Mes, Bei, Sure? Per l’Italia solo briciole dall’Europa

Ci servono come minimo 300 miliardi. Tutte le altre proposte messe in campo (anche da parte di illustri italiani) sono inadeguate

L’Eurogruppo di domani martedì 7 aprile dovrà decidere come intervenire per impedire la distruzione di gran parte delle imprese italiane e il contemporaneo rischio di distruzione dell’euro. Senza decisioni efficaci e repentine la palla passerà comunque al nostro capo del governo, Giuseppe Conte, perché giovedì scadono i famosi 10 giorni dati all’Unione Europea per fornire la liquidità di cui l’Italia ha bisogno.

Realisticamente, per le esigenze dell’Italia, quelle prospettate appaiono tutte soluzioni inefficaci, dalle proposte della presidente della Commissione, Ursula von Der Leyen agli “eurobond” o “coronabond”. Strumenti a cui i Paesi del Nord Europa preferiscono il MES, che opera attraverso prestiti, e che al massimo può fornire per l’Italia 36 miiardi di euro. Ma c’è un altro sistema a cui guardano la Germania, l’Olanda & c: il Rapid Financing Instrument, che ha una dotazione complessiva di 80 miliardi di euro e quindi a noi riserverebbe non più di 14 miliardi. Poi c’è la BEI (Banca Europea degli Investimenti), che metterebbe sul piatto 25 miliardi, per un ammontare complessivo di prestiti di 200 miliardi, più 40 miliardi aggiuntivi programmati dalla banca.

In questa folla di dispositivi finanziari, quantitativamente inefficaci, troviamo anche la proposta di una garanzia degli Stati proporzionale alla quota di partecipazione nel capitale della Banca Europea degli Investimenti, che le consentirebbe di emettere obbligazioni per 75 miliardi in due anni e, con la collaborazione delle grandi banche nazionali, attirare investimenti per 200 miliardi. Per l’Italia significherebbe finanziare progetti per 45 miliardi.

Non potevano mancare le proposte di Monti e del duo Giavazzi/Alesina: collocare sul mercato titoli irredimibili, cioè che pagano solo gli interessi ed con un’emissione a basso rendimento. L’ex ministro delle finanze Giulio Tremonti invece propone BTP a lunga scadenza garantiti dal patrimonio della Repubblica. In Francia, le ultime proposte del ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, sono: 1) creare un fondo europeo per combattere la crisi sanitaria in grado di emettere titoli di debito comuni da 5 a 10 anni; 2) “eurobond parziali”, cioè emessi dagli Stati del Sud Europa per finanziare la lotta contro il virus. Germania, Paesi Bassi e Austria si oppongono.

I punti all’ordine del giorno di domani saranno Mes, Bei e Sure, che è il fondo per la cassa integrazione. Gestito dalla Commissione Ue, avrà 25 miliardi di garanzie versate dagli Stati, e si finanzierà poi sul mercato. Dall’excursus esposto appare di tutta evidenza l’inadeguatezza rispetto alla crisi del nostro paese, che necessita di tantissima liquidità quantificata in minimo 300 miliardi. Ci vorrebbe molto più coraggio. Il presidente francese Macron l’ha avuto concedendo 300 miliardi di garanzie statali erogate da BpiFrance al sistema bancario, assicurando così tre mesi di fatturato alle imprese. D’altronde Draghi è stato chiarissimo: emettere debito perché la situazione è gravissima. La Bce ha precisato che l’acquisto di titoli di Stato è senza limiti, nello stile “whatever it takes”.

Conte e il ministro delle finanze Gualtieri hanno ricevuto il sostegno, tramite lettera, di 150 imprenditori, manager e banchieri. O adesso o mai più, anche perché finita l’emergenza sanitaria assisteremo a forti pressioni da Germania e satelliti sul ritorno della Bce a badare all’inflazione, e non alla crescita economica. E men che meno al finanziamento dei deficit dei paesi dell’Eurozona per il loro rilancio.

(Ph. Imagoeconomica)