imprese sono nella fase del fatturato zero – aggiunge il
presidente di Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia – F.I.P.E. rileva che il 96 % degli imprenditori ritiene assolutamente insufficienti le misure finora adottate e chiede, a gran voce, la necessaria liquidità per coprire i mancati incassi ed un accesso al credito con interessi zero o agevolati. Confcommercio sta chiedendo in tutte le sedi istituzionali, a cominciare dal Parlamento dove si sta discutendo la conversione del decreto legge Cura Italia, che per
salvare le imprese del terziario e le partite I.V.A. si debbano assolutamente moltiplicare le risorse economiche e finanziarie, decapitare la burocrazia inutile, annullare tasse e contributi, attivare una linea di finanziamenti garantiti dallo Stato a da altre istituzioni, Unione Europea compresa».

(Fonte. Adnkronos)

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