Concerti, sport e mostre: ecco come sarà il futuro post-pandemico

Digitalizzazione? Sì, ma fino a un certo punto. Sarà la percezione stessa a dover modificarsi. Scenari di una rivoluzione (o involuzione?) culturale

L’emergenza Coronavirus non sembra attenuarsi, e mentre media e opinione pubblica sono concentrati a diffondere notizie dal fronte contagiati, interi settori economici devono ripensarsi da capo nell’ottica di un mantenimento sul medio periodo (cioè sopra i due anni) di alcune restrizioni sperimentate durante la quarantena. Sì, perché nonostante le rassicurazioni sul ritorno alla normalità propinatoci da governo e quotidiani nazionali, dal fronte politica-finanza cominciano a trapelare altro tipo di considerazioni: con il Coronavirus dovremo convivere, sul modello di Hong Kong che dopo la prima quarantena di massa ne ha instaurata una seconda appena ha visto risalire la curva dei contagi.

In questo scenario si sta facendo strada l’idea della quarantena yo-yo, modello elaborato dall’epidemiologo Neil Ferguson dell’Imperial College per cui alcune restrizioni imposte alla popolazione durante la quarantena permarranno (metro di distanza, mascherina, sanificazioni continua degli ambienti dove transitano molte persone), mentre la proibizione degli eventi comunitari e ricreativi di massa come funzioni religiose, raduni politici, concerti, visite ai musei, happening artistici, match sportivi ecc verrà sospesa non appena la curva dei contagi ricomincerà a salire.

Come descritto da Alessio Mannino l’altro giorno su questo quotidiano online, fondi privati e pubblici stanno mettendo a disposizione somme ingenti per ridisegnare interi settori economici, e fra questi spicca quel che ci interessa qui: il mondo degli eventi ricreativi. Cinema, teatri, stadi, club, ecc dovranno ripensarsi totalmente, e qualcuno già lo sta facendo: poco prima del primo decreto del 9 Marzo le multisala avevano iniziato a proiettare i film facendo sedere gli spettatori a posti alternati, per mantenere il metro di distanza, dimezzando così la capienza delle sale. Questo primo esperimento ci dà l’idea di quello che diventerà prassi anche per altri luoghi ricreativi. Il problema è: quanti possono permettersi di sopravvivere a questo cambiamento? Se le multisala possono resistere a un dimezzamento dei propri introiti, per il circuito dei cinema d’essai sarebbe il colpo di grazia.

Dati allarmanti vengono anche dall’universo della musica live, agonizzante ben prima della pandemia: se dopo il 2008 gli ingressi a club, discoteche, ecc erano diminuiti di quasi 2/3, ora il comparto soffre della perdita di 101 milioni di euro ogni settimana di chiusura, e secondo fonti ufficiose la chiusura potrebbe permanere fino ad ottobre, guarda caso mese in cui multinazionali dell’intrattenimento come Sony, Warner Music, Universal, ecc hanno spostato i concerti e le nuove realese dei loro artisti di punta.

Sorte ancora più drammatica tocca al mondo dell’editoria: le vendite segnalano un impressionante -75%, causato anche dalla sospensione delle grandi fiere del settore e della cancellazione delle presentazioni dei libri da parte degli autori in libreria e nelle conferenze, incontri tradizionali in cui le vendite aumentavano. Secondo stime di massima dell’Associazione Italiana Editori (Aie) il 50% delle case editrici potrebbero non riaprire finita la quarantena, schiacciate dai debiti accumulati nei due mesi di inattività.

Mancano ad oggi stime attendibili e idee su come riadattare il fronte eventi sportivi e grandi concerti: lì il metro di distanza e la sanificazione degli ambienti sono oggettivamente impossibili. E’ pensabile una partita di calcio di Seria A in cui gli spettatori si siedano ad un metro di distanza? Un concerto di Vasco Rossi a San Siro mantenendo il distanziamento sociale? Anche immaginando uno scenario in cui il governo mitighi le attuali norme sanitarie per permettere la produzione di questi mega eventi, la loro sospensione di un mese ogni 2-3 mesi (come vuole il modello yo-yo quarantene) sarebbe una perdita di fatturato enorme.

Case discografiche, musei, gallerie d’arte, cineteche e alcune case editrici d’avanguardia stanno provando a ripensarsi digitalizzando massicciamente i loro prodotti ed eventi, distribuendoli per ora gratuitamente, un misto fra operazione di marketing e tentativo di rivedere il proprio modello di business, questa riconversione digitale crea non pochi problemi. Ha senso pensare ad una mostra dei capolavori dell’impressionismo ripresa da cameramen che camminano soli in stanze vuote, circondati da Monet e Degas? Se queste “mostre virtuali” erano state concepite anche prima, per permettere a chi non poteva recarsi fisicamente al museo di ammirare le opere, erano state pensate come un surrogato gratuito del vero evento, che è osservare il capolavoro con i propri occhi insieme al resto del pubblico. Farne la portata principale (per non dire l’unica) significa snaturare il senso stesso dell’idea di museo e mostra. Per non parlare del danno economico: chi pagherebbe fra gli 8 e i 12 euro per un viaggio virtuale che ti costringe ad ammirare i grandi capolavori dell’arte plastica dietro uno schermo?

Il comparto musica sa bene quanto la digitalizzazione dei contenuti sia un suicidio economico se disgiunta dagli eventi: YouTube paga uno stream 0,00100$, cioè per arrivare ad una cifra di 1000 dollari bisogna raggiungere il milione di visualizzazioni; 1 Stream Spotify Premium paga 0,00437$, con un milione di ascolti si raggiungono 4370$. Guadagni irrisori pensando ai costi di produzione di un album (dai 20 ai 50 mila euro) o di un videoclip (dai 3 ai 10 mila euro), non era un caso quindi che per i bilanci di case discografiche e artisti la parte contenuti digitali fosse più un investimento marketing che una fonte di guadagno, dato che i soldi veri si facevano con i concerti.

Cosa ci aspetta? Sicuramente la fine della quarantena non sarà il ritorno al mondo di prima, tanto meno sul fronte eventi e grandi eventi. Musica, cinema, arte, sport, case editrici eccetera dovranno ripensare completamente la loro filiera economica, il modello di guadagno e la distribuzione dei loro eventi/contenuti, tenendo conto che la digitalizzazione offre prospettive di guadagno irrisorie e le norme di distanziamento sociale sono applicabili solo in alcuni ambiti e ambienti. Non è il mondo che volevamo, ma quello con cui dovremo fare i conti.